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Art. 351 codice penale: Violazione della pubblica custodia di cose

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato, atti, documenti, ovvero un’altra cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da uno a cinque anni.


Giurisprudenza annotata

Violazione di pubblica custodia di cose

È configurabile il reato ex art. 351 c.p. (violazione della pubblica custodia di cose) tutte le volte in cui l'azione illecita risulti indotta dal solo obiettivo di violare la pubblica custodia di tali atti o documenti, anche senza alcun intento di appropriarsene per qualche motivo o di consentire che se ne appropri qualcun altro.

Cassazione penale sez. VI  15 giugno 2012 n. 2278  

 

Affinché sia integrato il reato di violazione della pubblica custodia di cose o atti è sufficiente la sussistenza del dolo generico, non richiedendosi, per il suo perfezionamento, la specifica finalità di sottrarre o disperdere il bene. Annulla G.u.p. Trib. Lecce 1 luglio 2011

Cassazione penale sez. VI  15 giugno 2012 n. 2278  

 

Integra il delitto di violazione della pubblica custodia di cose, e non quello di peculato, la condotta del funzionario della Motorizzazione civile che, avendo la custodia di una carta di circolazione ritirata dalla p.g. per omesso aggiornamento del trasferimento di proprietà di un'autovettura, la consegni al nuovo proprietario del veicolo affinchè provveda alla regolarizzazione delle annotazioni sul documento presso altro servizio del medesimo ufficio. Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Lecce, 01/07/2011

Cassazione penale sez. VI  15 giugno 2012 n. 2278  

 

Il reato di violazione della pubblica custodia di cose sussiste anche in caso di cosciente e temporanea rimozione della cosa dal luogo in cui si trova, che sia comunque idonea a sottrarla alla sfera di custodia pubblica riservatale, senza che possa avere rilievo scriminante l'intenzione di immediata restituzione (nella specie, la Corte ha ritenuto che la condotta di un avvocato, che aveva prelevato un fascicolo processuale dall'armadio della cancelleria, fosse tale da integrare il reato di cui all'art. 351 c.p.).

Cassazione penale sez. VI  21 settembre 2011 n. 34529  

 

Non integra il reato di violazione della pubblica custodia di cose la condotta di rimozione, ad opera del soggetto che istituzionalmente è preposto alla custodia, del registro delle presenze del personale di una pubblica struttura ospedaliera, che pure costituisce un documento potenzialmente oggetto materiale dell'indicato reato, se la rimozione dal luogo di conservazione è temporanea e diretta a finalità non illecite, quali quelle di rimediare ad annotazioni incomplete e superficiali, che sono coerenti alla funzione propria del documento e che non qualificano in termini di estraneità alla P.A. interessata la condotta medesima. Annulla in parte con rinvio, App. Firenze, 25 giugno 2009

Cassazione penale sez. II  17 giugno 2010 n. 33703  

 

Non commette il delitto di violazione di pubblica custodia di cose, non integrando tale condotta gli estremi di quella di sottrazione della cosa custodita, il giornalista che momentaneamente asporti un fascicolo processuale dall'armadio in cui era custodito, trasportandolo all'esterno del palazzo di giustizia per poi ricollocarlo al suo posto immediatamente dopo aver documentato fotograficamente l'azione al fine di dimostrare i disservizi della giustizia. Rigetta, Gup Trib. Pavia, 01/07/2008

Cassazione penale sez. VI  12 gennaio 2010 n. 4699  

 

Il concetto di sottrazione ex art. 351 c.p. ("Violazione della pubblica custodia di cose") implica che una determinata "res" - non solo l'originale di un atto, ma anche una copia di esso che rilevi per la sua individualità - fuoriesca dalla sfera di disponibilità del legittimo detentore, che ne venga conseguentemente privato; il che nella specie non si è verificato, in quanto l'ufficio del Ros non è stato privato dell'atto e nemmeno di una sua copia, trattandosi di una riproduzione su carta, teoricamente illimitata, di un file esistente su un supporto informatico, rimasto intatto. La copia dell'atto non preesisteva fisicamente alla condotta di impossessamento, ma è stata ottenuta proprio tramite l'abusiva stampa del file, sicché non può dirsi che l'atto sia stato "sottratto" al pubblico ufficio, ferma restando la configurabilità del distinto reato di cui all'art. 615 ter c.p. ("Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico").

Cassazione penale sez. VI  19 febbraio 2002 n. 30024  

 

La riproduzione del verbale di interrogatorio reso da un coindagato tramite l'abusiva stampa del "file" che lo conteneva e che apparteneva all'archivio informatico dei carabinieri delegati allo svolgimento delle indagini non integra gli estremi del reato di cui all'art. 351 c.p., in quanto la condotta di sottrazione della cosa custodita richiesta ai fini della configurabilità del reato in questione implica che la res fuoriesca dalla sfera di disponibilità del legittimo detentore e che, peraltro, essa preesista alla condotta di impossessamento; il che non si verifica allorché la "res" sia stata ottenuta tramite l'abusiva stampa del "file", salva la configurabilità del diverso reato di cui all'art 615 ter c.p.

