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Art. 349 codice penale: Violazione di sigilli

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da lire seicentomila a sei milioni.


Giurisprudenza annotata

Violazione di sigilli

Integra il reato di rimozione dei sigilli apposti all'immobile di cui all'art. 349 c.p., la condotta dell'imputato consistita nell'aver concesso in locazione un immobile sottoposto a sequestro, di cui era stato nominato custode giudiziario, eludendo in tal modo il vincolo di indisponibilità e immodificabilità sotteso all'apposizione dei sigilli.

Tribunale Napoli sez. I  30 ottobre 2014 n. 13159  

 

Nella fattispecie di reato di cui all'art. 349 c.p., il custode, violando i sigilli e occupando l'immobile, viola la finalità conservativa del bene oltre che eludere il vincolo di immodificabilità apposto sul bene, prolungando così la lesione dell'equilibrio urbanistico del territorio e determinando un aggravamento dei cd. carichi urbanistici, provocato dal libero uso dell'immobile abusivo.

Tribunale Napoli sez. I  27 ottobre 2014 n. 13337  

 

La sostituzione della pena principale con la sanzione del lavoro di pubblica utilità non può essere concessa in caso di condanna per il reato di violazione di sigilli, trattandosi di fattispecie non compresa fra quelle previste dalla legislazione di settore che regola la materia. (Annulla in parte senza rinvio, App. Napoli, 15/05/2013 )

Cassazione penale sez. III  18 giugno 2014 n. 50617  

 

Il reato di cui all'art. 349 c.p., nell'ipotesi di sequestro preventivo di immobile abusivo disposto al fine di impedirne l'ultimazione, è integrato dalla rimozione o la distruzione dei sigilli apposti, nonché da ogni condotta di modifica dell'immobile che, pur lasciando intatti i sigilli, sia idonea a frustarne le finalità di assicurazione della cosa, con la conseguenza che, una volta avvenuta l'ultimazione dell'opera, e, quindi, terminata l'illecita attività edificatoria che l'apposizione dei sigilli era diretta ad impedire, rimane irrilevante il successivo utilizzo dell'immobile ai fini abitativi. (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 20/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  06 maggio 2014 n. 29974  

 

In tema di reato di violazione di sigilli, e segnatamente di elemento psicologico dell'illecito penalmente rilevante, trattandosi di reato doloso, la sussistenza di tale elemento non può ritenersi di per sé presente, ma deve essere oggetto di specifico accertamento. Di tale prova deve farsi carico la pubblica accusa, non potendo certo esserne onerato l'imputato. La prova del dolo può essere tratta da ogni elemento utile allo scopo, purché il convincimento del giudice derivi da una motivazione logica, coerente e fondata su fatti concreti, senza l'impiego di formule apodittiche del tipo «risulta difficile immaginare che l'imputato non avesse conoscenza».

Cassazione penale sez. III  04 marzo 2014 n. 31156  

 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 349 c.p., anche nella forma aggravata dall'avere agito nella qualità di custode, non occorre che i sigilli siano già materialmente apposti né che siano oggetto di rottura o rimozione, essendo sufficiente l'esistenza di qualche segno esteriore attraverso il quale sia resa manifesta la volontà dello Stato di garantire la cosa sequestrata contro ogni atto di disposizione o manomissione da parte di persona non autorizzata. (Fattispecie in cui era stato apposto un cartello con l'indicazione dell'avvenuto sequestro). Dichiara inammissibile, App. Catania, 31/01/2013

Cassazione penale sez. III  03 dicembre 2013 n. 3133  

 

Il reato di violazione di sigilli previsto dall'art. 349 c.p. si distingue dall'ipotesi di agevolazione colposa sanzionata amministrativamente dall'art. 350 c.p. per l'elemento psicologico, in quanto nella prima fattispecie la condotta del custode della cosa in sequestro è dolosamente diretta a porre in essere la violazione dei sigilli, nella seconda, invece, tale violazione è conseguente alla negligenza e trascuratezza del custode. Annulla con rinvio, App. Reggio Calabria, 07/06/2012

Cassazione penale sez. III  10 ottobre 2013 n. 50984  

 

Il momento consumativo del reato di violazione di sigilli può essere ritenuto coincidente con quello dell'accertamento - sulla base di elementi indiziari, di considerazioni logiche, ovvero di fatti notori e massime di esperienza - salvo che venga rigorosamente provata l'esistenza di situazioni particolari o anomale, idonee a confutare la valutazione presuntiva e a rendere almeno dubbia l'epoca di commissione del fatto. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 12/11/2012

