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Art. 307 codice penale: Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata

Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce il vitto a taluna delle persone che partecipano all’associazione o alla banda indicate nei due articoli precedenti, è punito con la reclusione fino a due anni.

La pena è aumentata se il rifugio o il vitto sono prestati continuatamente.

Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.

Agli effetti della legge penale, si intendono per “prossimi congiunti” gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorchè sia morto il coniuge e non vi sia prole.


Giurisprudenza annotata

Favoreggiamento

Non può essere applicata al convivente "more uxorio", resosi responsabile di favoreggiamento personale nei confronti dell'altro convivente, la causa di non punibilità operante per il coniuge, ai sensi del combinato disposto degli art. 384 comma 1 e 307 comma 4 c.p., i quali non includono nella nozione di prossimi congiunti il convivente "more uxorio".

Cassazione penale sez. V  22 ottobre 2010 n. 41139  

 

Non può essere applicata al convivente more uxorio resosi responsabile di favoreggiamento personale nei confronti dell'altro convivente la causa di non punibilità operante per il coniuge, ai sensi del combinato disposto degli art. 384, comma 1, e 307, comma ult., c.p.,; il che manifestamente non si pone in contrasto con i principi di cui all'art. 3 cost., avuto anche riguardo a quanto già affermato dalla stessa Corte costituzionale con pronunce n. 124 del 1980, 39 del 1981, 352 del 1989, 8 del 1996, 121 del 2004.

Cassazione penale sez. VI  28 settembre 2006 n. 35967  

 

L'art. 384 c.p., nella parte in cui non prevede, richiamandosi alla nozione di "prossimi congiunti" contenuta nell'art. 307 c.p., che fra questi rientrino, al pari dei coniugi, anche i conviventi more uxorio, manifestamente non si pone in contrasto con il principio di uguaglianza e di ragionevolezza di cui all'art. 3 cost.

Cassazione penale sez. VI  28 settembre 2006 n. 35967  

 

II matrimonio e la convivenza "more uxorio" sono situazioni diverse e tra loro non comparabili, e solo alla prima appresta tutela l'art. 29 cost. mentre la seconda può trovare tutela soltanto nell'art. 2 cost. Ne consegue che il legislatore non è tenuto a disciplinare in modo omogeneo le due situazioni, e non violano la cost. gli art. 307 e 384 c.p. nella parte in cui non prevedono la non punibilità del convivente "more uxorio" per il delitto di favoreggiamento.

Corte Costituzionale  20 aprile 2004 n. 121  

 

È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 2 cost., la q.l.c. degli art. 307 e 384 c.p., nella parte in cui, prevedendo (l'art. 384 comma 1) una causa di non punibilità per taluni reati a favore di chi li abbia commessi per la necessità di salvare da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore un prossimo congiunto, e fornendo (l'art. 307 comma 4), la nozione di "prossimo congiunto" agli effetti della legge penale, non includono nell'ambito di applicazione della causa di non punibilità colui che commette gli stessi fatti per la necessità di salvare il proprio convivente "more uxorio", in quanto la difforme considerazione dei due casi (art. 2 per la convivenza e art. 29 per il coniugio), portano ad escludere che si possa configurare come costituzionalmente necessaria una tutela del rapporto di convivenza che passi attraverso il riconoscimento di una generalizzata esclusione della punibilità delle condotte indicate dall'art. 384 comma 1 c.p., qualora poste in essere per salvare il proprio convivente "more uxorio" da un grave e irreparabile nocumento nella libertà o nell'onore.

Corte Costituzionale  20 aprile 2004 n. 121  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 307 e 384 c.p., sollevata, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui, prevedendo (l'art. 384 comma 1) una causa di non punibilità per taluni reati a favore di chi li abbia commessi per la necessità di salvare da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore un prossimo congiunto, e fornendo (l'art. 307 comma 4), la nozione di "prossimo congiunto" agli effetti della legge penale, non includono nell'ambito di applicazione della causa di non punibilità colui che commette gli stessi fatti per la necessità di salvare il proprio convivente "more uxorio", in quanto analoga questione è già stata dichiarata manifestamente inammissibile sulla base del rilievo che, se la distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale non esclude affatto la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell'una e dell'altro che possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell'art. 3 cost., al di fuori di specifici casi che possono rendere necessaria una identità di disciplina, ogni intervento in tal senso rientra nella sfera di discrezionalità del legislatore, mentre l'assunzione della pretesa identità della posizione spirituale del convivente e del coniuge, rispetto all'altro convivente o all'altro coniuge, rappresenterebbe la premessa per una totale equiparazione delle due situazioni, non corrispondente alla visione fatta propria dalla Costituzione, e determinerebbe ricadute normative conseguenziali di portata generale che trascendono l'ambito del giudizio incidentale di legittimità costituzionale.

