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Art. 329 codice penale: Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica

Il militare o l’agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall’Autorità competente nelle forme stabilite dalla legge, è punito con la reclusione fino a due anni.


Giurisprudenza annotata

Rivelazione di segreti

Il reato di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale (art. 379 bis c.p.) è un reato proprio, nel senso che può essere commesso solo da chi ha "partecipato o assistito" a un atto del procedimento ovvero da chi ha rilasciato dichiarazioni sulle quali il p.m. ha esercitato. il "potere di segregazione" di cui all'art. 391 quinquies c.p.p. Trattasi di reato che si differenzia da quello di cui all'art. 326 c.p. solo per un'estensione dell'ambito dei possibili soggetti attivi, ricomprendendovi anche soggetti sforniti di qualifiche pubbliche, mentre per quanto riguarda l'oggetto della tutela, cioè il segreto processuale, le due norme incriminatici sono sostanzialmente coincidenti, facendo entrambe riferimento alla nozione di segreto desumibile dall'art. 329 c.p. e riguardando, quindi, solo gli atti di indagine coperti dal segreto, tali dovendosi considerare gli atti "fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari".

Cassazione penale sez. VI  16 febbraio 2011 n. 20105  

 

 

Rifiuto o ritardo di obbedienza

Si rende colpevole del reato di cui all'art. 329 c.p. l'appartenente alla polizia municipale che volontariamente rifiuta di obbedire agli ordini impartitigli dal superiore gerarchico, comandante del corpo di appartenenza, di instaurare un posto di controllo della circolazione stradale e di eseguire sopralluoghi per la verifica di regolarità presso centri di attività artigiane.

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2009 n. 38119  

 

Integra il reato di cui all'art. 329 c.p. la condotta dell'agente di polizia municipale che, contravvenendo all'ordine del superiore, rifiuta di effettuare un posto di controllo della circolazione stradale e di eseguire sopralluoghi per la verifica di regolarità presso negozi. Ai fini della configurabilità del reato in esame, infatti, tra i poteri coercitivi - intesi come caratterizzati dal legittimo uso della forza in funzione del conseguimento di finalità di natura pubblica precisamente determinate - rientrano quelli connessi con i settori della p.a. riservati per legge alla competenza dei vigili urbani ed inerenti alla funzione istituzionale loro propria.

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2009 n. 38119  

 

Tra i soggetti attivi del reato di cui all'art. 329 c.p. sono da ricomprendere, quali agenti della forza pubblica, anche gli appartenenti alla polizia municipale.

Cassazione penale sez. VI  13 ottobre 2005 n. 5393  

 

In tema di applicabilità dell'attenuante di cui all'art. 48 comma 1 n. 2 c.p.m.p. l'esistenza della previsione incriminatrice comune di cui all'art. 329 c.p. non esclude che il reato di rifiuto del servizio militare di cui al comma 2 dell'art. 8 l. 15 dicembre 1972, n. 772 (norme per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza) possa essere considerato esclusivamente militare ai sensi dell'art. 37 c.p.m.p. Infatti, anche a prescindere dall'assoluta specificità dell'interesse tutelato dalla seconda delle due norme - che è quello relativo alla incorporazione regolare degli obbligati di leva - la presenza in una ipotesi delittuosa comune di elementi del fatto costituente reato militare non è, di per sè, sufficiente a negare l'esclusività militare del reato, se quegli elementi non bastano da soli ad integrare l'ipotesi comune e, con riferimento alle ipotesi in questione, la condotta di "rifiuto", che rappresenta l'elemento in esse contemplato, da sola non basta a dar vita nè all'una nè all'altra. (Nell'affermare i principi di cui in massima la Cassazione ha anche evidenziato che l'applicabilità dell'art. 329 c.p. presuppone, da un lato, che la richiesta provenga da un'autorità militare e, dall'altro, che il rifiuto provenga da un militare in situazione di effettivo svolgimento del servizio).

Cassazione penale sez. I  18 marzo 1991

 

L'art. 329 c.p., per quel che attiene all'elemento materiale del reato, considera come fatto punibile il rifiuto di obbedienza agli ordini emanati dalle competenti autorità; quindi, si riferisce, quanto agli agenti della forza pubblica non militarizzata, sia agli ordini impartiti da autorità civili non sovraordinate (es.: i giudici ex art. 220 c.p.p.) sia dai superiori gerarchici ai quali il relativo potere è riconosciuto dai singoli ordinamenti interni.

Cassazione penale sez. VI  05 dicembre 1986

 

L'art. 329 c.p., annovera distintamente tra i destinatari del precetto penale i militari (delle forze armate) e gli agenti della forza pubblica. In quest'ultima categoria sono da ricomprendere tutti quegli organismi pubblici non militarizzati i cui dipendenti sono investiti di potestà di coercizione diretta su persone e cose ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e, quindi, vi rientrano, per la tipicità delle loro funzioni rivolte alla tutela diretta di quei beni, gli appartenenti al ruolo della polizia di Stato ai quali non spetta più la qualifica di militari.

Cassazione penale sez. VI  05 dicembre 1986



 
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