codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 377 codice penale: Subornazione

Chiunque offre o promette denaro o altra utilità alla persona chiamata a rendere dichiarazioni davanti all’autorità giudiziaria ovvero a svolgere attività di perito, consulente tecnico o interprete, per indurla a commettere i reati previsti dagli articoli 371 bis, 372 e 373, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alle pene stabilite negli articoli medesimi ridotte dalla metà ai due terzi (1) .

La stessa disposizione si applica qualora l’offerta o la promessa sia accettata, ma la falsità non sia commessa.

La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici.

(1)Comma così sostituito dall’art. 11, comma 6, D.L. 8 giugno 1992, n.306.


Giurisprudenza annotata

Intralcio alla giustizia

Integra il delitto di intralcio alla giustizia previsto dall'art. 377 c.p. in relazione alle ipotesi di cui agli art. 371 bis o 372 c.p., secondo la fase procedimentale o processuale in cui viene posta in essere, la condotta di chi offre o nel promette denaro o altra utilità al consulente tecnico del p.m. al fine di influire sul contenuto della consulenza, anche quando l'incarico a questi affidato implica la formulazione di giudizi di natura tecnico-scientifica. (Annulla in parte con rinvio, App. Roma, 02/05/2012 )

Cassazione penale sez. un.  25 settembre 2014 n. 51824  

 

È inammissibile la q.l.c. dell'art. 322, comma 2, c.p., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui per l'offerta o la promessa di denaro o altra utilità al consulente tecnico del p.m. per il compimento di una falsa consulenza prevede una pena superiore a quella prevista per la subornazione del perito di cui all'art. 377, comma 1, c.p., in relazione all'art. 373 c.p. La pronuncia richiesta dal rimettente indirizzata ad ottenere l'equiparazione, “quoad poenam”, della subornazione del consulente del p.m. a quella del perito, non garantisce il ripristino del principio di eguaglianza, che si deduce violato, ma dà anzi luogo ad un assetto non in linea con le coordinate generali del sistema, in quanto le false informazioni al p.m. (art. 371 bis c.p.) sono punite con pena sensibilmente inferiore a quella della falsa testimonianza (art. 372 c.p.) e lo scarto si ripercuote puntualmente sul regime sanzionatorio della subornazione; il che risponde pienamente alla logica del processo accusatorio ove l'organo dell'accusa è una parte e gli elementi dallo stesso raccolti fuori del contraddittorio non assumono, di norma, la dignità di prove, diversamente da quanto avviene per le dichiarazioni rese davanti al giudice, le quali hanno, dunque, un maggior "valore intrinseco". La stessa logica imporrebbe, dunque, che la subornazione del consulente tecnico del p.m. fosse punita con pena non già eguale, ma anch'essa inferiore a quella comminata per la subornazione del perito, ausiliario del giudice.

Corte Costituzionale  10 giugno 2014 n. 163  

 

Non è manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 322, comma 2, c.p. (istigazione alla corruzione propria) in riferimento all'art. 3 cost. sotto il duplice profilo della disparità di trattamento di situazioni analoghe e della irragionevolezza, nella parte in cui prevede che l'offerta o la promessa di denaro o di altra utilità al consulente tecnico del p.m., per il compimento di una falsa consulenza, è punita con una pena superiore a quella del reato di intralcio alla giustizia di cui all'art. 377, comma 1, c.p., in relazione all'art. 373 c.p., per il caso di analoga condotta nei confronti del perito.

Cassazione penale sez. un.  27 giugno 2013 n. 43384  

 

La condotta di chi cerchi di indurre un soggetto a rendere falsa testimonianza (nella specie, in un procedimento davanti al giudice del lavoro) integra il reato di cui all'art. 377 c.p. solo quando vi sia stato un formale provvedimento del giudice di ammissione della prova testimoniale, giacché è dopo tale momento che il destinatario della condotta assume la qualità potenziale di testimone. (Nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso della parte civile avverso la sentenza assolutoria, evidenziando come non fosse sufficiente, per l'assunzione della qualità di testimone, che il destinatario della condotta risultasse essere stato indicato in tale veste nel ricorso proposto davanti al giudice del lavoro, non essendo ancora intervenuto il provvedimento del giudice ammissivo delle prove).

Cassazione penale sez. VI  26 giugno 2009 n. 35150  

 

Ai fini della configurabilità del reato di subornazione non è sufficiente un mero atto di parte (indicazione nella lista testimoniale), occorrendo, invece, un provvedimento giudiziale che formalizzi la qualità (potenziale) di testimone (respinto, nella specie, il ricorso di un testimone contro la sentenza di merito che aveva assolto un uomo dal reato di cui all'art. 377 c.p. perché il fatto non sussisteva. Secondo la corte di appello l'addebito di subornazione non era configurabile, in quanto l'uomo aveva cercato di costringere il teste a testimoniare il falso davanti al giudice del lavoro quando il testimone non era stato ancora chiamato a deporre e quindi non aveva ancora assunto la qualità soggettiva richiesta dalla norma).

Cassazione penale sez. VI  26 giugno 2009 n. 35150  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti