codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 356 codice penale: Frode nelle pubbliche forniture

Chiunque commette frode nella esecuzione dei contratti di fornitura o nell’adempimento degli altri obblighi contrattuali indicati nell’articolo precedente, è punito con la reclusione da un anno a cinque anni o con la multa non inferiore a lire due milioni.

La pena è aumentata nei casi preveduti dal primo capoverso dell’articolo precedente.


Giurisprudenza annotata

Frode nelle pubbliche forniture

Il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) non richiede una condotta implicante artifici o raggiri, propri del reato di truffa, nè un evento di danno per la parte offesa, coincidente con il profitto dell'agente, essendo sufficiente la dolosa inesecuzione del contratto pubblico di fornitura di cose o servizi, con la conseguenza che ove ricorrano anche i suddetti elementi caratterizzanti la truffa è configurabile il concorso tra i due delitti. (Rigetta, App. Lecce, s.d. Taranto, 12/07/2012 )

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 2014 n. 38346  

 

In tema di frode nelle pubbliche forniture, il momento consumativo del reato di cui all'art. 356 c.p., presupponendo il compimento di una attività di verifica svolta dal contraente pubblico in grado di disvelare il mancato adempimento del contratto nei suoi profili essenziali, coincide con la contestazione di specifici vizi o inadempienze all'appaltatore, non essendo sufficiente una qualsiasi difformità nell'esecuzione della prestazione o la mera interlocuzione fra le parti. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la consumazione del reato andasse individuata nell'epoca di invio di una missiva interlocutoria del direttore dei lavori, che aveva contestato solo una parte dei vizi dell'opera allo scopo di suggerire all'appaltatore i necessari interventi correttivi). (Rigetta, App. Lecce, s.d. Taranto, 12/07/2012 )

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 2014 n. 38346

 

Il delitto di cui all'art. 356 c.p. presuppone un inadempimento fraudolento che si ponga come momento di una complessiva inesecuzione della prestazione, letta nella sua integralità e non parcellizzata tramite i singoli momenti attraverso i quali si realizza, salvo che gli stessi assumano un rilievo essenziale rispetto alla corretta esecuzione degli obblighi assunti. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto non configurabile il delitto in esame, con riferimento ad una esternalizzazione di servizi regionali a favore di una società privata, in presenza di un singolo inadempimento costituito dall'essere stato un dipendente adibito ad una funzione diversa da quella pattuita). Annulla in parte senza rinvio, App. Catanzaro, 27/01/2012

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 2013 n. 50334  

 

L'art. 356 c.p. sanziona quelle condotte contrattuali che nei rapporti con l'amministrazione violano il principio di buona fede nell'esecuzione del contratto, principio sancito dall'art. 1375 c.c. La malafede si può manifestare attraverso espedienti maliziosi o inganni da parte del fornitore, diretti a dissimulare la mancata attuazione degli obblighi contrattuali, così compromettendo gli interessi della p.a.

Ufficio Indagini preliminari Torino  10 maggio 2011 n. 913  

 

Il reato previsto dall'art. 356 c.p., è configurabile anche nel caso in cui venga fornita una cosa diversa da quella pattuita e tale diversità può riferirsi all'origine, alla provenienza, alla qualità o quantità purché si tratti di un livello di difformità che abbia un'apprezzabile grado di significatività, che cioè sia idoneo ad incidere nello svolgimento del rapporto con l'amministrazione e, quindi ad offendere il bene tutelato dalla norma incriminatrice, infatti non è necessario un comportamento fraudolento mediante uso di raggiri, essendo sufficiente la semplice mala fede nell'esecuzione del contratto, ravvisabile anche nella consegna "aliud pro alio".

Ufficio Indagini preliminari Torino  10 maggio 2011 n. 913  

 

Per integrare il reato di cui all'art. 356 c.p. non è sufficiente il semplice inadempimento del contratto, ma occorre un "quid pluris" rappresentato dalla malafede contrattuale e, dunque, la presenza di un espediente malizioso o di un inganno tali da fare apparire l'esecuzione del contratto conforme agli obblighi assunti (accolto, nella specie, il ricorso avverso il sequestro preventivo di apparecchi T-red la cui fornitura, a detta dell'accusa, integrava una ipotesi di "aliud pro alio", sull'assunto che tali apparecchi fossero muniti soltanto in apparenza dell'approvazione ministeriale, atteso che il produttore l'avrebbe ottenuta con l'inganno, omettendo deliberatamente di sottoporre all'esame degli organi tecnici del Ministero un componente fondamentale dell'apparecchiatura (una scheda relè preposta alla trasmissione del segnale semaforico alle telecamere di ripresa), che costituiva la causa dei malfunzionamenti riscontrati; la Corte, invece, ha fatto proprie le osservazioni di una verifica amministrativa, ribadendo che l'interfaccia con l'impianto semaforico -costituita, nella specie, dalla scheda incriminata- non faceva parte integrante dell'apparecchio e non era quindi soggetta alla procedura di approvazione e, pertanto, confermando la validità del decreto di approvazione del T-red a suo tempo emesso).

