codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 360 codice penale: Cessazione della qualità di pubblico ufficiale

Quando la legge considera la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, o di esercente un servizio di pubblica necessità, come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude la esistenza di questo nè la circostanza aggravante, se il fatto si riferisce all’ufficio o al servizio esercitato.


Giurisprudenza annotata

Cessazione della qualità di pubblico ufficiale

Integra il delitto di falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale (art. 479 c.p.), la condotta di colui che attestando circostanze non corrispondenti al vero abbia annullato un verbale di contestazione per violazione dell'art. 142, comma 9, c. strad. A tal fine, non rileva la cessazione della qualità di pubblico ufficiale, poiché l'art. 360 c.p. stabilendo che quando la qualità di pubblico ufficiale è elemento costitutivo di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude l'esistenza di questo, pone un principio di carattere generale applicabile in ogni caso in cui sia ravvisabile un rapporto funzionale tra la pur cessata qualità di pubblico ufficiale e la commissione del reato.

Tribunale Matera  12 marzo 2011

 

In applicazione della regola dettata dall'art. 360 c.p., deve ritenersi che l'intervenuta cessazione della qualità di pubblico ufficiale non abbia incidenza sulla configurabilità del reato di cui all'art. 328 c.p. a carico di un giudice di pace il quale, successivamente alla cessazione dall'incarico, abbia omesso di ottemperare alla richiesta, fattagli pervenire dal magistrato coordinatore dell'ufficio, di restituire taluni fascicoli processuali che, durante it suddetto incarico, gli erano stati affidati.

Cassazione penale sez. VI  11 maggio 2010 n. 20558  

 

La tutela penale in ordine alla qualità di pubblico ufficiale (o di incaricato di un pubblico servizio o di esercente un servizio di pubblica necessita) è disposta nel pubblico interesse, il quale può essere leso o posto in pericolo non solo durante il tempo in cui il pubblico ufficiale (o il soggetto rivestente le altre suindicate qualità soggettive) esercita le sue mansioni ma anche dopo, quando il soggetto abbia perduto la qualifica, sempre che il reato dallo stesso commesso si riconnetta all'ufficio già prestato.

Cassazione penale sez. VI  11 maggio 2010 n. 20558  

 

In tema di reati contro la p.a., la tutela penale apprestata dall'ordinamento in relazione alle qualità di pubblico ufficiale (o di incaricato di pubblico servizio o di esercente un servizio di pubblica necessità) è disposta nel pubblico interesse, il quale può essere leso o posto in pericolo non solo nell'attualità dell'esercizio delle relative mansioni, ma anche quando il soggetto investito del pubblico ufficio abbia perduto le predette qualifiche, sempre che sussista un rapporto funzionale tra la commissione del reato e l'ufficio ricoperto. (Fattispecie relativa all'omessa restituzione di fascicoli processuali da parte di un giudice di pace, a seguito della cessazione delle relative funzioni). Annulla con rinvio, App. Ancona, 20 aprile 2007

Cassazione penale sez. VI  11 maggio 2010 n. 20558  

 

Integra il delitto di falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale (art. 479 cod. pen.), la condotta di colui che, in qualità di procuratore della Repubblica, ancorché sospeso da tali funzioni, appone una data anteriore a quella reale a un provvedimento di delega al compimento di indagini; né rileva, a tal fine, la non attualità della pubblica funzione, considerato che la previsione di cui all'art. 360 cod. pen. - per la quale quando la qualità di pubblico ufficiale è elemento costitutivo di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude l'esistenza di questo - pone un principio di carattere generale applicabile in ogni caso in cui sia ravvisabile un rapporto funzionale tra la pur cessata qualità di pubblico ufficiale e la commissione del reato. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto la sussistenza della responsabilità dell'imputato, affermando che nella specie l'illecito perpetrato si era potuto realizzare solo e proprio attraverso l'indebito perpetuarsi dell'esercizio di una pubblica funzione, in una data (dissimulata dalla falsità dell'attestazione) in cui essa era già venuta meno in capo all'agente). Annulla in parte senza rinvio, App. Ancona, 28 Maggio 2007

Cassazione penale sez. V  26 febbraio 2008 n. 22203  

 

Il testimone è pubblico ufficiale e conserva tale qualità finché il processo non si esaurisce per effetto del passaggio in giudicato della sentenza e, d'altro canto, l'eventuale perdita di tale qualità non osta alla configurabilità come delitti contro la pubblica amministrazione dei reati che siano compiuti in suo danno a causa della funzione pubblica esercitata, così come stabilisce l'art. 360 c.p..

Cassazione penale sez. VI  12 maggio 1993

 

La regola dell'art. 360 c.p. presuppone che una determinata fattispecie non richieda necessariamente l'attualità dell'esercizio della pubblica funzione o del pubblico servizio, cioè che l'agente sia titolare dei poteri o della qualità di cui abusa nell'immanenza della condotta criminosa. Tuttavia una condotta riferita a una qualità pubblica o alla titolarità dei poteri risalenti nel tempo e non più attuati si configura priva della portata offensiva degli attributi di legalità, di imparzialità e di buon andamento della p.a. che postulano attualità dell'ufficio pubblico di cui si esercita il potere per tornaconto personale. (Fattispecie relativa a rapporto di servizio esauritosi da anni con l'ente pubblico, chiamato a rispondere, in solido con l'autore dell'illecito, delle obbligazioni civili nascenti da reati).

Cassazione penale sez. VI  09 luglio 1992

 

La ricognizione di persona non è validamente eseguita, ai sensi dell'art. 360 c.p. quando l'istruttore non disponga la preventiva descrizione della persona da riconoscere.

Corte appello Bologna  07 giugno 1983

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti