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Art. 354 codice penale: Astensione dagli incanti

Chiunque, per denaro dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a lui data o promessa, si astiene dal concorrere agli incanti o alle licitazioni indicati nell’articolo precedente, è punito con la reclusione sino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.


Giurisprudenza annotata

Astensione dagli incanti

La rinuncia a partecipare alla gara integra il reato di turbativa d'asta e non quello di astensione dagli incanti quando si inserisce nell'ambito di un ampio e concordato accordo collusivo finalizzato ad alterare l'esito della gara, ed assume perciò la veste di comportamento "attivo" in vista della buona riuscita dell'operazione illecita.

Cassazione penale sez. III  22 novembre 2013 n. 3907  

 

Integra il delitto di turbata libertà degli incanti e non quello meno grave di astensione dagli incanti la condotta di chi non si limita ad astenersi dal concorrere agli incanti o alle licitazioni private in cambio della dazione o della promessa di danaro o altra utilità, ma partecipa altresì in maniera attiva all'intesa illecita finalizzata a impedire o turbare la gara ovvero allontanarne gli offerenti.

Cassazione penale sez. II  25 novembre 2011 n. 44388  

 

La condotta che realizza una estorsione non può in nessun caso ritenersi assorbita nel reato di turbativa d'asta, né quest'ultimo può ritenersi consumato nel primo, diversi essendo i perimetri di offensività che le due previsioni, strutturalmente e teleologicamente non sovrapponibili, mirano a delineare (fattispecie relativa alla condotta di un avvocato che in tre procedure di aggiudicazione di immobili sottoposti a procedimenti esecutivi e fallimentari, agendo quale procuratore del coimputato, aveva concorso nella condotta delittuosa di quest'ultimo consistente nella indebita richiesta di somme di denaro, a fronte della minaccia di partecipare all'aggiudicazione degli immobili presentando offerte più elevate).

Cassazione penale sez. II  25 novembre 2011 n. 44388  

 

Integra il delitto di turbata libertà degli incanti e non quello meno grave di astensione dagli incanti la condotta di chi non si limita ad astenersi dal concorrere agli incanti o alle licitazioni private in cambio della dazione o della promessa di danaro o altra utilità, ma partecipa altresì in maniera attiva all'intesa illecita finalizzata ad impedire o turbare la gara ovvero allontanarne gli offerenti. (Fattispecie relativa all'attività di intermediazione svolta dall'imputato per favorire il proprietario di un immobile sottoposto a vendita forzata provocando l'astensione dall'incanto di coloro che avevano già versato cauzione per parteciparvi). Rigetta, App. Firenze, 27/03/2007

Cassazione penale sez. VI  20 ottobre 2009 n. 1934  

 

Il reato di astensione dagli incanti, previsto dall'art. 354 c.p., in quanto strutturato come reato omissivo proprio, non consente la configurabilità del tentativo.

Cassazione penale sez. II  06 febbraio 2007 n. 9551

 

Non integra gli estremi del reato di turbata libertà degli incanti la condotta di chi, concorrendo a una gara (nella specie, per una vendita fallimentare), proponga ad altro concorrente di riconoscergli il rimborso delle spese sostenute per la partecipazione alla gara in cambio della propria astensione a presentare ulteriori offerte, se la proposta non venga accettata. Tale condotta non integra, invero, alcuno dei comportamenti tipici indicati nella norma e non configura neppure gli estremi del tentativo punibile, ai sensi degli art. 56 e 353 c.p., del reato, sub specie della collusione, mancando, nell'ipotesi considerata, l'accordo fraudolento delle parti. Nel caso, neanche è configurabile un tentativo del reato previsto dal successivo art. 354 c.p. (astensione dagli incanti): in quest'ultima fattispecie, invero, il reato presuppone l'accordo delle parti sull'astensione (quale antefatto non punibile) cui segua l'astensione (che rappresenta il momento consumativo); trattandosi, peraltro, di reato omissivo proprio, la stessa struttura del delitto non rende configurabile il tentativo. Nel comportamento anzidetto non può, pertanto, che riscontrarsi l'istigazione a commettere un reato, non punibile ex art. 115 c.p.

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 1999 n. 705  

 

La fattispecie di astensione dagli incanti, di cui all'art. 354 c.p., costituisce un'ipotesi singolare di concorso mediante fatti omissivi nel delitto di turbata libertà degli incanti, previsto dall'art. 353 c.p., che il legislatore, in deroga alle norme stabilite negli art. 110 s. c.p., ha configurato come ipotesi speciale ed autonoma di reato, per non lasciar dubbi in ordine alla punibilità di una condotta meramente negativa, invece che di collaborazione collusiva con il soggetto attivo, ed al bisogno di punirla con una pena minore di quella comminata per il delitto attivo.

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 1997 n. 911  

 

La fattispecie di astensione dagli incanti, di cui all'art. 354 c.p., costituisce un'ipotesi singolare di concorso mediante fatti omissivi nel delitto di turbata libertà degli incanti, previsto dall'art. 353 c.p., che il legislatore, in deroga alle norme stabilite negli art. 110 ss. c.p., ha configurato come ipotesi speciale ed autonoma di reato, per non lasciar dubbi in ordine alla punibilità di una condotta meramente negativa, invece che di collaborazione collusiva con il soggetto attivo, ed al bisogno di punirla con una pena minore di quella comminata per il delitto attivo.

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 1997 n. 911  

 

Nell'esecuzione per espropriazione forzata immobiliare, le irregolarità, che si verifichino in sede di vendita con incanto, o di gara conseguente ad offerta in aumento del sesto, a causa della commissione, con la partecipazione dell'aggiudicatario definitivo, dei reati di turbata libertà degli incanti o di astensione dagli incanti (art. 353 e 354 c.p.), configurano vizi sostanziali di negozi processuali inerenti ad una fase del procedimento esecutivo che si chiude con l'ordinanza di aggiudicazione definitiva, e, quindi, vizi di legittimità di tale ultimo atto esecutivo, come tali deducibili solo con il rimedio dell'opposizione avverso il medesimo atto esecutivo, a norma dell'art. 617 c.p.c., non anche con autonoma azione di accertamento, nè con opposizione avverso l'esecuzione per rilascio che venga intrapresa da detto aggiudicatario definitivo dopo il decreto di trasferimento in suo favore dell'immobile pignorato.

Cassazione civile sez. III  05 settembre 1985 n. 4615  



 
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