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Art. 353 codice penale: Turbata libertà degli incanti

Chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Se il colpevole è persona preposta dalla legge o dalla Autorità o agli incanti o alle licitazioni suddette, la reclusione è da uno a cinque anni e la multa da lire un milione a quattro milioni.

Le pene stabilite in questo articolo si applicano anche nel caso di licitazioni private per conto di privati, dirette da un pubblico ufficiale o da persona legalmente autorizzata; ma sono ridotte alla metà.


Giurisprudenza annotata

Astensione e turbativa degli incanti

In tema di turbata libertà degli incanti, i comportamenti manipolatori che incidono sulla formazione del bando di gara, che venga successivamente emesso, devono essere inquadrati nella fattispecie prevista dall'art. 353 c.p., a nulla rilevando che siano precedenti all'introduzione dell'art. 353 bis c.p., che trova, invece, applicazione nel caso in cui la gara non venga bandita. (Annulla in parte con rinvio, G.u.p. Trib. Trento, 12/11/2013 )

Cassazione penale sez. II  17 ottobre 2014 n. 47444  

 

Nel reato di turbata libertà degli incanti, il "mezzo fraudolento" consiste in qualsiasi attività ingannevole che, diversa dalle condotte tipiche descritte dalla norma incriminatrice, sia idonea ad alterare il regolare funzionamento della gara, anche attraverso anomalie procedimentali, quali il ricorso a prestanomi o l'indicazione di informazioni scorrette ai partecipanti, e a pregiudicare l'effettività della libera concorrenza, la quale presuppone la possibilità per tutti gli interessati di determinarsi sulla base di un corretto quadro informativo. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Napoli, 19/02/2014 )

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2014 n. 42770  

 

L'evento naturalistico del reato di turbata libertà degli incanti può essere costituito oltre che dall'impedimento della gara anche da un suo turbamento, situazione quest'ultima che si verifica quando la condotta fraudolenta o collusiva abbia anche soltanto influito sulla regolare procedura della gara medesima, essendo irrilevante che si produca un'effettiva alterazione del risultato e, quindi, che il risultato della gara sia o no conforme a quello che si sarebbe prodotto senza tali interferenze, perché ciò che conta è lo sviamento del processo decisionale per l'individuazione del vincitore.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40304  

 

In tema di turbata libertà degli incanti, per "collusione" deve intendersi ogni accordo clandestino, intercorrente tra soggetti privati in qualsiasi modo interessati alla gara o tra questi e i preposti alla gara, diretto a influire sull'esito della stessa.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40304  

 

In tema di turbata libertà degli incanti, l'ipotesi di cui all'art. 353, comma 2, c.p. (concernente la turbata libertà degli incanti commessa da una persona che vi è "preposta dalla legge o dall'autorità") ha natura di circostanza aggravante del reato, per la quale trova applicazione la disciplina ordinaria del concorso di circostanze di cui all'art. 69 c.p.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40304  

 

In tema di reato di turbata libertà degli incanti, si richiede la realizzazione di una condotta collusiva, sempre che questa produca l'effetto di impedire o turbare l'andamento di una gara indetta da una pubblica amministrazione. Il reato è comunque integrato anche senza l'effettivo conseguimento del risultato perseguito dai soggetti agenti colludenti, essendo sufficiente che gli accordi collusivi siano idonei a influenzare l'andamento della gara.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40304  

 

Deve ammettersi la possibilità del concorso formale fra il reato di turbata libertà degli incanti e quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, attesa la loro diversa obiettività giuridica (essendo rivolto l'uno alla tutela del regolare svolgimento dei pubblici incanti e delle licitazioni private, l'altro alla difesa della integrità patrimoniale del soggetto passivo), e differenziandosi inoltre gli stessi sotto il profilo degli elementi strutturali che li compongono. (Conf. sent. 33872 del 2014 non mass.). (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 30/01/2014 )

Cassazione penale sez. II  11 giugno 2014 n. 30050  

 

Il collegamento, formale o sostanziale, tra società partecipanti alla gara per l'aggiudicazione di un appalto pubblico non è di per sè sufficiente a configurare il delitto di turbata libertà degli incanti, occorrendo la prova che, dietro la costituzione di imprese apparentemente distinte, si celi un unico centro decisionale di offerte coordinate o che le imprese, utilizzando il rapporto di collegamento, abbiano presentato offerte concordate. (Nella specie, la Corte ha censurato l'affermazione del giudice di appello secondo cui, accertato il rapporto di parentela intercorrente tra i soci, sarebbe spettato agli imputati dimostrare l'insussistenza di un "unico centro di interesse" fra le due società coinvolte, realizzandosi così una inversione dell'onere della prova non consentita nel giudizio penale). (Annulla senza rinvio, App. Milano, 07/01/2013 )

Cassazione penale sez. VI  01 aprile 2014 n. 28517  

 

