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Art. 306 codice penale: Banda armata: formazione e partecipazione

Quando, per commettere uno dei delitti indicati nell’articolo 302, si forma una banda armata, coloro che la promuovono o costituiscono od organizzano, soggiacciono, per ciò solo, alla pena della reclusione da cinque a quindici anni.

Per il solo fatto di partecipare alla banda armata, la pena è della reclusione da tre a nove anni.

I capi o i sovventori della banda armata soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.


Giurisprudenza annotata

Banda armata

In tema di reati contro la personalità dello Stato, la partecipazione integrante gli estremi del reato di associazione terroristico-eversiva costituita in banda armata è organico inserimento che non postula, di necessità, il positivo esperimento e, dunque, l'individuazione di una specifica condotta spiegata a sostegno del sodalizio, in chiave di attuale e specifico contributo causale al suo mantenimento o rafforzamento. Ne consegue che il mero inserimento nell'organigramma dell'associazione può costituire prova di partecipazione, la quale va rapportata alla natura e alle caratteristiche strutturali del sodalizio, mentre il contributo causale è immanente al mero inserimento organico nella struttura associativa, in quanto l'affidamento sulla persistente disponibilità di adepti, che rimangano mimetizzati nel tessuto connettivo della società (a fianco ed a sostegno di quelli dati alla clandestinità), è tale da rafforzare e consolidare il vincolo associativo, concorrendo a costituire l'elemento di coesione del gruppo, al pari della consapevolezza della comune militanza e della condivisione dell'idea rivoluzionaria.

Cassazione penale sez. V  12 novembre 2010 n. 4105  

 

Tra il reato di cui all'art. 306 c.p. (costituzione di banda armata) e quello di cui all'art. 270 bis stesso codice (partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo) esiste un rapporto di mezzo a fine e non di specie a genere, essendo la prima caratterizzata dalla finalità di commettere uno dei delitti contro la personalità internazionale o interna dello Stato, tra i quali rientra quello di cui al citato art. 270 bis, indipendentemente dal raggiungimento di tale finalità; sì che, quando eventualmente detta finalità venga raggiunta, il reato fine concorre con esso. Rigetta, Trib. lib. Roma, 26 giugno 2009

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 2009 n. 4086  

 

Quanto ai rapporti tra la fattispecie di cui all'art. 74 t.u. stupefacenti e quella di cui all'art. 416 c.p., della quale la prima costituisce una specificazione, opera il disposto dell'art. 15 c.p.; l'art. 81, comma 1, c.p. - concorso formale - se l'associazione rilevante ex art. 416 c.p. sia volta, anche, alla commissione di delitti previsti dal t.u. n. 309/90; l'art. 81, comma 1, c.p. nei rapporti tra gli artt. 74 t.u. cit. e il delitto di partecipazione ad associazione di tipo mafioso di cui all'art. 416 bis c.p.; ancora l'art. 81, comma 1, c.p. nei rapporti tra il delitto di cui trattasi e quello di cui all'art. 306 c.p. (banda armata).

Corte appello Napoli sez. VI  19 maggio 2009 n. 741  

 

Tra la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 306 cod.pen. e quella di cui all'art. 270 bis cod.pen. esiste un rapporto di mezzo a fine e non di specie a genere, essendo la prima caratterizzata dalla finalità di commettere uno dei delitti contro la personalità internazionale o interna dello Stato, tra i quali rientra quello di cui alla seconda disposizione citata, indipendentemente dal suo raggiungimento; ne consegue che qualora la finalità di commettere il delitto di cui all'art. 270 bis cod.pen. sia raggiunta, esso concorre con quello di cui all'art. 306 cod.pen.. Rigetta in parte, Ass.App. Roma, 1 Giugno 2006

Cassazione penale sez. I  27 giugno 2007 n. 37119  

 

La fattispecie ipotizzata dall'art. 306 c.p. corrisponde a un reato plurisoggettivo a concorso necessario di carattere permanente, la cui consumazione si protrae nel tempo sino a quando perdura la partecipazione alla banda armata e nel quale la permanenza è interrotta solo quando sia raggiunta la prova dell'estromissione o del recesso della persona dall'associazione criminosa.

