codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 331 codice penale: Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità

Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a lire un milione.

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a lire sei milioni.

Si applica la disposizione dell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.


Giurisprudenza annotata

Interruzione di pubblico servizio o di pubblica necessità

In tema di elemento soggettivo del reato di interruzione di pubblico servizio, va disattesa la tesi difensiva di mancanza in capo all'imputato della consapevolezza dell'idoneità della condotta a cagionare l'interruzione o la turbativa del servizio, atteso che, se si percuote con un bastone l'autista di un autobus, che per questo viene trasportato al pronto soccorso dove gli è diagnosticata tra l'altro una contusione cranica, l'accettazione di tale rischio è in re ipsa.

Cassazione penale sez. V  19 dicembre 2013 n. 5271  

 

Integra il reato di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità (art. 331 c.p.) l'ingiustificato inadempimento delle prestazioni proprie del servizio farmaceutico da parte del titolare di una farmacia in turno di reperibilità.

Cassazione penale sez. VI  21 novembre 2012 n. 46755  

 

Il farmacista in turno di reperibilità che non assicuri il tempestivo adempimento del servizio farmaceutico realizza, secondo le contingenze dei casi, una condotta obiettiva di interruzione o di sospensione del servizio, che determina il turbamento della regolarità di tale servizio nel suo complesso. Pertanto, l'ingiustificata inottemperanza delle funzioni proprie del servizio farmaceutico da parte del responsabile di farmacia in turno di reperibilità integra il reato di cui all'art. 331 c.p.

Cassazione penale sez. VI  21 novembre 2012 n. 46755

 

Ogni volta che il farmacista in turno di reperibilità non assicura il tempestivo adempimento del servizio farmaceutico vi è, secondo le contingenze dei casi, una condotta obiettiva di interruzione o di sospensione del servizio, che determina il turbamento della regolarità di tale servizio nel suo complesso. Pertanto, l'ingiustificata inottemperanza delle funzioni proprie del servizio farmaceutico da parte del responsabile di farmacia in turno di reperibilità integra il reato di cui all'art. 331 c.p. (nella specie, la Corte ha riconosciuto la responsabilità del titolare di una farmacia di turno che, nel corso dell'intervallo pomeridiano, non aveva ottemperato alla richiesta da parte di un cittadino sprovvisto di ricetta e che necessitava l'acquisto di tachipirina per stati febbrili elevati. La Corte ha ritenuto che il turbamento del complesso del servizio non potesse ritenersi escluso dalla disponibilità in zone contigue di altri punti reperibili, o addirittura del servizio urgente ospedaliero).

Cassazione penale sez. VI  21 novembre 2012 n. 46755  

 

L'attività di smaltimento di rifiuti è da considerare un "servizio di pubblica necessità" e, pertanto, integra il reato di interruzione di un servizio di pubblica necessità l'inadempimento di tale attività che alteri il funzionamento del servizio nel suo complesso. (Fattispecie relativa alla ritenuta insussistenza del reato in relazione alla condotta dell'esercente di un centro di raccolta che aveva occasionalmente impedito lo scarico nel sito di rifiuti ospedalieri all'impresa che li aveva prelevati nei luoghi di produzione e con la quale aveva in tal senso stipulato un accordo contrattuale). Annulla senza rinvio, App. Palermo, 02 maggio 2008

Cassazione penale sez. VI  23 aprile 2009 n. 30749  

 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 331 cod.pen. è necessario che sia interrotto o turbato nel suo complesso il servizio pubblico o di pubblica necessità, restando esclusa dalla previsione normativa la condotta limitata a singole utenze che incida solo marginalmente sul volume dell'attività svolta e che non sia in grado di comprometterne in modo apprezzabile il funzionamento. (Fattispecie in tema di interruzione di un'utenza telefonica, comprese le chiamate verso i numeri di emergenza, a seguito di controversia sorta a seguito di mancato pagamento di una fattura). Dichiara inammissibile, Trib. Catanzaro, 10 Marzo 2006

Cassazione penale sez. VI  24 maggio 2007 n. 37083  

 

Il reato di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità di cui all'art. 331 c.p. è reato proprio che si qualifica per il soggetto che lo può realizzare (imprenditore, in senso lato); quando manchi tale requisito soggettivo (titolarità di un impresa esercente il suddetto servizio) non è configurabile il reato in questione, bensì quello meno grave previsto dall'art. 340 c.p.

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 1996 n. 5994  

 

La contemporanea chiusura di esercizi di rivendita di generi di monopolio nell'ambito di una protesta nazionale contro un provvedimento legislativo di riforma fiscale, pur integrando gli estremi del reato di cui all'art. 331 c.p., non è punibile, per l'esimente dell'esercizio di un diritto. Infatti, ai cosiddetti piccoli esercenti, compete pacificamente la titolarità di un diritto che, quand'anche si possa discutere circa la natura di vero e proprio sciopero, è comunque tutelato e riconosciuto dall'ordinamento.

Pretura Thiene  19 settembre 1985



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti

 
 
 
 
 


   Profiler output