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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 362 codice penale: Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio

L’incaricato di un pubblico servizio, che omette o ritarda di denunciare all’Autorità indicata nell’articolo precedente un reato del quale abbia avuto notizia nell’esercizio o a causa del suo servizio, è punito con la multa fino a lire duecentomila.

Tale disposizione non si applica se si tratta di un reato punibile a querela della persona offesa.


Giurisprudenza annotata

Omessa denuncia di reato

Il farmacista (colui, cioè, che esercita la professione sanitaria e non anche il proprietario dell'azienda - farmacia, ove si tratti di soggetti distinti) riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. In tale veste, pertanto, in forza dell'obbligo imposto in via generale dall'art. 331 c.p.p., egli è tenuto a denunciare un reato del quale, nell'esercizio o a causa del servizio, e comunque, in dipendenza dell'attività svolta, sia venuto a conoscenza, onde, in caso di mancato adempimento al c.d. obbligo di rapporto, incorre nel reato di cui all'art. 362 c.p. (Fattispecie relativa all'emissione di ricette false al fine di incrementare le vendite di determinati farmaci).

Pretura Ragusa  07 ottobre 1996

 

Diversamente dal reato di favoreggiamento, quello di omessa denuncia è integrato anche nel caso in cui sia successivamente accertata l'insussistenza obiettiva del reato, di cui ha avuto notizia l'agente e che non ha denunciato (nella specie, l'imputata, medico esercente un pubblico servizio, era venuta a conoscenza per ragioni di servizio di una sospetta violenza sessuale ai danni di una paziente minorenne, ma aveva omesso di adempiere al dovere di comunicare la notizia di reato al suo superiore, al Tribunale per i Minorenni ed alla competente Procura della Repubblica, a nulla rilevando che successivamente l'autore del reato presupposto era stato assolto dall'accusa di abuso sessuale nei confronti della minore perché il fatto non sussisteva).

Cassazione penale sez. VI  13 gennaio 2015 n. 8937  

 

L'espressione "reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni" con la quale nell'art. 96 Cost. (come sostituito dalla l.cost. 16 gennaio 1989, n. 1), vengono definiti i c.d. "reati ministeriali" commessi dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri, va intesa (conformemente a come vengono intese analoghe espressioni, caratterizzate dal riferimento all'esercizio delle funzioni, che si rinvengono, ad esempio, negli artt. 316, 341, 362, 476, 478, 479, 480, 496, 617-ter c.p.), nel senso della riconoscibilità del rapporto di strumentale connessione previsto dal legislatore tutte le volte in cui l'atto o la condotta siano comunque riferibili alla competenza funzionale del soggetto; ragion per cui sarebbe arbitrario tanto identificare quel rapporto in un nesso di mera occasionalità con l'esercizio delle funzioni quanto pretendere che esso sia arricchito di ulteriori elementi qualificanti, come l'abuso dei poteri o delle funzioni, ovvero la violazione dei doveri d'ufficio, non richiesti dalla legge nè suggeriti da una corretta interpretazione.

Cassazione penale sez. un.  20 luglio 1994

 

L'appellabilità davanti alle sezioni riunite dalla corte dei conti, della decisione resa da Sezione giurisdizionale di detta Corte in giudizio di responsabilità per danno erariale, rende inammissibile il ricorso contro tale decisione alle sezioni unite della corte di cassazione, proposto a norma dell'art. 362 c.p.c., ma non osta, ove la decisione medesima, risolvendo la sola questione di giurisdizione, non contenga alcuna pronuncia del merito, alla conversione di quel ricorso in istanza di regolamento preventivo di giurisdizione (conversione consentita anche nel procedimento dinnanzi ad un giudizio speciale).

Cassazione civile sez. un.  05 marzo 1993 n. 2668  



 
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