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Art. 316-bis codice penale: Malversazione a danno dello Stato

Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni (1).

(1) Articolo introdotto dall’art. 3, L. 26 aprile 1990, n. 86, e successivamente così modificato dall’art. 1, L. 7 febbraio 1992, n. 181.


Giurisprudenza annotata

Malversazione

Ai fini della configurabilità del reato di malversazione previsto dall'art. 316 bis c.p., la nozione di "opere" o "attività di interesse pubblico", alla cui realizzazione è subordinata la concessione del finanziamento, del contributo o della sovvenzione pubblica, va intesa in senso molto ampio, di escludere dal suo ambito operativo soltanto quei sussidi economici elargiti per finalità assistenziali sociali senza vincolo preciso di destinazione. In sostanza, la formula normativa ha riguardo allo scopo perseguito dall'ente pubblico erogante piuttosto che all'opera o all'attività in sé considerata, conseguendone che l'interesse pubblico dell'opera o dell'attività non è connesso alla natura oggettiva dell'una o dell'altra ma piuttosto alla provenienza pubblica dell'erogazione e al vincolo di destinazione della stessa, quale espressione delle scelte di politica economica e sociale dello Stato o di altro ente pubblico.

Cassazione penale sez. VI  13 dicembre 2011 n. 23778  

 

Il reato di malversazione previsto dall'art. 316 bis c.p. è integrato dalla condotta di chi, soggetto estraneo alla p.a., ottenuto un finanziamento o un contributo o una sovvenzione da parte dello Stato o da altro ente pubblico (nella specie, trattavasi di una Regione che aveva erogato un contributo per l'acquisto di beni strumentali all'attività imprenditoriale) per la realizzazione di una determinata finalità pubblica, distragga, anche in parte, la somma ottenuta dalla predetta finalità, violando il vincolo di destinazione della sovvenzione: la norma incriminatrice, quindi, è volta a tutelare non il momento percettivo dell'erogazione pubblica, come accade nel reato di cui all'art. 640 bis c.p. ma quello della fase esecutiva di tale erogazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto correttamente ravvisato il reato nella condotta dell'imputato, il quale, dopo avere acquistato, utilizzando il contributo regionale, alcuni mezzi di lavoro, in violazione dell'obbligo di mantenere la destinazione dichiarata e di non alienare per il periodo previsto detti beni, aveva posto in essere un'operazione speculativa, rivendendo i beni a prezzo di mercato, con utile personale).

Cassazione penale sez. VI  13 dicembre 2011 n. 23778  

 

Il reato di malversazione in danno dello Stato (art. 316 bis c.p.) può concorrere con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.).

Cassazione penale sez. II  27 ottobre 2011 n. 43349  

 

Mentre l'art. 316 bis c.p. ha lo scopo di reprimere le frodi successive al conseguimento di prestazioni o erogazioni pubbliche, attuate non destinando alle finalità per le quali sono stati erogati i fondi ottenuti, la truffa aggravata di cui all'art. 640 bis c.p. presenta, invece, come elemento costitutivo la frode, per mezzo della quale le prestazioni o erogazioni pubbliche sono ottenute. Ne deriva che, rispetto al contributo concesso dall'ente pubblico, possono configurarsi comportamenti illeciti differenti, puniti alternativamente da una delle norme suindicate: quello di chi, conseguite senza artifizi le pubbliche erogazioni concesse in vista di un fine prestabilito, destini i fondi a uno scopo diverso (condotta sanzionabile ex art. 316 bis c.p.), e quello di colui che artificiosamente simuli una situazione che induca l'ente a corrispondere fondi, che altrimenti non sarebbero erogati, in vista di un fine poi effettivamente perseguito (condotta punibile ex art. 640 bis c.p.). Ma ne deriva anche che possono esservi situazioniin cui i due comportamenti illeciti si sommano, nel senso che artificiosamente si ottengano pubblici contributi che poi vengano destinati a uno scopo diverso da quello vincolato: in tale evenienza, la condotta sarà punibile applicando, in concorso, entrambe le fatti~pecie incriminatrici.

