codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 324 codice penale

Abrogato dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.


Giurisprudenza annotata

Interesse privato in atti d'ufficio

È illegittima la decadenza dall'impiego di un dipendente comunale disposta, ai sensi dell'art. 15 commi 4 quinquies, 4 septies e 4 octies, l. 19 marzo 1990 n. 55, a seguito di condanna per i reati di cui agli art. 324 e 479 c.p., senza la previa attivazione di un procedimento disciplinare.

T.A.R. Potenza (Basilicata)  14 novembre 2002 n. 788

 

In tema di riesame di provvedimenti cautelari, poiché l'art. 324 comma 3 c.p.p. prevede che l'autorità procedente trasmetta al competente tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento, non sussiste da parte del giudicante l'obbligo di acquisire e valutare altri atti, compresi quelli eventualmente indicati dall'indagato, ma unicamente quello di verificare, utilizzando il suo potere discrezionale, l'utilità, ai fini del procedimento, della richiesta difensiva, con la conseguenza che la eventuale decisione negativa deve solo essere adeguatamente motivata. (Fattispecie in tema di bancarotta fraudolenta nella quale il tribunale del riesame ha ritenuto superflua la acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese dall'indagato alla Guardia di Finanza, verbali non facenti parte degli atti del p.m. e la cui allegazione era stata richiesta al giudice dall'indagato stesso).

Cassazione penale sez. V  27 maggio 1999 n. 2551  

 

Commette il reato di cui all'art. 323 c.p. il medico di una struttura pubblica il quale svolga le proprie funzioni visitando un paziente ed indicandogli il possibile "iter" diagnostico terapeutico, ma nel contempo prospettandogli l'opportunità del ricovero presso una struttura privata dove egli stesso opera ed infine materialmente provvedendo alle operazioni e agli adempimenti burocratici necessari al trasferimento, il tutto in violazione dell'obbligo di astensione in presenza di un interesse proprio e quindi intenzionalmente procurandosi l'ingiusto vantaggio economico costituito dai compensi connessi alla prestazione professionale successivamente resa. Infatti la sussistenza dell'obbligo di astensione riguarda non solo la partecipazione a delibere o ad atti formali, ma anche lo svolgimento di semplice attività come discende sia dalla formulazione dell'art. 323 c.p., che, a differenza di quanto previsto dall'abrogato art. 324 c.p., non contiene più un esplicito riferimento ad un atto della p.a., sia dal contesto normativo in cui tale norma si inserisce, essendo espressamente previsto dall'art. 6 d.m. 31 marzo 1994, che "il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere, direttamente o indirettamente, interessi finanziari o non finanziari propri o di parenti o conviventi".

Tribunale Milano  18 novembre 1998

 

L'art. 15, comma 1, lett. c), della l. n. 55 del 1990, come modificato dall'art. 1 della l. n. 16 del 1992, che prevede la ineleggibilità, tra l'altro, alla carica di sindaco, e la decadenza dalla stessa carica, per coloro che abbiano riportato condanna per un delitto commesso con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio, diversi da quelli, per i quali sono parimenti previsti la ineleggibilità e la decadenza, indicati dalla lett. b) del comma 1, che costituiscono figure criminose specifiche e singolarmente individuate (peculato, peculato mediante profitto dell'errore altrui, malversazione a danno dello Stato, concussione, corruzione per atto d'ufficio o contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atto giudiziario, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio), contiene una norma di chiusura, volta ad impedire l'esclusione dall'area della decadenza di comportamenti non specificamente previsti, ma ugualmente lesivi dell'interesse protetto, con la conseguenza che la decadenza opera con riferimento ad ogni condotta che integri la componente materiale di una fattispecie criminosa autonoma ovvero una circostanza aggravante che si estrinsechi nell'abuso dei poteri o nella violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione. Ne consegue che il giudice cui è devoluta la questione di ineleggibilità o decadenza deve valutare se tali estremi sussistano nel comportamento della persona di cui si tratta, sulla base del solo accertamento contenuto nella sentenza penale di condanna, senza potestà di esperire ulteriori indagini di merito. Nè rilevano al riguardo i successivi interventi legislativi di cui all'art. 20 della l. n. 86 del 1990 e all'art. 1 della l. n. 234 del 1997, che hanno solo disciplinato in maniera diversa la materia dell'abuso funzionale del pubblico ufficiale, ma non hanno comportato la caducazione degli effetti conseguenti ad una condanna irrevocabile per il delitto di cui all'art. 324 c.p. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che correttamente la Corte di merito, compiuta l'indagine sulla sussistenza della ineleggibilità del ricorrente alla carica di sindaco sulla base delle sole sentenze penali di condanna dello stesso per il reato di cui all'art. 324 c.p., accertando che i fatti per i quali costui era stato condannato - e cioè l'avere, in qualità di sindaco, prima approvato i progetti edilizi da lui stesso compilati quale geometra libero professionista nell'interesse di privati cittadini, e che avevano rappresentato artificiosamente una situazione dei luoghi diversa da quella reale, e poi concesso le relative licenze edilizie, che avevano consentito agli intestatari delle stesse la possibilità di edificare in misura maggiore di quanto non fosse permesso aveva valutato che tali fatti concretassero un abuso dei poteri di sindaco).

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1998 n. 7697

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti