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Art. 376 codice penale: Ritrattazione

Nei casi previsti dagli articoli 371 bis, 372 e 373, il colpevole non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento (1).

Qualora la falsità sia intervenuta in una causa civile, il colpevole non è punibile se ritratta il falso e manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.

(1)Comma così sostituito dall’art. 11, comma 5, D.L. 8 giugno 1992, n.306.


Giurisprudenza annotata

Ritrattazione

La ritrattazione effettuata nel processo penale esclude la punibilità di una falsa testimonianza resa in un processo civile solo se interviene prima che sulla domanda giudiziale in sede civilistica sia stata pronunciata sentenza definitiva anche se non irrevocabile, tale dovendosi ritenere la sentenza emessa in primo grado, in appello o in sede di rinvio, con cui viene completamente deciso il merito.

Cassazione penale sez. VI  28 settembre 2012 n. 42502  

 

La ritrattazione opera come causa di non punibilità del reato di falsa testimonianza se avviene nell'ambito del processo ove il teste ha prestato il suo ufficio, alla condizione prevista dalla legge ossia che sulla domanda giudiziale non sia ancora stata pronunciata sentenza definitiva, ancorché non irrevocabile.

Ufficio Indagini preliminari Napoli sez. XIII  28 giugno 2010 n. 1275  

 

La ritrattazione, quale causa che elimina la punibilità del delitto di falsa testimonianza, deve consistere in una smentita non equivoca del fatto deposto e nella manifestazione del vero, non essendo sufficiente la mera insinuazione del dubbio sulla veridicità della prima deposizione.

Cassazione penale sez. VI  11 giugno 2003 n. 33078  

 

La causa sopravvenuta di esclusione della punibilità prevista dall'art. 376 c.p. in favore di chi, avendo reso falsa testimonianza, l'abbia ritrattata, ha natura soggettiva e, come tale, non opera nei confronti dell'istigatore, concorrente nel reato di cui all'art. 372 c.p., salvo che la ritrattazione sia il risultato del comportamento attivo dell'istigatore, diretto a sollecitarla per neutralizzare gli effetti del falso, lesivi dell'interesse alla realizzazione del giusto processo.

Cassazione penale sez. un.  30 ottobre 2002 n. 37503  

 

La ritrattazione della falsa testimonianza, che è causa di non punibilità per il falso testimone, può giovare anche all'istigatore della falsità, ma a condizione che quest'ultimo si sia concretamente ed efficacemente attivato per sollecitarla.

Cassazione penale sez. un.  30 ottobre 2002 n. 37503  

 

È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 comma 1 cost., la q.l.c. dell'art. 376, comma 1, c.p., nella parte in cui non prevede la ritrattazione come causa di non punibilità per chi, richiesto di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria che agisca di propria iniziativa, abbia reso dichiarazioni false o reticenti, in quanto, posto che non esiste un diritto costituzionale alla ritrattazione delle false dichiarazioni rese nel processo penale e che deve quindi riconoscersi in materia un'ampia discrezionalità del legislatore, la sent. n. 424 del 2000, pronunciandosi su questione analoga, ha già escluso irrazionali contraddizioni tra la disciplina censurata e la disciplina delle dichiarazioni false o reticenti rese al p.m. o alla polizia giudiziaria che agisca su delega di questi, per le quali, invece, la causa di non punibilità, in caso di ritrattazione, è prevista.

Corte Costituzionale  14 giugno 2002 n. 244  

 

Mentre è consentito al difensore, ai sensi dell'art. 38 del r.d.l. n. 1578 del 1933 come integrato dal codice deontologico approvato dal consiglio nazionale forense il 14 aprile 1997, di rivolgere alla controparte l'intimazione a tenere particolari adempimenti sotto comminatoria di azioni, denunce o altre sanzioni purché non sproporzionate o vessatorie, analoghi comportamenti non possono essere tenuti con i testimoni; l'art. 52 del codice deontologico, infatti, vieta all'avvocato di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto del procedimento con forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti, a tutela della corretta amministrazione della giustizia, che potrebbe essere messa in pericolo da avvertimenti e pressioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del CNF di irrogazione della sanzione della censura all'avvocato che aveva invitato un teste a rivedere il contenuto della deposizione testimoniale già resa, con lettera in cui erano riprodotti gli art. 372 e 376 c.p. e cui era allegata la copia di una denuncia penale).

Cassazione civile sez. un.  26 ottobre 2000 n. 1135  

 

La fattispecie criminosa di cui all'art. 371 bis c.p. è stata introdotta dal legislatore allo scopo di colmare la lacuna derivante dalla mancata previsione di sanzione penale nel caso in cui la falsità o la reticenza siano commesse dalla persona informata sui fatti in dichiarazioni rese al p.m. La norma è quindi del tutto analoga a quella dell'art. 372 c.p. che punisce la falsa testimonianza. Da ciò deriva che anche il reato di false informazioni al p.m. costituisce una ipotesi delittuosa specifica rispetto al reato di favoreggiamento personale che prevede qualsiasi condotta idonea a frustrare le investigazioni o le ricerche dell'autorità, mentre l'art. 372 c.p. contempla la specifica condotta di colui che depone come testimone. (Nel caso di specie la Corte suprema ha ritenuto l'esattezza della decisione secondo la quale era stata riconosciuta la sussistenza del favoreggiamento nel comportamento di più persone che si erano accordate per nascondere circostanze rilevanti idonee a favorire l'impunità di terzi e che poi avevano reso false dichiarazioni al p.m., escludendo, conseguentemente, la causa di non punibilità della ritrattazione, non prevista per il reato di favoreggiamento).

Cassazione penale sez. VI  17 febbraio 2000 n. 5255  

 

Non è manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 376 comma 1 c.p., nella parte in cui tale disposizione non prevede che la causa di non punibilità ivi prevista sia applicabile anche alla ritrattazione delle dichiarazioni false o reticenti rese alla polizia giudiziaria allorché questa abbia agito di propria iniziativa.

Tribunale Salerno  17 dicembre 1999

 

Non è manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 376 comma 1 c.p., nella parte in cui tale disposizione non prevede che la causa di non punibilità ivi prevista sia applicabile anche alla ritrattazione delle dichiarazioni false o reticenti rese alla polizia giudiziaria allorché questa abbia agito di propria iniziativa.

Tribunale Ivrea  29 novembre 1999

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c., in riferimento all'art. 3 cost., dell'art. 376 comma 1 c.p., nella parte in cui non prevede l'applicabilità della causa di non punibilità della ritrattazione al reato di favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) che sia commesso mediante false o reticenti dichiarazioni rese, nel corso delle indagini preliminari, alla polizia giudiziaria operante su delega del p.m., a norma dell'art. 370 comma 1 c.p.p. Con la sent. n. 101 del 1999 la norma denunciata è già stata dichiarata incostituzionale nel senso e nei termini prospettati dal remittente.

Corte Costituzionale  17 giugno 1999 n. 247  

 

In tema di falsa testimonianza, poiché la ritrattazione è circostanza di esclusione della punibilità di carattere soggettivo, i suoi effetti non si estendono all'istigatore della falsa testimonianza, a meno che questi abbia apportato un decisivo contributo causale alla neutralizzazione del fatto lesivo dell'interesse alla realizzazione del "giusto processo", come nell'ipotesi in cui abbia indotto l'autore della falsa testimonianza a ritrattare la deposizione reticente o contraria al vero.

Cassazione penale sez. VI  24 maggio 1996 n. 8892  

 



 
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