Cassazione penale sez. II  27 ottobre 2011 n. 43349  

 

È ammissibile il concorso fra i reati di "malversazione in danno dello Stato" e "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche". Infatti, mentre l'art. 316 bis punisce la condotta di colui che destina i fondi erogati a scopi diversi da quelli programmati, la truffa aggravata in erogazioni pubbliche punisce colui che ha ottenuto i fondi con inganno o frode, mediante l'utilizzo di artifici e raggiri che gli hanno consentito di ottenere ai finanziamenti. Il primo reato punisce una condotta successiva attinente all'impiego illecito dei fondi, e non postula anche, nei suoi elementi costitutivi, che tali fondi siano stati ottenuti con frode. Il secondo reato colpisce invece il meccanismo di ottenimento delle somme. La circostanza che i due comportamenti possano sommarsi è irrilevante e non vale a rendere operante il principio di specialità previsto dall'art. 15 c.p.

Cassazione penale sez. II  27 ottobre 2011 n. 43349  

 

In presenza di una decisione penale di condanna irrevocabile ai sensi dell'art. 316 bis c.p. (malversazione a danno dello Stato) deve ritenersi fondata la pretesa del p.m. presso la Corte dei conti per il risarcimento di danno all'immagine.

Corte Conti reg. (Campania) sez. giurisd.  07 marzo 2011 n. 325  

 

Il reato di malversazione a danno dello Stato, previsto e punito dall'art. 316 bis c.p., sanziona l'inadempimento dell'obbligazione, assunta da chi riceve contributi, sovvenzioni o finanziamenti da parte dello Stato o di altro ente pubblico o dalle Comunità europee, di destinare i fondi ricevuti a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere o allo svolgimento di attività di pubblico interesse per cui gli sono stati assegnati. Il reato, pertanto, si consuma nel momento in cui tale inadempimento si verifica, ossia quando i fondi oggetto di contributi o sovvenzioni o finanziamenti sono distratti dalla loro destinazione, a nulla rilevando la tardiva destinazione di essi alle medesime. Si tratta di un reato istantaneo, non essendo ipotizzabile a tenore della norma la permanenza dell'azione tipica che ne determina la consumazione.

Cassazione penale sez. VI  03 giugno 2010 n. 40830  

 

I reati di malversazione e di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 bis e 316 ter c.p.) sono posti a tutela dell'interesse dello Stato o di un ente pubblico ovvero dell'Unione europea, per la corretta gestione e utilizzazione delle risorse pubbliche destinate a fini di incentivazione economica, sicché persona offesa è sempre e solo il soggetto pubblico, sia esso lo stesso Stato o l'Unione europea ovvero un ente pubblico. (Da queste premesse, in una vicenda in cui la denuncia era stata presentata da una società privata, la Corte ha ritenuto che la medesima poteva al massimo far valere pretese di natura civilistica nell'ambito del procedimento penale in qualità di persona danneggiata dal reato, ma, non assumendo la qualità di persona offesa, non aveva diritto né all'avviso della richiesta di archiviazione da parte del p.m., né conseguentemente aveva alcuna legittimazione ad attivare i meccanismi procedimentali di opposizione all'archiviazione previsti dagli art. 408-410 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2010 n. 20847  

 

Il reato di malversazione previsto dall'art. 316 bis c.p. è integrato dalla condotta di chi, ottenuto un finanziamento o un contributo o una sovvenzione da parte dello Stato per la realizzazione di una determinata finalità pubblica, destina, anche parzialmente, i fondi ricevuti per scopi diversi da quelli per cui erano stati ottenuti e si perfeziona nel momento in cui si attua la mancata destinazione dei fondi. (Nella specie, il reato è stato così ravvisato nella condotta degli imputati che, avendo ottenuta la prima rata di un contributo ex l. n. 488 del 1992, erogato dallo Stato per un programma di investimento nell'ambito di un'attività produttiva, non lo avevano destinato a tale finalità, giacché una parte l'avevano utilizzata per pagamenti non dovuti, una parte l'avevano investita in titoli e un'ulteriore parte l'avevano depositata in un libretto di risparmio nominativo: in tale modo utilizzando il contributo nel proprio personale interesse).

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2008 n. 48380  

 

È legittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca di cui all'art. 322 ter c.p., eseguito in danno di un concorrente del reato di cui all'art. 316 bis c.p., per l'intero importo relativo al prezzo o profitto dello stesso reato, nonostante le somme illecite siano state incamerate in tutto o in parte da altri coindagati. (La Corte ha precisato che il principio solidaristico, che informa la disciplina del concorso di persone nel reato, implica l'imputazione dell'intera azione delittuosa e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente). Rigetta, Trib. lib. Asti, 31 Marzo 2008

Cassazione penale sez. II  06 novembre 2008 n. 45389  



 
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