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Art. 326 codice penale: Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se l’agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sè o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni (1).

(1) Articolo così sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.


Giurisprudenza annotata

Rivelazione di segreti

Integra gli estremi del reato di rivelazione di segreto di ufficio la comunicazione, da parte di un membro della commissione esaminatrice di un pubblico concorso, di elementi diretti a far conoscere anticipatamente, a uno o più concorrenti, con l'esclusione di tutti gli altri, l'oggetto della prova d'esame (nella specie la traccia di un tema) specificamente ritenuto fra i più probabili dalla commissione stessa, trattandosi di notizia "di ufficio" destinata a rimanere segreta. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 20/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 51691

 

Il rispetto del principio di proporzionalità tra il segreto professionale riconosciuto al giornalista professionista a tutela della libertà di informazione, e quella di assicurare l'accertamento dei fatti oggetto di indagine penale, impone che l'ordine di esibizione rivolto al giornalista ai sensi dell'art. 256 c.p.p., e l'eventuale successivo provvedimento di sequestro probatorio siano specificamente motivati anche quanto alla specifica individuazione della res da sottoporre a vincolo ed all'assoluta necessità di apprendere la stessa ai fini dell'accertamento della notizia di reato. (Fattispecie relativa ad un procedimento contro ignoti per il reato di cui all'art. 326 c.p. in relazione alla divulgazione della notizia di riunioni tenutesi presso la D.N.A., in cui la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro di “computer”, “pen drive”, DVD, lettore MP3, ecc. in uso ad un giornalista e, invece, legittimo il sequestro dei documenti intestati “D.N.A.”, anch'essi detenuti dal medesimo professionista)..

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2014 n. 31735  

 

In tema di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio da parte degli impiegati dello Stato, per notizie di ufficio che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, perché effettuata senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto (confermata, nella specie, la condanna per violazione dei segreti di ufficio emessa nei confronti di un cancelliere del tribunale che aveva fatto visionare tre fascicoli relativi a ricorsi per decreto ingiuntivo, custoditi nel suo ufficio, a un soggetto del tutto estraneo sia all'ufficio giudiziario sia ai procedimenti visionati).

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 2013 n. 49133  

 

In tema di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, per notizie che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, perché effettuate senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto. (Nella specie un cancellerie in servizio presso un tribunale civile aveva fatto visionare tre fascicoli custoditi nel suo ufficio, relativi a ricorsi per decreto ingiuntivo, ad una persona del tutto estranea sia all'ufficio, sia ai procedimenti visionati).

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 2013 n. 49133  

 

In tema di rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio da parte degli impiegati dello Stato, il contenuto dell'obbligo la cui violazione è sanzionata dall'articolo 326 del Cp deve essere desunto dal nuovo testo dell'art. 15 d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3, che disciplina il mantenimento del segreto d'ufficio come obbligo generale tra i doveri dell'impiegato civile dello Stato, come sostituito dall'art. 28 l. 7 agosto 1990 n. 241. Da ciò deriva che il divieto di divulgazione e di utilizzo comprende non soltanto le informazioni sottratte all'accesso, ma anche, nell'ambito delle notizie accessibili, quelle informazioni che non possano essere date alle persone che non hanno il diritto di riceverle, in quanto non titolari dei prescritti requisiti. Pertanto, in tale contesto normativo, la nozione di "notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete" assume non soltanto il significato di informazione sottratta alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quello di informazione per la quale la diffusione (pur prevista in un momento successivo) sia vietata dalle norme sul diritto di accesso, nel momento in cui sia indebitamente diffusa ovvero utilizzata, perché svelata a soggetti non titolari del diritto o senza il rispetto delle modalità previste. (Fattispecie in cui il reato è stato ravvisato a carico di un cancelliere che risultava aver fatto "visionare" tre fascicoli relativi a ricorsi per decreto ingiuntivo a persona del tutto estranea sia all'ufficio giudiziario sia ai procedimenti visionati; e ciò, del resto, in linea con il disposto dell'art. 159 l. 23 ottobre 1960 n. 1196, norma specificamente diretta al personale degli uffici giudiziari, secondo cui "il funzionario di cancelleria e segreteria e il dattilografo devono osservare il più scrupoloso segreto di ufficio e non possono dare a chi non ne abbia diritto, anche se non si tratti di atti segreti, informazioni o comunicazioni relative a operazioni o provvedimenti giudiziari o amministrativi di qualsiasi natura e dei quali siano venuti comunque a conoscenza a causa del loro ufficio").

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 2013 n. 49133  

 

Viola il principio di correlazione con l'accusa la sentenza con cui, a fronte della imputazione del delitto previsto dall'art. 326 c.p., in cui è contestata la rivelazione del contenuto di una comunicazione di reato, l'imputato venga ritenuto responsabile della contravvenzione prevista dall'art. 684 c.p., per aver pubblicato l'interrogatorio dell'indagato. Annulla senza rinvio, Trib. Catania, 10/10/2011

Cassazione penale sez. I  10 ottobre 2013 n. 43479  

 

In tema di sequestro probatorio, il principio del "ne bis in idem" non preclude la possibilità di disporre nuovamente la misura quando l'autorità procedente sia chiamata a valutare elementi precedentemente non valutati. (Fattispecie relativa al sequestro di materiale informatico con riferimento al reato di dichiarazione fiscale infedele, dopo l'annullamento del precedente provvedimento emesso per il delitto di cui all'art. 326 c.p., ritenendo che l'indagato avesse ricevuto notizia dell'imminente verifica fiscale). Rigetta, Trib. lib. Napoli, 31/07/2012

Cassazione penale sez. VI  26 marzo 2013 n. 21103  

 



 
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