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Art. 31 codice penale: Condanna per delitti commessi con abuso di un pubblico ufficio o di una professione o di un’arte. Interdizione

Ogni condanna per delitti commessi con l’abuso dei poteri, o con la violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, o ad un pubblico servizio, o a taluno degli uffici indicati nel numero 3 dell’art. 28, ovvero con l’abuso di una professione, arte, industria, o di un commercio, o mestiere, o con la violazione dei doveri ad essi inerenti, importa l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione, arte, industria, o dal commercio o mestiere.


Giurisprudenza annotata

Concussione

Sebbene l'art. 317 bis c.p., modificato dalla l. n. 190 del 2012, non prevede tra i reati che comportano l'interdizione dai pubblici uffici l'induzione indebita a dare o promettere utilità di cui all'art. 319 quater c.p., tuttavia deve ritenersi che a tale reato consegue comunque detta pena accessoria, trattandosi di reato commesso con abuso di poteri. (In motivazione la Corte ha precisato che la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici deve essere modulata nella sua durata in base alle norme generali di cui agli art. 29, 31 e 37 c.p.).

Cassazione penale sez. un.  24 ottobre 2013 n. 12228  

 

Il delitto di violazione dei sigilli commesso dal custode rientra nella categoria dei delitti perpetrati con abuso di poteri o con la violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio. Ne discende che, ai sensi dell'art. 31 del c.p., alla condanna inflitta per tale delitto consegue l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Tribunale Torre Annunziata  15 giugno 2007 n. 665  

 

Attraverso un'indagine critica del combinato disposto degli art. 20 e 110 c.p., ed un'indagine sistematica del combinato disposto degli art. 1081 comma 2 c. nav., 14 comma 2 c.p.m.p., 59 comma 2, 117 e 118 c.p., si conclude che la pena accessoria di cui all'art. 31 c.p. non è estensibile al concorrente "extraneus", trattandosi di una pena accessoria connessa ad una particolare qualità. (Nella specie si è escluso che potesse essere estesa la pena accessoria di cui al combinato disposto degli art. 28, 31, 37, 349 comma 2 c.p. al concorrente non nominato custode).

Corte appello Napoli  09 maggio 2000

 

In tema di pena accessoria della interdizione da una professione, la locuzione "abuso della professione", utilizzata dall'art. 31 c.p., va intesa nel senso di uso abnorme del diritto all'esercizio di una determinata professione, con l'intento di conseguire uno scopo diverso da quello al quale l'abilitazione è strumentale. (Fattispecie nella quale è stato ritenuto sussistere tale presupposto nella condotta di un medico che aveva reiteratamente consentito a soggetto non abilitato di utilizzare il suo nome e la sua posizione fiscale per l'esercizio abusivo della professione di dentista).

Cassazione penale sez. VI  17 novembre 1999 n. 14368  

 

In tema di pena accessoria della interdizione da una professione, la locuzione "abuso della professione", utilizzata dall'art. 31 c.p., va intesa nel senso di uso abnorme del diritto all'esercizio di una determinata professione professione, con l'intento di conseguire uno scopo diverso da quello al quale l'abilitazione e strumentale. (Fattispecie nella quale è stato ritenuto sussistere tale presupposto posto nella condotta di un medico che aveva reiteratamente consentito a soggetto non abilitato di utilizzare il suo nome e la sua posizione fiscale per l'esercizio abusivo della professione di dentista).

Cassazione penale sez. I  17 novembre 1999

 

Il reato di cui all'art. 340 c.p. (interruzione di un ufficio o servizio pubblico), stante la sua natura residuale, in quanto configurabile ove il fatto volto a turbare la regolarità di uffici o servizi pubblici o di pubblica necessità non sia preveduto da altre disposizioni di legge, nonché la sua generale applicabilità senza che rilevi il fine perseguito dall'agente o la sua qualità soggettiva, non è di per sè rivelatore di una condotta connotata da abuso di poteri o da violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio da parte del soggetto attivo. Poiché, dunque, detto abuso ha natura soltanto eventuale ed accessoria, esso può configurarsi soltanto quando sia stata contestata e ritenuta sussistente la circostanza aggravante di cui all'art. 61 n. 9 c.p. (In applicazione di tale principio la Corte, rilevato che nel caso di specie non era stata contestata l'aggravante indicata, ha annullato la pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici che era stata irrogata ai sensi dell'art. 31 c.p. - e quindi sul presupposto della sussistenza dell'abuso predetto - nei confronti del dirigente di una U. S. l. ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 340 c.p. per aver ordinato la chiusura pomeridiana di un ufficio).

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 1998 n. 3394

 

La pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ex art. 31 c.p. consegue ad ogni condanna per il delitto di violazione dei sigilli commesso dal custode, rientrando questo tra i delitti commessi con l'abuso dei poteri o con la violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio per i quali l'art. 31 c.p. prevede la detta interdizione.

Cassazione penale sez. III  04 dicembre 1997 n. 1508  

 

Il maggior rigore adottato dal legislatore all'art. 317 bis c.p., in tema di determinazione della durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici qualora ricorra l'ipotesi di concussione o peculato impedisce di ritenere che, se, per effetto di circostanze attenuanti, sia inflitta la pena della reclusione in misura inferiore ad anni tre, l'interdizione temporanea vada determinata, quanto alla durata, ex art. 31, 37 e 28 c.p., dovendosi, invece, concludere per la determinazione della durata della pena "de qua" in anni cinque, ex art. 29 c.p. Qualora la pena della reclusione, per i delitti di peculato e concussione, sia inferiore ad anni tre per effetto della diminuente processuale di cui all'art. 442 c.p.p., si applica l'interdizione dai pubblici uffici.

Tribunale Napoli  22 aprile 1997

 

La condanna per il delitto di frode in commercio importa la pena accessoria della pubblicazione della sentenza e dell'interdizione da una professione o arte, in applicazione degli art. 30, 31 e 518 c.p. Tali pene vanno inflitte anche con riferimento all'ipotesi del tentativo, poiché le predette norme non differenziano quest'ultimo dal reato consumato.

Cassazione penale sez. III  14 maggio 1996 n. 2196  

 

L'interdizione temporanea dall'esercizio della professione, conseguente ad ogni condanna per delitti commessi con l'abuso di una professione, riguarda nel suo complesso l'attività il cui legittimo esercizio esige una speciale abilitazione e non soltanto il settore specializzato in cui essa viene in concreto espletata. (Nella specie è stato rigettato il ricorso di un medico odontoiatra - condannato per il reato di cui agli art. 110-348 c.p., per avere consentito ad un odontotecnico l'attività di medico odontoiatra presso il proprio studio dentistico - il quale deduceva la violazione dell'art. 31 c.p. per essere stata inflitta l'interdizione temporanea dalla professione di medico-chirurgo anziché dall'attività di odontoiatra).

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 1995 n. 9297  



 
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