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Art. 314 codice penale: Peculato

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita (1).

(1) Articolo così sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.


Giurisprudenza annotata

 

Peculato

In tema di peculato, il possesso qualificato dalla ragione d'ufficio o del servizio non è solo quello che rientra nella competenza funzionale specifica del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, ma anche quello che si basa su un rapporto che consenta al soggetto di inserirsi di fatto nel maneggio o nella disponibilità della cosa o del denaro altrui, rinvenendo nella pubblica funzione o nel servizio anche la sola occasione materiale per porre in essere il comportamento appropriativo (confermata la sentenza di condanna nei confronti di un Carabiniere, responsabile del reato di peculato, per essersi appropriato di una somma di denaro contenuta in un portafogli che gli era stato consegnato da parte di una donna che lo aveva ritrovato sulla pubblica via).

Cassazione penale sez. VI  12 febbraio 2015 n. 9660

 

Qualora il processo penale a carico di un pubblico dipendente imputato di peculato ex art. 314, c.p. sia stato definito con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex artt. 444 e 445 c.p.p., l'Amministrazione, sulla base di un ragionevole apprezzamento anche di tutte le altre risultanze del procedimento, può fare legittimo riferimento alla condanna patteggiata per ritenere accertati, in sede disciplinare, i fatti emersi nel corso del procedimento penale, che appaiano fondatamente ascrivibili al dipendente; ciò in quanto alla sentenza di patteggiamento può ascriversi una qualche rilevanza anche sul piano dell'accertamento della responsabilità penale dell'imputato, se non altro in considerazione del fatto che il giudice, nonostante la richiesta concorde delle parti, non può emettere la pronuncia di patteggiamento se ritiene che ricorrano le condizioni per il proscioglimento.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  19 dicembre 2014 n. 2070  

 

Integra il delitto di peculato la condotta del pubblico ufficiale che omette o ritarda di versare ciò che ha ricevuto per conto della P.A., in quanto tale comportamento costituisce un inadempimento non ad un proprio debito pecuniario, ma all'obbligo di consegnare il denaro al suo legittimo proprietario, con la conseguenza che, sottraendo la "res" alla disponibilità dell'ente pubblico per un lasso temporale ragionevolmente apprezzabile, egli realizza una inversione del titolo del possesso "uti dominus". (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva ravvisato il delitto di peculato nella condotta di un ufficiale di anagrafe il quale si era appropriato del denaro consegnatogli dai privati a titolo di diritti di segreteria sulle carte di identità da lui rilasciate). (Dichiara inammissibile, App. Lecce, 09/01/2014 )

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 53125  

 

Integra il delitto di peculato la condotta dell'amministratore di sostegno che, essendo abilitato ad operare sui conti correnti intestati alle persone sottoposte all'amministrazione, si appropria, attraverso apposite operazioni bancarie, delle somme di denaro giacenti sugli stessi. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la disciplina applicabile all'amministratore di sostegno, in particolare avendo riguardo alle disposizioni del cod. civ. che ne regolano l'attività, l'obbligo annuale di rendiconto, le limitazioni alla capacità di ricevere per testamento e per donazione, ecc., consente di attribuire a quest'ultimo, negli stessi termini del tutore, la qualifica di pubblico ufficiale). (Dichiara inammissibile, App. Milano, 25/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2014 n. 50754  

 

La verifica della reale attività esercitata e degli scopi perseguiti dall'amministratore di sostegno consente di attribuirgli, negli stessi termini del tutore, la veste e qualità di pubblico ufficiale (confermata, nella specie, l'integrazione del delitto di peculato in capo ad un amministratore di sostegno che si era appropriato di somme di denaro appartenenti alla persona incapace di provvedere ai propri interessi e ricevute in funzione dell'ufficio rivestito).

