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Art. 319-bis codice penale: Circostanze aggravanti

La pena è aumentata se il fatto di cui all’articolo 319 ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene (1).

(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.


Giurisprudenza annotata

Corruzione, aggravanti

La circostanza aggravante di cui all'art. 319-bis cod. pen., relativa all'ipotesi in cui la corruzione abbia ad oggetto la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene, non ricorre quando l'accordo criminoso intervenga successivamente alla stipulazione di contratti regolari, e cioè nel corso dell'esecuzione di essi. (Annulla in parte con rinvio, App. Campobasso, 3 dicembre 2004)

Cassazione penale sez. VI  26 febbraio 2007 n. 21192  

 

La circostanza aggravante prevista dall'art. 319-bis c.p. (avere conferito pubblici impieghi, stipendi o pensioni o stipulato contratti interessanti la p.a. di appartenenza) si applica anche ai dirigenti di aziende municipalizzate in relazione ai contratti che essi abbiano stipulato in loro nome.

Cassazione penale sez. VI  26 settembre 2006 n. 38698  

 

In tema di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, la fattispecie di cui all'art. 319 bis c.p., introdotta dall'art. 8 l. 26 aprile 1990 n. 86, è meno favorevole di quella originariamente prevista dall'art. 319 cpv. c.p., in quanto l'aumento di pena è legato non più al verificarsi del risultato, bensì al fine per il quale l'atto corruttivo è compiuto.

Cassazione penale sez. VI  16 gennaio 2002 n. 10373  

 

In tema di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, l'art. 319-bis (introdotto dall'art. 8 l. 26 aprile 1990, n. 86) ha definito diversamente l'ambito di applicazione dell'aggravante già prevista nel precedente testo dell'art. 319 cpv. n. 1 c.p., legando l'aumento di pena non più al verificarsi del risultato bensì all'oggetto dell'accordo criminoso. La l. n. 86/90 non ha, pertanto, abrogato, ma soltanto modificato la predetta aggravante, per cui il giudice, ai sensi dell'art. 2 comma 3 c.p., deve applicare la disposizione più favorevole al reo.

Cassazione penale sez. VI  10 luglio 1995 n. 9927  



 
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