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Art. 339 codice penale: Circostanze aggravanti

Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono aumentate se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell’articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni, e, nel caso preveduto dal capoverso dell’articolo 336, della reclusione da due a otto anni.


Giurisprudenza annotata

Aggravanti

In applicazione del combinato disposto degli art. 4 e 33 bis, comma 2, c.p.p., rientra tra i reati attribuiti alla cognizione del tribunale in composizione collegiale il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, circostanziato ai sensi dell'art. 339, comma 2, c.p., da considerarsi come circostanza aggravante ad effetto speciale. Dichiara competenza, Trib. Bergamo, 21/05/2012

Cassazione penale sez. I  28 novembre 2012 n. 1656  

 

La circostanza aggravante dell'avvalersi della forza intimidatrice dell'associazione segreta, (art. 339 c.p.), ricorre non solo quando effettivamente sussista un collegamento tra l'agente e tale associazione ma anche quando tale collegamento non può essere immediatamente escluso. (Fattispecie nella quale è stata riconosciuta l'aggravante nei confronti di soggetto che, al momento dei fatti, era imputato di appartenenza ad un'associazione terroristica).

Cassazione penale sez. VI  20 giugno 2012 n. 25191  

 

Se è pur vero che la massa dei tifosi nel porre in essere cariche e ritirate simultanee ostacola la forza pubblica, occorre comunque indicare elementi specifici e personalizzati, che facciano desumere che un soggetto specifico facesse parte di quei flussi organizzati o non invece si trovasse per fatalità all'interno degli stessi (in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato il provvedimento che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per i delitti di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, ai sensi dell'art. 339 c.p., 6 bis comma 1 l. 401/89 e lesioni, volontarie continuate. Nella specie, il giudice distrettuale aveva ritenuto sufficiente per la integrazione della fattispecie penale di resistenza, la partecipazione alle cariche verso le forze dell'ordine ed alle successive fughe).

Cassazione penale sez. VI  02 febbraio 2012 n. 6251  

 

L’uso di un coltello a serramanico, qualificabile come strumento atto ad offendere ex art. 339 c.p., il gesto di puntarlo contro una persona e l’atteggiamento aggressivo tenuto dal soggetto, integrano la circostanza aggravante di cui all’art. 612 comma 2 c.p.

Tribunale La Spezia  01 febbraio 2012 n. 88

 

In tema di resistenza a pubblico ufficiale, ricorre la circostanza aggravante della minaccia o violenza commessa da più persone riunite, di cui all'art. 339, comma 2, c.p., in cui il concetto di più persone riunite si differenzia dal concorso di persone nel reato implicando la presenza di tutti coloro che hanno commesso il reato nel luogo del reato stesso e ciò per la maggiore forza intimidatoria e per la minore possibilità di difesa derivante dalla riunione effettiva di più persone, purché come tale percepita dalla vittima al momento della consumazione del reato, indipendentemente dalla circostanza che le persone siano state o meno identificate.

Tribunale Napoli sez. IV  03 agosto 2010

 

Ricorre la circostanza aggravante rientrante nel combinato disposto degli art. 339 e 585 c.p. quando per rendere più efficace e persuasiva la condotta minacciosa ci si avvale dell'uso di frammenti di bicchieri di vetro intrinsecamente aguzzi e taglienti.

Tribunale La Spezia  05 ottobre 2009 n. 851  

 

In tema di minaccia, l'art. 612 comma 2 c.p. presume il danno grave quando concorrano le modalità stabilite nell'art. 339 c.p., ma non esclude che la gravità possa scaturire anche da altri elementi. Ne deriva che, se la fattispecie esula dall'art. 339 c.p., la gravità deve desumersi dall'insieme delle circostanze concrete nelle quali la minaccia è commessa e dalle condizioni particolari in cui si trovano i soggetti del delitto.

Tribunale Bari  22 gennaio 2009

 

In tema di resistenza a pubblico ufficiale, perchè ricorra la circostanza aggravante della minaccia o violenza commessa da più persone riunite, di cui all'art. 339 cod. pen., è sufficiente che il reato sia commesso da due persone. Rigetta, App. Catanzaro, 27 Marzo 2008

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 2008 n. 1872  

 

La competenza a conoscere del reato di resistenza a pubblico ufficiale, anche quando questo sia aggravato ai sensi dell'art. 339 c.p., appartiene al pretore, atteso che la rilevanza, ai fini della competenza, delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, stabilita in via generale dall'art. 4 c.p.p., opera soltanto in relazione al criterio attributivo della competenza fissato nel comma 1 dell'art. 7 stesso codice, sulla base del riferimento alla pena edittale, rimanendo invece esclusa nelle ipotesi previste nel comma 2, caratterizzate dal riferimento al "nomen juris".

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 1998 n. 6179

 

In tema di resistenza a pubblico ufficiale, qualora l'attività violenta o minacciosa sia posta in essere da un terzo che intenda contrastare l'accompagnamento coattivo di una persona (già identificata) da parte dei carabinieri in una caserma, assumendo l'illegittimità del comportamento dei pubblici ufficiali, non può, comunque, trovare applicazione la scriminante della reazione ad atti arbitrari, in quanto la locuzione usata dal legislatore nell'art. 4 del d.lg.lt. 14 settembre 1944 n. 288, secondo la quale "non si applicano le disposizioni degli art. 336, 337, 339, 341, 342, 343 c.p. quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari, i limiti delle sue attribuzioni", determina una correlazione indefettibile tra persona che può invocare la scriminante e la vittima dell'arbitrio, nel senso che le due figure debbono essere necessariamente riconducibili al medesimo soggetto e presuppone un rigoroso rapporto causale fra la condotta arbitraria del pubblico ufficiale e la reazione da parte di colui che l'ha subita.

Cassazione penale sez. VI  11 novembre 1998 n. 404  

 



 
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