Cassazione penale sez. fer.  30 luglio 2013 n. 34281  

 

È configurabile il reato di violazione di sigilli di cui all'art. 349 c.p. anche nel caso in cui i sigilli siano stati apposti esclusivamente per impedire l'uso illegittimo della cosa, essendo questa finalità ricompresa nel dettato della norma che richiama quella di assicurare la conservazione o la identità della cosa (Nel caso di specie violazione di sigilli apposti a ciclomotore sottoposto ex art. 214 comma 1 a fermo amministrativo). Non configura, al contrario il reato di cui all'art. 349 c.p. l'ipotesi del sequestro del veicolo ex art. 213 c.strad., dal momento che in tale situazione è prevista la mera apposizione di un segnale visivo dello stato di sequestro e non già un sigillo per la conservazione del veicolo.

Cassazione penale sez. III  20 giugno 2013 n. 37533  

 

Un cartello indicante che il veicolo è sottoposto a fermo, bloccato sulla carenatura con spago sigillato con il piombo, non può essere equiparato ai sigilli la cui violazione è punita ex art. 349 c.p. Infatti, l'art. 213 C.d.S., applicabile nel caso di specie, prevede, all'ultimo periodo del comma 2, che il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo deve recare segnalazione visibile dello stato di sequestro con le modalità stabilite nel regolamento e che di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Tale disposizione trova attuazione nel D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 394, comma 9, (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada), a norma del quale la segnalazione dello stato di sequestro del veicolo, ai sensi dell'art. 213 C.d.S., è realizzata con l'apposizione di uno o più fogli adesivi sulla parte anteriore o sul vetro parabrezza, recanti l'iscrizione "veicolo sottoposto sequestro" e con l'indicazione degli estremi del provvedimento che lo ha disposto. L'apposizione di sigilli costituisce un elemento ulteriore e meramente eventuale, perché, come previsto dal precedente comma 5 dello stesso articolo, essi sono apposti alle cose sequestrate solo "se è necessario". Nel caso in esame, dunque, il cartello apposto sul ciclomotore non avrebbe potuto essere ritenuto equivalente ai sigilli, che rappresentano un vincolo distinto ed ulteriore rispetto a quello rappresentato dal cartello di segnalazione.

Cassazione penale sez. III  10 aprile 2013 n. 38892  

 

In tema di violazione di sigilli la circostanza aggravante della qualità di custode, di cui al comma 2 dell'art. 349 c.p., può estendersi ai concorrenti che siano a conoscenza o ignorino colpevolmente tale qualità, non rientrando la stessa tra quelle circostanze soggettive da valutarsi soltanto con riguardo alla persona cui si riferiscono. Conferma App. Palermo, 20 febbraio 2012

Cassazione penale sez. III  22 gennaio 2013 n. 11402  

 

Il reato di violazione di sigilli è configurabile anche nel caso in cui i sigilli siano stati apposti esclusivamente per impedire l'uso illegittimo della cosa, perché questa finalità deve ritenersi compresa in quella, menzionata nell'art. 349 c.p., di assicurare la conservazione o la identità della cosa. (Nella specie, i sigilli erano stati apposti a due piatti Pioneer e a sei casse acustiche per evitare la protrazione della contravvenzione di cui all'art. 659 c.p.).

Cassazione penale sez. fer.  30 agosto 2012 n. 43884  

 

Risponde del reato di cui all'art. 349 c.p. (violazione di sigilli) il soggetto che, nominato custode di un veicolo sottoposto a fermo amministrativo per reiterate violazioni del Codice della Strada, venga sorpreso a circolare abusivamente con il mezzo durante il periodo in cui questo è assoggettato al vincolo di indisponibilità. Tale condotta, infatti, presuppone la violazione dei sigilli apposti dall'autorità amministrativa ai sensi dell'art. 214 c.strad. proprio al fine di inibire l'uso del veicolo sottoposto alla misura cautelare.

Cassazione penale sez. III  19 giugno 2012 n. 28979  

 

Il delitto di violazione dei sigilli, previsto dall'art. 349 c.p. si consuma non solo con la distruzione materiale dei sigilli ma anche con ogni altra condotta diretta a violare il vincolo di indisponibilità sotteso alla loro apposizione, posto che la norma in questione tutela non solo l'integrità materiale ma anche quella funzionale dei sigilli.

Tribunale La Spezia  10 maggio 2012 n. 334  

 



 
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