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2014 n. 50754  

 

In tema di peculato, la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio che utilizzi il telefono d'ufficio per fini personali al di fuori dei casi d'urgenza o di specifiche e legittime autorizzazioni, integra il reato di peculato d'uso se produce un danno apprezzabile al patrimonio della p.a. o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell'ufficio, mentre deve ritenersi penalmente irrilevante se non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il reato di peculato d'uso della condotta di un amministratore comunale, che, ricevuto in uso un telefono cellulare per ragioni di servizio, aveva attivato la connessione "internet" e servizi aggiuntivi estranei alle funzioni del suo ufficio, per un costo pari a circa 11.000 euro nell'arco di un biennio). (Annulla in parte con rinvio, App. Torino, 20/11/2012 )

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 50944  

 

La condotta appropriativa del responsabile della cassa di una Federazione sportiva integra il delitto di peculato quando ha ad oggetto fondi pubblici erogati per la promozione dell'attività sportiva e, invece, quello di appropriazione indebita aggravata, a norma degli artt. 646 e 61 n. 11 cod. pen., quando si riferisce a somme raccolte dall'ente per il proprio finanziamento quale soggetto giuridico privato, poiché nel primo caso, e non nel secondo, l'agente esercita un servizio pubblico. (Fattispecie in cui la S.C. ha ravvisato il concorso formale tra i reati di cui agli artt. 314 e 646 cod. pen., tale ultimo aggravato ai sensi dell'art. 61 n. 11 cod. pen., nella condotta del responsabile dell'ufficio amministrativo della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio che, nella sua qualità, si era appropriato sia di somme di provenienza privata - tesseramenti, affiliazioni e multe irrogate a società e tesserati - che di fondi erogati dal C.O.N.I. per il finanziamento delle attività sportive). (Rigetta, App. Roma, 10/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 2014 n. 53578  

 

In tema di peculato, la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio che utilizzi il telefono d'ufficio per fini personali al di fuori dei casi d'urgenza o di specifiche e legittime autorizzazioni, integra il reato di peculato d'uso se produce un danno apprezzabile al patrimonio della p.a. o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell'ufficio, mentre deve ritenersi penalmente irrilevante se non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che plurime telefonate integrano un'unitaria condotta di peculato d'uso, con conseguenti ricadute ai fini della valutazione del danno congiunto alla P.A., anche se le stesse sono compiute in arco temporale di diversi giorni, quando l'utilizzo indebito dell'apparecchio si presenti come avvenuto senza soluzione di continuità). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 17/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 46282  

 

Si configura peculato d'uso quando si ravvisi un'unitaria condotta del soggetto agente, ovvero quando le plurime telefonate, compiute attraverso il telefono fisso del proprio alloggio di servizio, siano state compiute nello stesso giorno o in un arco temporale ristretto o ancora se, pur in un intervallo più ampio, l'utilizzo del telefono sia così intenso e senza soluzioni di continuità da poter considerare le diverse chiamate, in quanto così ravvicinate nel tempo, espressione di una condotta unitaria.

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 46282  

 

Non è configurabile l'appropriazione, quale elemento materiale integrante il reato di peculato, nell'uso da parte del pubblico ufficiale della vettura di servizio per il compimento del tragitto casa-ufficio, quando l'accompagnamento non è effettuato in violazione di alcuna disposizione regolamentare, poiché in tal caso, a differenza di quanto avviene nell'ipotesi di utilizzo dell'auto per motivi personali e privati, il bene di cui il pubblico ufficiale ha la disponibilità per ragioni del suo ufficio rimane, comunque, nell'ambito della sua normale destinazione giuridica, e cioè nella sfera della pubblica amministrazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva escluso la configurabilità del reato di cui all'art. 314 c.p. in riferimento alla condotta del dirigente dell'ASL che utilizzava l'auto di servizio esclusivamente per il percorso casa-ufficio, essendo tra l'altro legittimato ad avvalersi dell'autista per i suoi spostamenti). (Dichiara inammissibile, G.u.p. Trib. Nocera Inferiore, 09/07/2013 )

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 46061  

 

L'elemento distintivo tra il delitto di peculato e quello di truffa aggravata va individuato con riferimento alle modalità (lecite o meno) di acquisizione del possesso del denaro o di altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione, ricorrendo la prima figura quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio se ne appropri avendone già il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, e ravvisandosi invece la seconda ipotesi quando il soggetto attivo, non avendo tale possesso, se lo procuri fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri per appropriarsi del bene.

Cassazione penale sez. II  17 luglio 2014 n. 38612  



 
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