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Art. 348 codice penale: Abusivo esercizio di una professione

Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.


Giurisprudenza annotata

Esercizio abusivo di una professione

In tema di esercizio abusivo di una professione, il fatto di recarsi in più occasioni presso un Istituto penitenziario, simulando la presenza di un inesistente titolo professionale ed accedendovi al fine di avere un colloquio con un detenuto dal quale si è appena ricevuta la nomina, per compiere quindi un atto tipico ed esclusivo di esercizio della professione di avvocato, costituisce un comportamento idoneo a creare la pubblica percezione del concreto esercizio della professione forense o, in ogni caso, l'apparenza di un'attività svolta da un soggetto regolarmente abilitato, idonea ad integrare ilo reato di cui all'art. 348 c.p..

Cassazione penale sez. VI  29 gennaio 2015 n. 6467

 

Integra il delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato la condotta dell'imputato, il quale, pur avendo conseguito l'abilitazione statale, aveva provveduto all'autenticazione della sottoscrizione del mandato difensivo prima di aver ottenuto l'iscrizione all'albo professionale.

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2014 n. 50345  

 

Il reato di esercizio abusivo di una professione è integrato dal compimento senza titolo di atti, i quali, anche se non attribuiti singolarmente in via esclusiva ad una professione, sono univocamente individuati come di competenza specifica di essa, se il compimento viene realizzato in modo tale da creare le oggettive apparenze di un'attività professionale svolta da un soggetto regolarmente abilitato (nella specie, la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie delittuosa nella condotta dell'imputato, senza titoli, che aveva compiuto attività tipica professionale, oggetto di indicazione tabellare nel regolamento di determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità, costituita dalle "sessioni" con i clienti).

Cassazione penale sez. II  18 settembre 2014 n. 42933  

 

Integra il reato di esercizio abusivo della professione di medico odontoiatra la parte che, senza averne titolo, opera con continuità e con mansioni non esclusivamente tecniche ma estese a pratiche che, seppur non particolarmente invasive, sono riservate al medico odontoiatra, come il prelievo di impronte dentali, le prove in bocca di componenti di impianti e la collocazione in bocca di protesi o parti di esse.

Cassazione penale sez. VI  10 aprile 2014 n. 31129  

 

E' lesiva dell'immagine dell'Ordine degli Avvocati la condotta di chi dichiari falsamente di essere iscritto all'albo e curi le pratiche legali di clienti senza la speciale abilitazione richiesta. In questi casi la condotta causa discredito all'intera categoria forense e comporta un pregiudizio patrimoniale nei confronti dei professionisti regolarmente iscritti.

Cassazione penale sez. V  04 aprile 2014 n. 31814  

 

Non integra il reato di esercizio abusivo di una professione la presentazione al cliente di un preventivo di parcella, trattandosi non già di un atto espressivo della competenza e del patrimonio di conoscenze tutelati dal legislatore attraverso l'individuazione della professione protetta, ma solo di un atto conseguente ed utile a quello tipico abusivamente posto in essere, che non assume autonomo rilievo qualora l'attività illecita non sia connotata da continuità e professionalità. (Annulla in parte senza rinvio, App. Trento, 24/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  05 febbraio 2014 n. 7086  

 

I colloqui del difensore, sospeso dall'esercizio della professione forense, a titolo di sanzione disciplinare, con il suo assistito in stato detentivo, costituiscono comportamento professionale rilevante ex art. 348 c.p., in quanto, anche volendo ammettere che i colloqui con un detenuto possano rivestire carattere familiare, affettivo o assistenziale, e che dunque non siano prerogativa esclusiva dell'avvocato difensore, il loro reiterato e continuativo compimento attraverso lo «strumento» professionale fornito dall'art. 104 c.p.p. ha creato la pubblica percezione dell'esercizio della professione forense.

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2014 n. 18745  

 

In tema di esercizio abusivo della professione, integra il reato di cui all'art. 348 c.p. la condotta del professionista che, sebbene sospeso temporaneamente dall'esercizio della professione forense per ragioni disciplinari, si sia recato più volte presso un istituto penitenziario, durante il periodo di interdizione, per incontrare diversi detenuti avvalendosi dello strumento processuale previsto dall'art. 104 c.p.p., in modo da creare la pubblica percezione dell'esercizio della professione forense o, comunque, l'apparenza di una attività svolta da un soggetto regolarmente abilitato. (Annulla con rinvio, Trib. Ravenna, 14/02/2012 )

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2014 n. 18745  

 

Il delitto di cui all'art. 348 c.p. ha natura di reato eventualmente abituale: ove si tratti di atto attribuito in via esclusiva al soggetto regolarmente abilitato è rilevante, ai fini dell'integrazione degli estremi del reato, anche il compimento di un solo atto di esercizio abusivo della professione e quest'ultimo segna il momento consumativo del delitto. La reiterazione degli atti tipici dà, tuttavia, pur sempre luogo a un unico reato, il cui momento consumativo coincide con l'ultimo atto e dunque con la cessazione della condotta.

Cassazione penale sez. VI  08 gennaio 2014 n. 15894

 

In tema di abusivo esercizio di una professione, lo svolgimento dell'attività di odontoiatra da parte dei cittadini dell'Unione europea in possesso del diploma rilasciato da uno Stato dell'Unione non configura gli estremi del reato previsto dall'art. 348 c.p. solo se l'interessato abbia presentato domanda al Ministero della sanità e questo, dopo aver accertato la regolarità dell'istanza e della relativa documentazione, abbia trasmesso la stessa all'ordine professionale competente per l'iscrizione. (Fattispecie in cui è stata confermata la condanna di un soggetto che aveva esercitato la professione di odontoiatra mentre era in corso la procedura di riconoscimento dei titoli rilasciati da altro paese membro dell'Unione europea). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 28/03/2013

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 2013 n. 47532  



 
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