Cassazione penale sez. VI  10 gennaio 2011 n. 5317

 

In tema di frode nelle pubbliche forniture, il semplice inadempimento del contratto non integra il reato di cui all'art. 356 c.p., richiedendo la norma un "quid pluris", cioè la malafede contrattuale e, dunque, la presenza di un espediente malizioso o di un inganno, tale da far apparire l'esecuzione del contratto conforme agli obblighi assunti. A tal fine, per la configurabilità del reato, non è però necessario un comportamento fraudolento mediante l'uso di raggiri (potendosi anzi configurare, in concorso, il reato di truffa, ove siano posti in essere artifici o raggiri), essendo sufficiente la semplice malafede nell’esecuzione del contratto che si sostanzi nella consegna di "aliud pro alio", indipendentemente da ogni valutazione circa l'idoneità della cosa consegnata rispetto alla destinazione che essa deve avere; e ciò con la precisazione che la consegna dell'"aliud pro alio" si verifica non solo quando la cosa sia materialmente diversa per genere o specie da quella pattuita, ma anche quando presenti difformità qualitative intrinseche tali da renderla del tutto inidonea alla funzione economico-sociale del contratto, quale conosciuto e voluto dalle parti contraenti (da queste premesse, è stato ritenuto correttamente ravvisato il reato "de quo" a carico del titolare di un laboratorio di analisi convenzionato con la Asl, che aveva presentato per il pagamento alla predetta azienda fatture relative ad analisi chimiche di laboratorio su pazienti convenzionati che solo apparentemente risultavano essere eseguite a regola d'arte, mentre erano state in realtà effettuate con reagenti chimici e reattivi con validità scaduta).

Cassazione penale sez. VI  22 gennaio 2010 n. 8593  

 

Soggetto attivo del reato di cui all'art. 356 c.p. può essere anche colui che fornisce all'impresa appaltatrice dell'opera pubblica materie prime in qualità non idonea per la corretta realizzazione dell'appalto, indipendentemente dall'assenso prestato dall'ente pubblico allo svolgimento di tale incarico. (Fattispecie relativa a fornitura di calcestruzzo di qualità scadente utilizzato per la costruzione di opere pubbliche).

Cassazione penale sez. VI  07 ottobre 2008 n. 44273  

 

È sufficiente a configurare l’elemento psicologico del reato previsto dall’art. 356 c.p. il dolo generico, costituito dalla consapevolezza di effettuare una prestazione diversa per quantità e qualità da quella dovuta, a meno che vengano scoperti ed allegati ulteriori elementi che attribuiscano all’oggettivo inadempimento una valenza colposa.

Tribunale Bari sez. I  01 aprile 2008

 

In tema di frode nelle pubbliche forniture, il semplice inadempimento del contratto non integra il reato di cui all’art. 356 c.p., richiedendo la norma un "quid pluris", cioè la malafede contrattuale e, dunque, la presenza di un espediente malizioso o di un inganno, tale da far apparire l’esecuzione del contratto conforme agli obblighi assunti; non è però necessario un comportamento fraudolento mediante l’uso di raggiri, essendo sufficiente la semplice malafede nell’esecuzione del contratto (Fattispecie in tema di consegna di "aliud pro alio", ravvisata non soltanto quando la cosa sia materialmente diversa per genere o specie da quella pattuita, ma anche quando presenti difformità qualitative intrinseche tali da renderla del tutto inidonea alla funzione economico-sociale del contratto, quale conosciuto e voluto dalle parti contraenti).

Tribunale Bari sez. I  01 aprile 2008

 

Ai fini della configurabilità del delitto di frode nelle pubbliche forniture di cui all'art. 356 c.p., non è necessario un comportamento fraudolento mediante l'uso di artifici o raggiri, essendo sufficiente la semplice mala fede nell'esecuzione del contratto, ravvisabile nella consegna di "aliud pro alio", il che si verifica non solo quando la cosa sia materialmente diversa per genere o specie da quella pattuita, ma anche quando presenti difformità qualitative intrinseche, tali da renderla del tutto inidonea alla funzione economico-sociale del contratto, quale conosciuto e voluto dalle parti contraenti. (Nella fattispecie era stata accertata da parte della ditta appaltatrice del servizio di refezione scolastica per alcune scuole la somministrazione di passata di pomodoro e grana padano in luogo di parmigiano e pomodoro pelato in scatola o fresco durante la stagione).

Corte appello Catanzaro sez. I  08 gennaio 2008 n. 1938  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti