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Art. 347 codice penale: Usurpazione di funzioni pubbliche

Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.

Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o impiegato il quale, avendo ricevuto partecipazione del provvedimento che fa cessare o sospendere le sue funzioni e le sue attribuzioni, continua ad esercitarle.

La condanna importa la pubblicazione della sentenza.


Giurisprudenza annotata

Usurpazione di funzioni pubbliche

Nel delitto di usurpazione di funzioni pubbliche, persona offesa è soltanto la P.A., sicché il privato il quale assuma di essere danneggiato dal reato non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione. Dichiara inammissibile, Gip Trib. Montepulciano, 01/12/2011

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2012 n. 47661  

 

L'art. 3 commi 7-13 l. 15 luglio 2009 n. 94 e il decreto ministeriale di attuazione 9 ottobre 2009, nel dettare una compiuta disciplina in materia di impiego di personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, con finalità anche di "tutela della incolumità dei presenti", ha escluso che, quando vengano rispettate le condizioni previste da detta disciplina (tra le quali figura anche quella costituita dal divieto dell'uso di armi, di oggetti atti ad offendere e di qualunque strumento di coazione fisica), l'impiego di detto personale possa dar luogo alla configurabilità del reato di cui al combinato disposto degli art. 134 e 140 del t.u. delle leggi di p.s., come pure a quello di cui all'art. 347 c.p.

Cassazione penale sez. VI  18 ottobre 2012 n. 4159  

 

Integra il reato di usurpazione di funzioni pubbliche la condotta del consigliere comunale che partecipi alle sedute del Consiglio nonostante l'intervenuta conoscenza del provvedimento amministrativo che lo abbia dichiarato decaduto dalla carica, sebbene non avvenuta nelle forme della notificazione. Rigetta, App. Messina, 10/02/2010

Cassazione penale sez. VI  18 ottobre 2012 n. 43789  

 

Per la configurabilità del reato di usurpazione di funzioni pubbliche è necessario che la condotta realizzi in concreto un indebito esercizio di funzioni pubbliche in assenza di una legittima investitura. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso la sussistenza del reato con riguardo all'impiego di personale per il controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi finalizzato anche alla tutela dell'incolumità dei presenti. Rigetta, Trib. Firenze, 15/10/2009

Cassazione penale sez. VI  18 ottobre 2012 n. 4159

 

Il reato di cui all'art. 348 c.p. presuppone l'esercizio abusivo di una "professione" soggetta a speciale abilitazione statale, dovendosi intendere, a tal fine, per "professione", secondo la definizione datane dalla Corte di giustizia Cee (nella sentenza emessa in data 11 ottobre 2001 nella causa C-267/99), un'attività che presenti un "pronunciato carattere intellettuale", che richieda una "qualificazione di livello elevato" e che sia normalmente "soggetta a una normativa professionale precisa e rigorosa ", tanto che nel relativo esercizio "l'elemento personale assume rilevanza particolare e presuppone una notevole autonomia nel compimento degli atti professionali" (da queste premesse, la Corte ha escluso potesse ravvisarsi il reato di cui all'art. 348 c.p. in relazione all'esercizio abusivo dell'incarico pubblicistico di riscossione di entrate di natura tributaria, nello specifico svolto per riscuotere tributi per conto di consorzi di bonifica; secondo la Corte poteva semmai ravvisarsi il reato di cui all'art. 347, comma 1, c.p., peraltro escluso per carenza dell'elemento soggettivo).

Cassazione penale sez. VI  21 marzo 2012 n. 18713  

 

Per la configurabilità del reato di usurpazione di funzioni pubbliche è richiesto il dolo generico, che consiste nella volontà di assumere ed esercitare la funzione pubblica sapendo di non esserne autorizzato, mentre lo scopo e i motivi che hanno indotto l'agente ad usurpare la pubblica funzione possono essere considerati solo ai fini della determinazione della pena. Rigetta, App. Roma, 15 dicembre 2010

Cassazione penale sez. VI  06 dicembre 2011 n. 48745  

 

Per la configurabilità del reato di usurpazione di funzioni pubbliche è necessario che la condotta realizzi in concreto un indebito esercizio di funzioni pubbliche in assenza di una legittima investitura. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto illegittimo il sequestro preventivo di un sito internet creato per sostenere i diritti dei detenuti, escludendo che un esposto presentato all'autorità giudiziaria da parte del suo titolare, ed avente ad oggetto presunti favoritismi all'interno di un istituto penitenziario, usurpasse le attribuzioni proprie dell'organo istituzionale del garante per i diritti delle persone private della libertà personale, appositamente istituito da un ente comunale). Annulla con rinvio, Trib. Bologna, 14 novembre 2008

Cassazione penale sez. VI  17 marzo 2009 n. 26178  

 

È configurabile il reato di usurpazione di funzioni pubbliche, concorrente con quello di truffa, nel caso di soggetto il quale, presentandosi presso esercizi commerciali con la falsa qualifica di appartenente al corpo della guardia di finanza e mostrando di dover effettuare controlli fiscali, ottenga, gratuitamente o a prezzo ridotto, la consegna di merci, nulla rilevando, ai fini di una possibile esclusione del primo di detti reati, la circostanza che l'agente non abbia in realtà svolto alcun atto tipico della funzione corrispondente alla suindicata qualifica, ma si sia limitato, al solo fine di rendere maggiormente credibile l'autoattribuzione della medesima, alla fugace esibizione di un tesserino e ad una rapida scorsa ai registri fiscali.