Cassazione penale sez. VI  19 febbraio 2002 n. 30024  

 

Non integra il reato di cui all'art. 351 c.p. (violazione della pubblica custodia di cose) la condotta di chi, introdottosi arbitrariamente nel sistema informatico di un pubblico ufficio (il che rende, peraltro, configurabile il diverso ed autonomo reato di cui all'art. 615 ter c.p.), ne tragga la copia cartacea di un atto ivi contenuto e quindi la distrugga, non comportando una tale condotta il risultato che il legittimo detentore venga spossessato nè dell'atto nè della stessa copia, atteso che quest'ultima, nell'ipotesi data, non era preesistente alla soppressione ma costituiva soltanto una riproduzione, effettuata proprio mediante la stampa abusiva e teoricamente ripetibile all'infinito, del documento informatico, rimasto intatto.

Cassazione penale sez. VI  19 febbraio 2002 n. 30024

 

Non costituisce peculato ma violazione di pubblica custodia di cose (art. 351 c.p.) aggravata dal nesso teleologico e dalla qualità di pubblico ufficiale (art. 61 n. 2 e 9 c.p.), la condotta del funzionario preposto ad una gara d'appalto il quale, nell'intento di favorire taluno dei concorrenti, si appropri temporaneamente, al solo scopo di prenderne indebita conoscenza, delle offerte pervenute in busta chiusa da parte dei soggetti interessati alla gara predetta, custodite negli uffici della p.a.

Cassazione penale sez. VI  28 aprile 1999 n. 10733  

 

Non costituisce deterioramento di una cosa pubblica custodita ex art. 351 c.p. l'asportazione dei dati di identificazione tecnica di una microspia installata in un posacenere di un pubblico esercizio affidata ad ufficiali di polizia giudiziaria intervenuti dopo il rinvenimento della stessa.

Tribunale Roma  13 luglio 1998

 

L'elemento soggettivo del delitto di cui all'art. 351 c.p. è rappresentato dal dolo generico, così che del tutto irrilevante deve ritenersi - in relazione alla contestazione del delitto di specie - l'indicazione del dolo specifico, costituito dall'intenzione di impedire l'identificazione della cosa custodita.

Tribunale Roma  13 luglio 1998

 

Non rientra nell'oggetto della tutela prevista dal delitto di cui all'art. 351 c.p. una microspia installata in un posacenere di un pubblico esercizio ed affidata ad ufficiali di polizia giudiziaria ivi intervenuti dopo il rinvenimento della stessa, non costituendo cosa particolarmente custodita o corpo di reato - stante l'assenza di reati in astratto ravvisabili nonché per la mancanza di un provvedimento di sequestro o comunque di formalità burocratiche tali da consentire di definire tale oggetto come corpo di reato.

Tribunale Roma  13 luglio 1998

 

Ai fini della sussistenza del reato di violazione della pubblica custodia di cose (art. 351 c.p.), la qualificazione di cosa "particolarmente custodita" concerne, per l'identità della ratio legis, tutte le categorie di beni menzionate nella predetta norma (corpo di reato, atti, documenti ovvero altra cosa mobile). La qualificazione di "cosa particolarmente custodita" può riguardare quindi una copia o un atto originale, in uno o più esemplari e spetta - considerata l'autonoma funzione ad esso pertinente rispetto ad ogni altra comune copia documentale - all'esemplare dei rilievi della Corte dei conti che deve essere conservato nell'apposito registro dei rilievi presso l'ufficio provinciale del tesoro. Il mancato inserimento in tale registro di uno dei tre esemplari del rilievo della Corte dei conti ovvero la successiva eliminazione di esso integrano, pertanto, il reato di cui all'art. 351 c.p., indipendentemente dalla sussistenza degli altri due esemplari e dalla reperibilità dei medesimi presso la Corte dei conti o nei fascicoli in cui sono riposti, sempreché detti comportamenti siano posti in essere volontariamente e con la coscienza della sottrazione del documento alla funzione per cui deve essere conservato (dolo generico).

Cassazione penale sez. VI  16 marzo 1993

 

In tema di violazione della pubblica custodia di cose non è richiesto, per la costituzione della custodia, l'uso di formule particolari o di determinate procedure, bensì che l'apprensione della cosa da parte del pubblico ufficiale sia avvenuta in virtù dei pubblici poteri ad esso demandati. Ne consegue che il reato sussiste anche se non sia stato ancora redatto verbale di sequestro, purché le cose siano state poste alla diretta ed esclusiva disposizione del pubblico ufficiale, anche se la relativa custodia sia inadeguata o negligente. (Nella specie, militari della Guardia di finanza avevano acquisito, nel corso di un'ispezione presso un'azienda, materiale ritenuto utile ai fini di indagini e l'avevano sistemato in scatoloni, poi collocati nel bagagliaio dell'autovettura di un socio dell'impresa ispezionata, invitandolo a seguirli. Quest'ultimo, invece, si era allontanato velocemente, disattendendo l'ordine ricevuto).

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 1992

 

Il dolo del reato di violazione della pubblica custodia di cose, di cui all'art. 351 c.p., sussiste anche in caso di cosciente e temporanea rimozione della cosa dal luogo in cui si trova. (Nella specie relativa a rigetto di ricorso, l'imputato aveva sostenuto la mancanza di dolo in quanto era sua intenzione restituire immediatamente all'ufficio tecnico erariale le planimetrie sottratte).

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 1985



 
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