Cassazione penale sez. I  21 maggio 1998 n. 7451  

 

La configurabilità in concreto di un consenso, in virtù di prevedibilità o previsione, e di una contestuale accettazione di ogni possibile evento successivo e conseguente, costituisce il sostrato delle categorie al dolo alternativo ed eventuale. In tema di banda armata l'astensione dell'oggetto della volontà ad una pluralità di eventi è correlata non già ad una serie indeterminata di illeciti, ma a quella gamma di reati, sia pure di gravità e qualità diverse, prevedibilmente rientranti nel programma operativo della banda armata e raggruppabili attorno ai poli dei reati contro il patrimonio e contro la vita e l'incolumità individuale, ossia un novero di fatti enucleabili in contestuale previsione ragionata ed in volizione di pari ampiezza. (Fattispecie in tema di banda armata (art. 306 c.p.) ed attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.). La S.C. ha ritenuto che il giudice di merito aveva correttamente desunto dalla contraffazione del bollettino di pagamento della tassa di circolazione di un veicolo "truccato" operata da un partecipe, dalla militanza di questi nell'organizzazione terroristica, dalla condivisione degli obiettivi tattici e strategici di essa, dalla conoscenza dei metodi di lotta, non alieni dal ricorso ed attentati mortali, secondo le regole di comune esperienza, la configurabilità del dolo alternativo in ordine all'evento omicidiario, ad onta della rigida comparizione vigente nel gruppo criminale, che impediva a membri di rilievo non primario, come l'imputato, la conoscenza del fine ultimo delle condotte loro richieste.

Cassazione penale sez. I  28 dicembre 1993

 

In tema di reati associativi e continuazione, così come, in linea di massima, è da escludere la sussistenza del vincolo della continuazione, sotto il profilo della unicità del disegno criminoso, fra reato associativo e singoli episodi criminosi (essendo il reato associativo caratterizzato dalla presenza di un generico programma di attività criminosa, sia pure in ambito, generalmente, predeterminato, mentre la continuazione richiede la conoscenza e la volizione, fin dall'inizio, di tutti i singoli fatti criminosi individuati almeno nelle loro specifiche connotazioni essenziali), a maggior ragione il suddetto vincolo non potrà essere riconosciuto fra singoli episodi delittuosi quando la sua sussistenza venga postulata sulla sola base della loro comune riferibilità al generico programma criminoso dell'associazione, nel cui ambito essi hanno trovato attuazione. (Nella fattispecie, in attuazione di tale principio, la Corte ha ritenuto corretto il mancato riconoscimento della continuazione fra i singoli delitti compiuti in attuazione del programma criminoso delle "brigate rosse", qualificate come banda armata e associazione terroristico eversiva, ai sensi, rispettivamente, dell'art. 306 e dell'art. 270-bis c.p.).

Cassazione penale sez. I  10 maggio 1993

 

Poiché l'assunzione di un ruolo organizzativo da parte di un aderente ad un'entità associativa di carattere criminoso non è necessariamente collegata alla creazione della struttura organizzativa dell'associazione (atto di per sè irripetibile, finché l'associazione dura), ma è piuttosto collegata alla prestazione, anche (ma non necessariamente) protratta nel tempo, di una qualsivoglia attività che risponda a bisogni essenziali della associazione medesima e presenti al tempo stesso caratteri di (relativa) infungibilità, ne deriva che la protrazione di una siffatta attività oltre la data indicata come terminativa di essa in una precedente sentenza di condanna non può non essere considerata come un fatto nuovo e diverso, suscettibile di autonoma sanzione. (Fattispecie in tema di banda armata e associazione terroristico-eversiva).

Cassazione penale sez. I  10 maggio 1993

 

Una volta accertato il carattere penalmente illecito di un determinato organismo associativo, la spendita di una qualsiasi attività in favore di esso, con il beneplacito di coloro che nel medesimo organismo operano già a livello dirigenziale, non può che essere ragionevolmente interpretata come prova dell'avvenuto inserimento, per "facta concludentia", del soggetto resosi autore di detta condotta nel sodalizio criminoso, nulla rilevando che, secondo le regole interne di quest'ultimo, la medesima attività non implichi, invece, di per sè, il titolo di sodale. (Nella specie, il principio, è stato applicato con riguardo all'organizzazione terroristica "brigate rosse", in relazione alle ipotesi di reato di cui agli artt. 270-bis e 306 c.p.).

Cassazione penale sez. I  10 maggio 1993

 

Ricorrono gli estremi previsti dal comma 1 dell'art. 306 c.p. (ipotesi del promotore, costitutore, organizzatore di banda armata) e non già quello previsto dal comma 2 dello stesso articolo (semplice partecipe) nell'attività di arruolamento di nuovi adepti da parte degli imputati e nella disponibilità di locali (i c.d. covi) in cui erano custodite armi ed attrezzature di fondamentale importanza per l'attività criminosa della banda.

Cassazione penale sez. I  04 giugno 1992



 
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