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Art. 366 codice penale: Rifiuto di uffici legalmente dovuti

Chiunque, nominato dall’Autorità giudiziaria perito, interprete, ovvero custode di cose sottoposte a sequestro dal giudice penale, ottiene con mezzi fraudolenti l’esenzione dall’obbligo di comparire o di prestare il suo ufficio, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire sessantamila a un milione.

Le stesse pene si applicano a chi, chiamato dinnanzi all’Autorità giudiziaria per adempiere ad alcuna delle predette funzioni, rifiuta di dare le proprie generalità, ovvero di prestare il giuramento richiesto, ovvero di assumere o di adempiere le funzioni medesime.

Le disposizioni precedenti si applicano alla persona chiamata a deporre come testimonio dinanzi all’Autorità giudiziaria e ad ogni altra persona chiamata ad esercitare una funzione giudiziaria.

Se il colpevole è un perito o un interprete, la condanna importa la interdizione dalla professione o dall’arte.


Giurisprudenza annotata

Rifiuto di uffici legalmente dovuti

Non è configurabile il reato di cui all'art. 366, comma 2, c.p. (rifiuto di uffici legalmente dovuti), ma piuttosto quello di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1, c.p.) qualora, essendo stato regolarmente assunto l'incarico di consulente tecnico d'ufficio, il soggetto ometta ingiustificatamente di eseguirlo.

Cassazione penale sez. VI  14 febbraio 2012 n. 6903  

 

Il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti di cui all'art. 366 cod. pen. sanziona comportamenti prodromici all'assunzione di funzioni pubbliche, con l'esclusione, pertanto, di quelli riguardanti la fase dell'esecuzione dell'incarico, i quali possono rilevare ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 328, comma primo, cod. pen. (Fattispecie relativa all'omesso deposito della relazione da parte di un consulente tecnico d'ufficio nominato in una causa civile). Annulla senza rinvio, App. Ancona, 02/05/2011

Cassazione penale sez. VI  14 febbraio 2012 n. 6903  

 

Il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti di cui all'art. 366 c.p. sanziona comportamenti prodromici all'assunzione di funzioni pubbliche, con l'esclusione pertanto di quelli riguardanti la fase dell'esecuzione dell'incarico, i quali possono rilevare ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 328, comma 1, c.p. (Nel caso di specie, la S.C. ha ravvisato il delitto previsto dall'art. 328, comma 1, c.p., nel fatto del consulente tecnico d'ufficio nominato in un processo civile, che dopo aver assunto l'incarico, prestato il giuramento e ritirato i fascicoli di parte, impegnandosi a consegnare la relazione di consulenza nel termine assegnatogli, si sia rifiutato di adempiere all'obbligo assunto di restituire i fascicoli di parte a suo tempo ritirati).

Cassazione penale sez. VI  26 febbraio 2008 n. 17000  

 

Il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti di cui all'art. 366 c.p. sanziona comportamenti prodromici all'assunzione di funzioni pubbliche, con l'esclusione pertanto di quelli riguardanti la fase dell'esecuzione dell'incarico, i quali possono rilevare ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 328, comma 1, c.p. (Nel caso di specie, la S.C. ha ravvisato il delitto previsto dall'art. 328, comma 1, c.p., nel fatto del consulente tecnico d'ufficio nominato in un processo civile, che dopo aver assunto l'incarico, prestato il giuramento e ritirato i fascicoli di parte, impegnandosi a consegnare la relazione di consulenza nel termine assegnatogli, si sia rifiutato di adempiere all'obbligo assunto di restituire i fascicoli di parte a suo tempo ritirati).

Cassazione penale sez. VI  26 febbraio 2008 n. 17000  

 

Non integra il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti, previsto dall'art. 366, comma 2, c.p., la condotta del perito che, nominato dal giudice per l'espletamento di un incarico, non compaia all'udienza fissata per il giuramento senza giustificare il motivo dell'assenza, non potendo essere equiparata la mancata comparizione al rifiuto di assumere l'incarico, in quanto tale comportamento non determina una situazione di ostacolo al funzionamento della giustizia, potendo il giudice disporre, in base all'art. 133 c.p.p., l'accompagnamento coattivo del perito.