Cassazione penale sez. VI  23 novembre 2005 n. 46826  

 

Rientrano nell'espressione "nello svolgimento della funzione o del servizio" - come nella precedente "abusa del suo ufficio" - soltanto le condotte che siano comunque espressione dell'attività pubblica affidata all'agente, anche nel caso in cui risultino violate le condizioni ed i limiti posti all'esercizio della funzione da chi abbia la capacità di esercitarla o sia in concreto investito della relativa potestà. Quando invece la funzione è del tutto estranea alle attribuzioni del pubblico ufficiale, è ravvisabile, ove ne sussistano i presupposti, la diversa ipotesi di usurpazione di funzioni pubbliche di cui all'art. 347 c.p. ovvero altre ipotesi di reato.

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2001 n. 45265

 

Ai fini della configurabilità del reato di abuso d'ufficio di cui all'art. 323 c.p., debbono ritenersi rientranti nelle previsioni della norma incriminatrice soltanto le condotte che siano comunque riconducibili alle funzioni di ordine pubblicistico affidate all'agente, anche se risultino violati i limiti e le condizioni del loro esercizio, mentre, quando si tratti di attività proprie di una funzione del tutto estranea alla sfera di attribuzioni del soggetto, può ravvisarsi, ove ne ricorrano i presupposti, solo la diversa ipotesi di reato di cui all'art. 347 c.p. (usurpazione di funzioni pubbliche). (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto - pur in presenza di una causa di estinzione del reato costituita dalla prescrizione - che esulasse l'ipotesi dell'abuso d'ufficio nel caso di sequestro di un immobile disposto da un semplice dipendente comunale non investito, come tale, dalla necessaria qualità di ufficiale di polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2001 n. 45265  

 

La condotta consistente nel richiedere informazioni riservate sul conto di una persona non integra il reato di usurpazione delle funzioni pubbliche (art. 347 c.p.), il quale presuppone che l'atto arbitrariamente compiuto dall'autore del fatto inerisca a una funzione o a un impiego pubblici, nei quali non rientra il comportamento sopra menzionato. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna di un soggetto che, esibendo un tesserino del Ministero dell'Interno e riferendo falsamente di essere in servizio presso la Polizia di Stato, aveva chiesto informazioni riservate sul conto di una persona).

Cassazione penale sez. VI  28 febbraio 2001 n. 13138  

 

La condotta consistente nel richiedere informazioni riservate sul conto di una persona non integra il reato di usurpazione delle funzioni pubbliche (art. 347 c.p.), il quale presuppone che l'atto arbitrariamente compiuto dall'autore del fatto inerisca a una funzione o a un impiego pubblico, nei quali non rientra il comportamento sopra menzionato. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna di un soggetto che, esibendo un tesserino del Ministero dell'interno e riferendo falsamente di essere in servizio presso la Polizia di Stato, aveva chiesto informazioni riservate sul conto di una persona).

Cassazione penale sez. VI  28 febbraio 2001 n. 13138

 

La decadenza da una carica pubblica, quale effetto della condanna per un delitto che priva il soggetto dell'elettorato passivo - per uno dei reati tassativamente indicati dall'art. 1 comma 1 della l. 18 gennaio 1992, n. 16 - pur operando di diritto dal passaggio in giudicato della sentenza, non esime dall'osservanza della procedura prevista dall'art. 15 della l. n. 55 del 1990, come modificato dalla l. n. 16 del 1992, ed, in particolare dell'obbligo previsto per la cancelleria del tribunale o la segreteria del p.m. di comunicare i provvedimenti dell'autorità giudiziaria al prefetto, rientrando nei compiti di quest'ultimo disporre la sospensione del sindaco, del presidente della giunta e del presidente del Consiglio comunale e spettando, altresì, alle assemblee elettive la competenza a pronunciarsi sulla decadenza dei propri membri per il sopravvenire di una causa di ineleggibilità, secondo la particolare procedura prevista dall'art. 9 bis del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, ed in particolare spettando al Consiglio comunale, in sede amministrativa, dichiarare la decadenza dalla carica di sindaco. Ne consegue che non sussiste il reato di usurpazione di pubbliche funzioni di cui all'art. 347 cpv. c.p., nell'ipotesi in cui il soggetto non abbia avuto notizia, nelle forme previste dalla succitata l. n. 55 del 1990 e successive modifiche, del provvedimento di cessazione o di sospensione dalle funzioni e permanga, pertanto, nella carica elettiva della quale a suo tempo sia stato legittimamente investito.

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2000 n. 6191  



 
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