Esula la configurabilità del reato di cui all'art. 353 c.p. qualora, pur essendosi instaurata una procedura di aggiudicazione ad evidenza pubblica, la stessa non venga poi conclusa con l'adozione di un formale provvedimento autoritativo, avendo la stessa pubblica amministrazione optato per una procedura puramente negoziale volta al soddisfacimento, oltre che del pubblico interesse (in linea con quanto previsto dall'art. 11 l. 7 agosto 1990 n. 241), anche, per quanto possibile, delle legittime aspettative di tutti i soggetti interessati; procedura le cui connotazioni (a prescindere da eventuali profili di illegittimità formale, rilevanti solo ai fini dell'eventuale annullabilità dell'accordo da essa scaturito), siano risultate tali da escludere ogni ipotesi di collusione o di impiego di mezzo fraudolento.

Cassazione penale sez. VI  13 marzo 2014 n. 32237  

 

Il reato di cui all'art. 353 c.p. (turbata libertà degli incanti) è configurabile anche nel caso di contratti da concludersi a trattativa privata, quando le relative procedure assumano le caratteristiche di una "gara", ancorché informale, tra soggetti ciascuno dei quali, consapevole della esistenza di offerte altrui, sottoponga la propria al vaglio della p.a., salvo che, anche in tal caso, non sia previsto alcun meccanismo selettivo delle offerte e la p.a. sia del tutto libera di valutare ciascuna di esse come meglio crede.

Cassazione penale sez. VI  13 marzo 2014 n. 32237  

 

Il reato di turbata libertà degli incanti è configurabile solo quando l'individuazione del contraente avviene all'esito di una gara, anche informale e atipica, con la conseguenza che, se l'amministrazione, dopo aver avviato un procedimento di gara, si orienta formalmente per la conclusione di un accordo sostitutivo del provvedimento finale (previsto dalla normativa di settore e conforme ai principi generali in tema di procedimento amministrativo), l'attività volta alla preparazione ed alla conclusione di tale accordo non integra gli estremi della fattispecie di cui all'art. 353 c.p. (In motivazione, la Corte ha precisato che eventuali illegittimità riscontrabili nel percorso negoziale intrapreso - pur rilevanti sul piano amministrativo, tanto da poter invalidare l'accordo stipulato - non sono idonee ad integrare gli estremi del reato in questione). (Annulla senza rinvio, App. Genova, 14/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  13 marzo 2014 n. 32237

 

È configurabile la turbativa d'asta ex art. 353 c.p. nei soli casi di gara, quando si innesca una procedura competitiva fra operatori economici - in pubblici incanti o in licitazione privata - che vincoli l'amministrazione ad una selezione e ad una valutazione di merito. Costituisce gara, al limite, anche la procedura competitiva informale o deregolata, in cui il dato concorrenziale fra operatori limita la libera valutazione dell'ente appaltante. Non è il caso, però, di quelle procedure latamente competitive, in cui l'elemento della comparazione fra offerte cede il passo a quello della discrezionalità tecnica ed amministrativa, per l'assenza di formali paletti procedurali che vincolino la scelta della p.a. Altrimenti, l'art. 353 c.p. soffrirebbe una interpretazione estensiva, al limite dell'analogia, incompatibile con la rigidità e la tassatività della norma penale.

Cassazione penale sez. VI  13 marzo 2014 n. 32237  

 

Sussiste la possibilità del concorso formale fra il reato di turbata libertà degli incanti e quello di truffa, attesa la loro diversa obiettività giuridica, essendo rivolto l'uno alla tutela del regolare svolgimento dei pubblici incanti e delle licitazioni private, l'altro alla difesa della integrità patrimoniale del soggetto passivo. (Rigetta, Trib. Trieste, 20/06/2013 )

Cassazione penale sez. II  04 dicembre 2013 n. 2230  

 

La nozione di "preposto", di cui al secondo comma dell'art. 353 c.p., non va determinata con riferimento circoscritto al momento terminale dell'incanto o della licitazione privata, sì da potersi applicare soltanto al soggetto che presiede o dirige la celebrazione della gara; ma dev'essere interpretata avendo riguardo all'intero iter procedimentale, in relazione al quale si considerano "preposti" tutti coloro che, in qualunque fase della procedura, svolgono compiti essenziali ai fini del conseguimento dell'obiettivo di tutela della libera concorrenza. (Rigetta, App. Catanzaro, 11/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2013 n. 10886  

 

La rinuncia a partecipare alla gara integra il reato di turbativa d'asta e non quello di astensione dagli incanti quando si inserisce nell'ambito di un ampio e concordato accordo collusivo finalizzato ad alterare l'esito della gara, ed assume perciò la veste di comportamento "attivo" in vista della buona riuscita dell'operazione illecita.

Cassazione penale sez. III  22 novembre 2013 n. 3907  



 
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