Cassazione penale sez. VI  26 maggio 2005 n. 26925

 

Non integra il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti, previsti dall'art. 366 comma 2 c.p., la condotta del perito che, nominato dal giudice per l'espletamento di un incarico, non compaia all'udienza fissata per il giuramento senza giustificare il motivo dell'assenza, non potendo essere equiparata la mancata comparizione al rifiuto di assumere l'incarico, in quanto tale comportamento non determina una situazione di ostacolo al funzionamento della giustizia, potendo il giudice disporre, in base all'art. 133 c.p.p., l'accompagnamento coattivo del perito.

Cassazione penale sez. VI  26 maggio 2005 n. 26925  

 

Il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti (art. 366 c.p.) sanziona comportamenti podromici all'assunzione di funzioni pubbliche, con esclusione pertanto di quelle riguardanti la fase dell'esecuzione dell'incarico, che possono rilevare ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 328 c.p. (Fattispecie relativa a reiterata omissione del deposito della relazione da parte del consulente tecnico).

Cassazione penale sez. VI  01 dicembre 2004 n. 9048  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 366 c.p., riferito al rifiuto di assumere o di adempiere le funzioni di custode di cose sottoposte a sequestro dal giudice penale, occorre che l'incarico sia stato conferito dall'autorità giudiziaria, tassativamente indicata dalla norma quale unico soggetto legittimato. (Fattispecie in cui è stata esclusa la sussistenza del reato, essendo stato conferito l'incarico da parte della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. VI  28 gennaio 2003 n. 7762

 

Non ricorre il reato di rifiuto di uffici legalmente dovuti (art. 366 c.p.) nel caso in cui l'incarico di custode di un bene sequestrato è stato conferito dalla polizia giudiziaria e non dall'autorità giudiziaria tassativamente indicata dalla norma quale soggetto legittimato a conferire l'incarico.

Cassazione penale sez. VI  15 ottobre 1997 n. 9750  

 

In tema di violazione di sigilli, ai fini della sussistenza dell'ipotesi aggravata della qualità di custode di cui all'art. 349 comma 2 c.p., non è necessario che il provvedimento di nomina sia accettato, trattandosi di un munus publicum obbligatorio, che non può essere rifiutato (art. 366 comma 2 c.p.), tanto che l'illiceità del rifiuto comporta simmetricamente la non necessarietà dell'accettazione. Il tutto secondo quanto risulta dall'art. 81 norme att. c.p.p. per il quale l'inosservanza delle formalità di dichiarazione di assumere gli obblighi di legge e di sottoscrizione del verbale da parte del custode non esime lo stesso dall'adempimento dei suoi doveri e dalla relativa responsabilità disciplinare e penale. Ne consegue che il soggetto nominato custode rimane investito della relativa funzione per il solo fatto della nomina, portata debitamente a sua conoscenza.

Cassazione penale sez. VI  20 gennaio 1994

 

Ricorrono gli estremi del delitto di cui all'art. 366 c.p., il rifiuto, cioè, di prestare uffici legalmente dovuti da parte di un perito, un interprete o un custode nominato dall'autorità giudiziaria, non solo quando il rifiuto concerna il momento iniziale di assunzione dell'incarico o delle funzioni che si intendono affidare, bensì anche quando esso riguardi la fase dell'esecuzione dell'incarico di esse, giusta la dizione letterale della norma, in oggetto che, espressamente, parla di assumere o di adempiere le funzioni medesime.

Cassazione penale sez. III  23 febbraio 1982

 

Ai fini della sussistenza del delitto di cui all'art. 366 c.p. non è richiesto che il rifiuto di assumere l'incarico o le funzioni sia espressamente dichiarato, ma, pure non essendo sufficienti una mera tergiversazione o un perdurante ritardo ad adempiere, il rifiuto può desumersi dal comportamento tenuto dal soggetto attivo del reato quando esso si manifesti attraverso un fatto positivo univoco e concludente. (Fattispecie relativa a indebita omissione del deposito della relazione da parte del consulente tecnico).

Cassazione penale sez. III  23 febbraio 1982



 
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