Corte Costituzionale  20 aprile 2004 n. 121

 

La Corte dichiara manifestamente inammissibile la q.l.c., sollevata in relazione all'art. 3 cost., nonché manifestamente infondata la stessa questione, sollevata in relazione all'art. 2 cost, degli art. 307 e 384 c.p., nella parte in cui non includono nella nozione di prossimi congiunti, esclusi dalla punibilità per il delitto di favoreggiamento personale, anche il convivente "more uxorio", oltre al coniuge, anche se separato legalmente o di fatto.

Corte Costituzionale  20 aprile 2004 n. 121  

 

Le ipotesi che l'art. 307 comma 4 c.p. ricomprende nel concetto di "prossimo congiunto" sono tassative; pertanto non è tale il "cugino" dell'indagato e di conseguenza non è valida la nomina del difensore di fiducia da questi fatta in qualità di prossimo congiunto della persona fermata, arrestata o in stato di custodia cautelare, a norma dell'art. 96 comma 3 c.p.p.

Tribunale Milano  28 gennaio 1999

 

Poiché l'art. 577 comma 2 c.p., nel prevedere come circostanza aggravante il fatto che l'omicidio sia stato commesso contro un affine in linea retta, non detta alcun criterio per stabilire la sussistenza dell'affinità, la lacuna deve essere colmata in via di interpretazione e poiché il divorzio, sciogliendo il matrimonio, elimina lo stato di coniugio, agli effetti dell'applicabilità dell'aggravante deve ritenersi cessato anche il vincolo di affinità che di quello "status" era conseguenza. Nè potrebbe essere invocata a tale riguardo la disposizione dettata dall'art. 307 comma 4 c.p., la quale, riferendosi ai prossimi congiunti, è destinata a spiegare i propri effetti solo quando si tratti di interpretare disposizioni di legge che contengano tale riferimento.

Corte assise appello Milano  18 novembre 1998

 

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 384, 378 e 307 c.p., sollevata, in riferimento all'art. 29 Cost., nella parte in cui non prevedono che la causa di non punibilità prevista a favore dei prossimi congiunti sia estesa al convivente more uxorio (la Corte, richiamando la propria giurisprudenza, ha posto in luce la netta diversità della convivenza di fatto, fondata sull'affectio quotidiana, liberamente e in ogni istante revocabile, di ciascuna delle parti rispetto al rapporto coniugale, caratterizzato da stabilità e certezza e dalla reciprocità e corrispettività di diritti e doveri che nascono soltanto dal matrimonio, affermando che soltanto quest'ultimo rapporto può ritenersi ricondotto all'ambito della protezione offerta dall'art. 29 Cost.). È inammissibile la medesima questione sollevata in riferimento all'art. 3 cost. (la corte ha osservato che la questione, dedotta sotto il profilo della irragionevolezza, mira, come risultato, a una decisione additiva che manifestamente eccede i poteri della corte stessa a danno di quelli riservati al legislatore).

Corte Costituzionale  18 gennaio 1996 n. 8  

 

Non è manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 39 cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 378, 384 e 307 c.p., nella parte in cui non prevedono che la causa di punibilità prevista a favore del prossimi congiunti sia estesa anche al convivente "more uxorio".

Tribunale Torino  16 febbraio 1995

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 307 c.p. (assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata), nella nozione di "rifugio" rientra anche un luogo di cura nel quale, in assenza di immediata urgenza di trattamenti sanitari, taluno dei soggetti menzionati nel comma 1 del citato art. 307 venga accolto e, successivamente agli interventi anzidetti, trattenuto fino a completa guarigione, in condizioni di clandestinità, nulla rilevando, in contrario, per quanto attiene la posizione del sanitario, l'esonero di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 365 comma 2 c.p., dall'obbligo del referto, giacché tale esonero, previsto solo con riguardo alla prestazione dell'attività strettamente sanitaria, non può implicare la irrilevanza penale, sotto qualsivoglia altro profilo diverso da quello del reato di omissione di referto, dell'intera condotta, nel cui ambito la detta prestazione si sia collocata.

Cassazione penale sez. I  10 maggio 1993

 

La differenza tra il delitto di partecipazione a banda armata e di assistenza ai partecipi è da individuarsi nell'elemento psicologico che connota il comportamento dell'agente. È così configurabile il paradigma legale dell'art. 307 c.p., quando l'ospitalità è consapevolmente prestata al singolo od anche a singoli componenti della banda, per soddisfare un bisogno esclusivo dello stesso. Ricorre invece l'ipotesi di cui all'art. 306 c.p., quando l'adesione a fornire rifugio sia ispirata dall'intento di soddisfare un bisogno della banda nella sua visione associativa e, quindi, di concorrere alla realizzazione dei fini ed alla permanenza in vita della stessa.

Cassazione penale sez. I  15 novembre 1988



 
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