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Art. 368 codice penale: Calunnia

Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se s’incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.

La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo; e si applica la pena dell’ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte (1).

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Calunnia e simulazione di reato

Il giudizio nel procedimento per reato di calunnia è del tutto autonomo rispetto a quello concernente il reato ascritto al calunniato e, pertanto, la sentenza di proscioglimento, anche se irrevocabile, pronunciata nel processo eventualmente instaurato nei confronti dell'incolpato, non fa stato in quello contro il calunniatore, nel quale è consentito al giudice di rivalutare, ai fini dell'accertamento della falsità o meno della "notitia criminis", i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Chieti, 29/01/2014 )

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2014 n. 53614  

 

Il giudizio nel procedimento per reato di calunnia è del tutto autonomo rispetto a quello concernente il reato ascritto al calunniato e, pertanto, la sentenza di proscioglimento, anche se irrevocabile, pronunciata nel processo eventualmente instaurato nei confronti dell'incolpato, non fa stato in quello contro il calunniatore, nel quale è consentito al giudice di rivalutare, ai fini dell'accertamento della falsità o meno della "notitia criminis", i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Chieti, 29/01/2014 )

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2014 n. 53614  

 

Integra il reato di calunnia l'invio di esposti anonimi con finalità di esclusiva vendetta. (Nel caso di specie un Pubblico Ufficiale voleva installare su un terreno locato un ripetitore amovibile del segnale di telefonia mobile e, rivoltosi al geometra presso il settore urbanistico che gli aveva richiesto alcuni adempimenti in assenza dei quali non si poteva procedere ad autorizzazione una volta emesso l'ordine di sospensione per assenza dei requisiti inoltrava vari esposti anonimi sia Presso il Commissariato ove lavorava sia presso la Procura della Repubblica al solo scopo di far iscrivere la notizia di reato nei confronti del geometra ed ottenere l'affidamento delle indagini).

Tribunale S.Maria Capua V.  08 ottobre 2014 n. 3481  

 

Il delitto di calunnia è un reato di pericolo e, perciò, configurabile anche in presenza dell'astratta possibilità dell'inizio di un procedimento penale a carico della persona falsamente incolpata (nella specie all'imputato era stato contestato il reato di calunnia per aver accusato un terzo, sapendolo innocente, di avergli ceduto della sostanza stupefacente poi rivelatasi priva di efficacia drogante, come dimostrato dagli esami tossicologici. Per il gup, la falsa accusa aveva ad oggetto un reato impossibile per mancanza dell'oggetto, cioè la cessione di una sostanza non drogante, per cui veniva a mancare l'elemento materiale del reato di calunnia. In più, veniva escluso il dolo, cioè la volontà calunniatrice).

Cassazione penale sez. VI  07 ottobre 2014 n. 45262  

 

L’accertata condotta dell’imputato, che dopo la consegna di un assegno bancario ne ha denunciato lo smarrimento, integra l’elemento materiale del reato di cui all’art. 368 c.p. sub specie di calunnia indiretta, in quanto trattasi di una condotta di manipolazione della realtà esterna idonea ad attribuire a un terzo individuato un fatto penalmente rilevante astrattamente riconducibile al reato di ricettazione.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  22 settembre 2014 n. 3052  

 

Il delitto di calunnia non può essere escluso dalla volontà di scagionarsi da un'accusa; l'animus defendendi non esclude la calunnia in tutti i casi in cui l'agente, oltre che contestare i fatti addebitatigli, finisce con l'incolpare terzi che egli sa essere innocenti. L'imputato può, nel corso del procedimento penale a suo carico, negare, anche mentendo, ogni sua responsabilità, ma qualora non si limiti a ribadire l'insussistenza delle accuse a suo carico e assumi ulteriori iniziative dirette a coinvolgere altre persone di cui conosce l'innocenza, travalica il diritto di difesa e deve ritenersi configurabile nei suoi confronti il delitto di calunnia (riconosciuta, nella specie, la responsabilità dell'imputato che, nel corso delle spontanee dichiarazioni rese, non si era limitato a negare ogni sua responsabilità, ma aveva accusato del furto di alcuni computer un soggetto terzo, che sapeva essere innocente).

Cassazione penale sez. VI  16 luglio 2014 n. 37487

 

Solo l'ingiustificata attribuzione come fatto vero di un fatto di cui non si è accertata la realtà presuppone la certezza della sua non attribuibilità sic et simpliciter all'incolpato; quando invece l'erroneo convincimento riguardi, come avvenuto nel caso in esame, profili essenzialmente valutativi o interpretativi della condotta oggetto di addebito, l'attribuzione dell'illiceità è dominata da una pregnante inferenza soggettiva, che, nella misura in cui non risulti fraudolenta o consapevolmente forzata, è inidonea ad integrare il dolo tipico della calunnia (fattispecie relativa alla controversia tra sindaco e alcuni funzionari che avevano additato il responsabile dell'ufficio tecnico di non aver ottemperato ad una ordinanza sindacale).

Cassazione penale sez. VI  19 giugno 2014 n. 37654  

 

In tema di calunnia, non esorbita dai limiti del diritto di difesa l'imputato che, in sede di interrogatorio di garanzia, si limiti ad una generica contestazione della veridicità di una relazione di servizio e di altri atti di polizia giudiziaria, senza allegare alcun elemento idoneo a sostenere l'ipotesi, solo implicitamente prospettata, della loro falsità; ricorrono, infatti, gli estremi del reato di calunnia quando l'imputato, travalicando il rigoroso rapporto funzionale tra la sua condotta e la confutazione dell'imputazione, non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico, ma assuma ulteriori iniziative dirette a coinvolgere altri, di cui conosce l'innocenza, nella incolpazione, specifica e circostanziata, di un fatto concreto e da ciò derivi la possibilità di inizio di un'indagine penale da parte dell'autorità.

Cassazione penale sez. VI  20 maggio 2014 n. 39079  

 

Poiché per la sussistenza della calunnia deve constare all'agente l'innocenza della persona offesa, deve escludersi il dolo del reato allorquando il soggetto abbia formulato l'accusa prospettando circostanze poi risultate non veritiere in forza di un atteggiamento colposo, imprudente o negligente o addirittura temerario, pur potendosi ammettere, sotto il profilo della prova dell'elemento soggettivo, che proprio un atteggiamento deliberato di somma imprudenza nella rappresentazione dei fatti e, quindi, nella formulazione dell'accusa rivelatasi falsa possa consentire di dimostrare la consapevolezza del carattere arbitrario dell'accusa. In tale ultima evenienza, peraltro, l'articolazione della prova del dolo potrebbe essere effettuata solo nel caso della rappresentazione di fatti storicamente non avvenuti, ma non in quello dell'enunciazione di inferenze tratte da circostanze di fatto correttamente rappresentate all'autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI  26 marzo 2014 n. 34173

 



 
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