codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 336 codice penale: Violazione o minaccia a un pubblico ufficiale

Chiunque usa violenza a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa.


Giurisprudenza annotata

Violenza o minaccia a pubblico ufficiale

L'elemento distintivo tra il delitto di cui all'art. 336 c.p. e quello di cui all'art. 337 c.p. è rappresentato dal criterio temporale dell'atto doveroso compiuto dal pubblico ufficiale: nel primo caso, la violenza o minaccia si riferiscono a un attività futura del pubblico ufficiale, prima ancora che sia stata compiuta, mentre nel delitto di resistenza, la violenza o minaccia sono attuate durante il compimento dell'atto doveroso del pubblico ufficiale al fine di opporsi a esso.

Tribunale Napoli sez. I  28 ottobre 2014 n. 14042  

 

Costituisce violenza a pubblico ufficiale, la condotta che si esplica in espressioni minacciose che contengono una certa carica intimidatoria ed una indubbia astratta attitudine ad influenzare l'operato dei pubblici ufficiali (nel caso di specie verbalizzanti Agenti di P.G.)

Tribunale Napoli sez. I  17 ottobre 2014 n. 13952  

 

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che relativamente alla contestazione del reato di minaccia a pubblico ufficiale posta in essere dall'imputato all'atto di un controllo mentre marciava alla guida della sua autovettura utilizzando il telefono cellulare, hanno escluso la sussistenza di uno stato di ridotta capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento del fatto reato, atteso che tale stato si fondava sull'individuazione di un generico disturbo della personalità, clinicamente accertato soltanto molti mesi dopo l'episodio di cui era stato riconosciuto colpevole, e per di più fronteggiabile con presidi farmacologici (psicofarmaci) di comune e ampia diffusione.

Cassazione penale sez. VI  17 giugno 2014 n. 7996  

 

Integra il reato ex art. 336 c.p. la condotta consistente frasi del tenore sanzionato dalla norma contro un pubblico ufficiale i cui atti sono riconducibili ad un legittimo atto di ufficio.

Tribunale Napoli sez. I  19 maggio 2014 n. 8017  

 

Integra il reato di minaccia a pubblico ufficiale la condotta dell'imputato che, con fare arrogante, rivolge frasi intimidatorie a due funzionari della polizia municipale per indurli a desistere dalla rituale contestazione di infrazioni al codice della strada dagli stessi rilevate, avendolo sorpreso a parlare al cellulare senza auricolare mentre era alla guida della sua vettura e a non dare la precedenza dovuta ad altri utenti della strada, prospettando il loro licenziamento (nella specie, la frase incriminata era la seguente: "bene, vigili urbani, io ne ho già fatti licenziare due, vi farò passare dei grossi guai, so come fare e conosco le persone giuste in Procura e altrove').

Cassazione penale sez. VI  09 maggio 2014 n. 40292  

 

Ai fini della consumazione del reato di cui all'art. 336 c.p., l'idoneità della minaccia posta in essere per costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai propri doveri deve essere valutata con un giudizio "ex ante", tenendo conto delle circostanze oggettive e soggettive del fatto, con la conseguenza che l'impossibilità di realizzare il male minacciato, a meno che non tolga al fatto qualsiasi parvenza di serietà, non esclude il reato, dovendo riferirsi alla potenzialità costrittiva del male ingiusto prospettato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto penalmente rilevanti frasi intimidatorie pronunciate in stato di ebbrezza e riferite alla prospettazione di un male futuro benché temporalmente collegato ad un momento in cui l'effetto dell'alcool sarebbe cessato). (Rigetta, App. Firenze, 08/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  17 aprile 2014 n. 32705  

 

Quando la violenza esercitata nei confronti di un pubblico ufficiale per costringerlo ad omettere un atto del proprio ufficio anteriormente all'inizio della sua esecuzione eccede il fatto di percosse e volontariamente provoca lesioni personali in danno dell'interessato, si determina un concorso tra il delitto di violenza o minaccia a pubblico ufficiale e quello di lesioni, e per quest'ultimo sussiste l'aggravante della connessione teleologica, a nulla rilevando che reato-mezzo e reato-fine siano integrati dalla stessa condotta materiale. (Annulla senza rinvio, App. Palermo, 20/02/2013 )

Cassazione penale sez. VI  17 aprile 2014 n. 32703  

 

Quando la violenza o la minaccia, realizzata dall'agente nei confronti del pubblico ufficiale, viene usata durante il compimento dell'atto di ufficio, per impedirlo, si ha resistenza ai sensi dell'art.337 c.p,., mentre si versa nell'ipotesi dell'art. 336 c.p. allorquando la violenza o la minaccia è portata contro il pubblico ufficiale per costringerlo ad omettere l'atto di ufficio anteriormente all'inizio di esecuzione (confermata, nella specie, la responsabilità dell'imputato ex art. 337 c.p. per aver minacciato un ausiliario della, costringendolo a togliere un verbale di accertamento).

Cassazione penale sez. VI  16 aprile 2014 n. 28521  

 

Sussiste il reato previsto e punito dall'art. 336 c.p. quando sia provato il tenore intimidatorio ed offensivo del prestigio dell'arma, delle parole usate, in particolare il riferimento alla vita privata, alla competenza professionale ed alla prospettazione di una aggressione ritorsiva.

Tribunale Napoli  07 aprile 2014 n. 4276  

 

Il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale è integrato anche solo da minacce dirette a costringerli ad omettere un atto del loro ufficio. (Nel caso di specie i pubblici ufficiali esortavano gli imputati a lasciare l’impianto ferroviario ove chiedevano soldi ai viaggiatori, li accompagnavano presso gli uffici per l’identificazione e in tale contesto venivano minacciati affermando, i rei, che quando sarebbero usciti dagli uffici di polizia li avrebbero denunciati perché erano stati malmenati).

Tribunale Napoli sez. I  03 aprile 2014 n. 4265  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti