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Art. 346 codice penale: Millantato credito

Chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa promettere, a sè o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusione da un anno a cinque anni e con la multa da lire seicentomila a quattro milioni.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da lire un milione a sei milioni, se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo remunerare.


Giurisprudenza annotata

Millantato credito

Il reato di millantato credito si consuma già nel momento in cui l'agente si fa promettere l'utilità con il pretesto di dover comprare il favore del pubblico ufficiale, mentre non è previsto come elemento costitutivo del reato che l'agente condizioni effettivamente l'attività del pubblico ufficiale; pertanto, è irrilevante che il pubblico ufficiale abbia o meno emesso il provvedimento per cui l'agente ha promesso il suo interessamento.

Cassazione penale sez. VI  29 gennaio 2015 n. 8989  

 

Il delitto di millantato credito, al pari di quello di corruzione, si perfeziona alternativamente con l'accettazione della promessa ovvero con la dazione e ricezione dell'utilità, e tuttavia, ove alla promessa faccia seguito la consegna del bene, è solo in tale ultimo momento che, approfondendosi l'offesa tipica, il reato viene a consumazione, con la conseguenza che, in tale ultima ipotesi, il giudice territorialmente competente va individuato in relazione al luogo in cui è avvenuta la dazione. (Dichiara competenza, Trib. lib. Venezia, 02/07/2014 )

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50078  

 

Nel reato di millantato credito di cui all'art. 346 c.p. nell'ipotesi in cui vi sia una semplice promessa non seguita dalla dazione il reato deve ritenersi già consumato in virtù della promessa, mentre nella ipotesi rappresentata dalla progressione tra promessa e dazione, la promessa finisce per essere assorbita dal comportamento successivo che, lungi dal rimanere estraneo al reato alla stregua di un postfatto indifferente, costituisce piuttosto un approfondimento della lesione del bene tutelato che non può rimanere estraneo alla vicenda oggetto di sanzione e finisce dunque per assumere valenza definitiva quanto alla consumazione del reato (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto competente il Tribunale del luogo dove era stata effettuata la dazione delle utilità originariamente promesse).

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50078  

 

Le condotte di colui che, vantando un'influenza effettiva verso il pubblico ufficiale, si fa dare o promettere denaro o altra utilità come prezzo della propria mediazione o col pretesto di dover comprare il favore del pubblico ufficiale, condotte finora qualificate come reato di millantato credito ai sensi dell'art. 346, commi primo e secondo, c.p., devono, dopo l'entrata in vigore della legge n. 190/2012, in forza del rapporto di continuità tra norma generale e norma speciale, rifluire sotto la previsione dell'art. 346 bis c.p., che punisce il fatto con pena più mite.

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 51688  

 

Rispondono del delitto di tentato millantato credito in concorso, ai sensi degli art. 56, 110 e 346 c.p., gli imputati che, l'uno in qualità di proprietario di un appartamento e l'altro in qualità di amministratore di condominio, pongano in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a farsi consegnare dagli altri condomini dello stabile alcune somme di denaro, con il pretesto di dover comprare il favore del funzionario comunale competente ad apporre l'ultima firma, onde evadere una pratica relativa all'erogazione dei contributi previsti dalla l. 219/81 (legge sul terremoto) per la ristrutturazione del condominio stesso.

Tribunale Napoli sez. I  30 ottobre 2014 n. 14476  

 

La condotta di chi, vantando un'amicizia con i giudici minorili, si faccia dare denaro al fine di influenzare e velocizzare le pratiche volte all'adozione di un bambino, configura il delitto di millantato credito.

Cassazione penale sez. VI  13 maggio 2014 n. 4288  

 

Il dolo richiesto ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 346 c.p. (millantato credito), non consiste nell'aver volontariamente agito contro gli interessi di parte, ma nell'essersi l'agente reso volontariamente infedele rispetto ai suoi doveri professionali finalizzati alla tutela del cliente ed al corretto e tempestivo esito della procedura in corso.

Cassazione penale sez. VI  28 gennaio 2014 n. 9889  

 

È configurabile il reato di millantato credito nella condotta di millanteria di un avvocato rivolta non al potenziale cliente ma ai suoi familiari, atteso che l'oggetto della tutela penale del reato è il prestigio della p.a. e la condotta perseguita è costituita dall'essersi l'agente vantato di potersi inserire nella pubblica attività per inquinarne il regolamento svolgimento. Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Napoli, 19/02/2013

Cassazione penale sez. I  14 giugno 2013 n. 36676  

 

In tema di millantato credito, la millanteria penalmente rilevante consiste nella falsa prospettazione della possibilità di influire sulle determinazioni di un pubblico funzionario facendolo apparire come persona propensa a favorire interessi privati in pregiudizio di quelli pubblici attinenti al buon andamento ed all'imparzialità della pubblica amministrazione. Ne consegue che non possono rientrare nelle previsioni della norma incriminatrice condotte che consistano solo nel prospettare l'esistenza di mere relazioni di parentela, amicizia, o affinità politica ovvero nel semplice impegno di mettere in contatto il privato con un pubblico funzionario. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha escluso che potesse costituire reato di millantato credito la condotta di un magistrato il quale, vantando le proprie asserite conoscenze, si era detto in grado di procurare ad un suo amico imprenditore, interessato ad ottenere il finanziamento pubblico di un proprio progetto, un incontro con il ministro competente, chiedendo in cambio allo stesso amico di attivarsi per fargli ottenere un incarico presso il Ministero della giustizia).

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2010 n. 35060  

 

In tema di millantato credito, ai fini dell'integrazione dell'ipotesi di cui all'art. 346, comma 2, c.p. (che costituisce autonomo titolo di reato e non circostanza aggravante del reato previsto dal comma primo dello stesso articolo), è irrilevante che l'iniziativa parta dalla persona cui è richiesto di corrispondere il denaro o l'utilità, né occorre che l'agente indichi nominativamente i funzionari o impiegati i cui favori devono essere comprati o remunerati. Rigetta, App. Torino, 23/11/2007

Cassazione penale sez. un.  21 gennaio 2010 n. 12822  

 

Integra il delitto di concussione, e non quello di millantato credito ex art. 346, c.2, c.p., la condotta posta in essere da un assessore alle finanze e da un consigliere comunale capogruppo di maggioranza, i quali abusando delle proprie qualità, prospettano ad una ditta che la sua gestione di un porticciolo poteva essere interrotta se non avesse loro consegnato € 50.000,00 lasciando intendere, fra l'altro, che agivano in accordo con il sindaco e con due assessori comunali, da sempre contrari alla destinazione a porto turistico della darsena, determinando in tale modo, sia in astratto, che in concreto, un indubbio stato di soggezione, lo inducevano a versare loro €. 5.000,00 (materialmente nella disponibilità immediata della vittima).

Tribunale Lecce  19 gennaio 2012

 

 



 
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