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Art. 361 codice penale: Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale

Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità giudiziaria, o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferire, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da lire sessantamila a un milione.

La pena è della reclusione fino a un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria, che ha avuto comunque notizia di un reato del quale doveva fare rapporto.

Le disposizioni precedenti non si applicano se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa.


Giurisprudenza annotata

Omessa denuncia di reato

L'omissione o il ritardo del pubblico ufficiale nel denunciare i fatti di reato idonei a integrare il delitto di cui all'art. 361 c.p. si verifica solo quando il pubblico ufficiale sia in grado di individuare, con sicurezza, gli elementi di un reato, mentre, qualora egli abbia il semplice sospetto di una possibile futura attività illecita, deve, ricorrendone le condizioni, semplicemente adoperarsi per impedire l'eventuale commissione del reato ma non è tenuto a presentare denuncia.

Cassazione penale sez. III  25 giugno 2014 n. 37756  

 

Il reato di omessa denuncia, di cui all'art. 361 c.p., è reato istantaneo, perché il termine di adempimento dell'obbligo è unico, finale e non iniziale, decorso il quale l'agente non è più in grado di tenere utilmente la condotta imposta. Il contegno descritto in tale fattispecie si sostanzia, infatti, nell'omettere, e cioè nel non fare, ovvero nel ritardare, ossia nel protrarre indebitamente, la denuncia; tanto che alla desistenza la legge non riconnette alcuna conseguenza giuridica, essendosi ormai verificati gli effetti (omissione o ritardo) necessari e sufficienti per la consumazione.

Cassazione penale sez. III  25 giugno 2014 n. 37756  

 

Non integra il reato di cui all'art. 361 c.p. la condotta del pubblico ufficiale che, dinanzi alla segnalazione di un fatto avente connotazioni di possibile rilievo penale, disponga i necessari approfondimenti all'interno del proprio ufficio, al fine di verificare l'effettiva sussistenza di una "notitia criminis", e non di elementi di mero sospetto. Rigetta, Gup Trib. Livorno, 30/01/2013

Cassazione penale sez. VI  06 febbraio 2014 n. 12021  

 

Presupposto del concretizzarsi dell'obbligo di riferire all'autorità giudiziaria è l'esistenza di una notizia di reato che, pur non necessitando la certezza o anche il dubbio circa l'esistenza dello stesso, deve essere riconducibile ad una fattispecie illecita. I giudizi di valore complementari al 'fatto tipico', vale a dire antigiuridicità e dolo, competono invece in via esclusiva all'autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI  06 febbraio 2014 n. 12021  

 

È configurabile il reato di favoreggiamento personale a carico del soggetto investito della qualità di ufficiale o agente di polizia giudiziaria il quale, richiesto privatamente di un consiglio circa l'atteggiamento da tenere a fronte di una pretesa estorsiva proveniente da un'associazione criminosa, abbia suggerito di prestarvi adesione anziché provvedere, come sarebbe stato suo dovere, penalmente sanzionato ai sensi dell'art. 361, comma 2, c.p., ad inoltrare denuncia all'autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2013 n. 51508  

 

Integra il delitto di favoreggiamento personale l'omessa denuncia di reato da parte di un appartenente alla polizia di Stato che abbia appreso la "notitia criminis" nel corso di una conversazione informale, se la condotta è posta in essere nella consapevolezza dell'utilità derivante da tale omissione agli autori del reato presupposto, in quanto gli appartenenti ai ruoli dell'amministrazione della pubblica sicurezza sono gravati dell'obbligo di denuncia anche in relazione a notizie acquisite fuori dell'attività di servizio. (Fattispecie relativa ad un appartenente alla Polizia di Stato che, informato dal titolare di un esercizio commerciale di richieste estorsive, induceva il medesimo a soggiacere alle pretese illecite suggerendogli di cercare un intermediario). Annulla con rinvio, Trib. lib. Palermo, 07/06/2013

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2013 n. 51508  

 

Il concorso omissivo nel reato ai sensi dell'art. 40, comma 2, c.p. si distingue dalla fattispecie di omessa denuncia di reato, di cui all'art. 361 c.p., in quanto in quest'ultima ipotesi il pubblico ufficiale si limita ad omettere o ritardare di denunciare un reato di cui sia venuto a conoscenza, nella prima, invece, non pone in essere un comportamento doveroso, di carattere positivo che avrebbe potuto impedire la commissione di un reato. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto configurabile il concorso nel delitto di detenzione e porto di armi di un sottufficiale dei carabinieri che, partecipando ad incontro tra due soggetti da lui propiziato e sapendo che uno dei due era armato, aveva omesso di sequestrare l'arma medesima).

Cassazione penale sez. I  23 settembre 2013 n. 43273

 

Non sussiste alcun rapporto di specialità tra l'art. 361 del c.p., che è norma penale incriminatrice, e punisce il pubblico ufficiale che omette o ritarda di denunciare all'autorità giudiziaria un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni, e l'art. 27, comma 4, del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, per la cui violazione non è prevista alcuna sanzione penale, che obbliga gli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria a comunicare all'autorità giudiziaria i casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, anche quando non rivestono carattere penale: da ciò conseguendo che i responsabili dell'ufficio tecnico comunale sono tenuti a denunciare senza ritardo all'autorità giudiziaria gli abusi edilizi integranti reato apprezzati nell'esercizio delle proprie funzioni, in difetto essendo chiamati a rispondere del reato di cui all'art. 361 del c.p., senza la possibilità di invocare, quale disposizione speciale, derogatoria dell'obbligo generale, quella di cui all'art. 27, comma 4, del d.P.R. n. 380 del 2001. (La Corte ha così annullato la sentenza di non luogo a procedere per il reato di cui all'art. 361 del c.p. pronunciata nei confronti di due funzionari dell'ufficio tecnico comunale, cui era stato contestato di non avere riferito all'autorità giudiziaria di abusi edilizi riscontrati nell'esercizio dell'attività di istituto: erroneamente, secondo la Corte, il giudice aveva ravvisato il carattere di norma speciale dell'art. 27, comma 4, sì da farne discendere la conseguenza che tenuti a riferire all'autorità giudiziaria dovevano ritenersi solo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, con esonero dei dirigenti dell'ufficio tecnico).

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2013 n. 23956  

 

Non sussiste alcun rapporto di specialità tra l'art. 361 c.p. e l'art. 27 comma 4 d.P.R. n. 380 del 2001, trattandosi di norme con ambiti di applicazione differenti, poiché la prima sanziona penalmente qualsiasi pubblico ufficiale che ometta di denunciare all'a.g. fatti costituenti reato, mentre la seconda impone ai soli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria l'ulteriore obbligo - non sanzionato penalmente - di comunicare all'a.g. anche le violazioni urbanistico - edilizie non costituenti reato. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto responsabili del reato di cui all'art. 361 c.p. sia il geometra dell'ufficio tecnico comunale che aveva omesso di denunciare l'abuso edilizio accertato a seguito di sopralluogo con la polizia municipale, sia il responsabile del predetto ufficio venuto a conoscenza dell'abuso con la ricezione del rapporto di servizio). Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Pavia, 13/12/2011

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2013 n. 23956  



 
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