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Art. 378 codice penale: Favoreggiamento personale

Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di morte (1)o l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.

Quando il delitto commesso è quello previsto dall’articolo 416 bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni (2) .

Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a lire un milione.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.

(1)La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

(2) Comma aggiunto dalla L. 13 settembre 1982, n. 646.


Giurisprudenza annotata

Favoreggiamento

In tema di favoreggiamento, l'aiuto prestato al favorito per eludere le investigazioni e sottrarsi alle ricerche dell'autorità può manifestarsi con modi e mezzi diversi, purché oggettivamente idonei al raggiungimento dello scopo, mentre non assume alcun rilievo l'eventuale accertamento che la persona aiutata abbia o meno commesso il fatto, né occorre che l'agente sappia quando e come tale reato sia stato commesso, quale titolo criminoso concreti e quali saranno le relative conseguenze. (Fattispecie in cui l'imputato aveva fornito ospitalità ad un soggetto di cui gli era nota la condizione di ricercato in un luogo lontano dal centro abitato).(Dichiara inammissibile, App.Lecce, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 53593  

 

In tema di favoreggiamento personale, la causa di esclusione della punibilità prevista per chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento alla libertà personale o all'onore opera anche nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia reso mendaci dichiarazioni per evitare un'accusa penale a proprio carico, essendo irrilevante l'esistenza di altre e diverse possibilità di difesa. (Annulla senza rinvio, App. Milano, 20/06/2012 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 52118  

 

In tema di favoreggiamento, l'aiuto prestato al favorito per eludere le investigazioni e sottrarsi alle ricerche dell'autorità può manifestarsi con modi e mezzi diversi, purché oggettivamente idonei al raggiungimento dello scopo, mentre non assume alcun rilievo l'eventuale accertamento che la persona aiutata abbia o meno commesso il fatto, né occorre che l'agente sappia quando e come tale reato sia stato commesso, quale titolo criminoso concreti e quali saranno le relative conseguenze. (Fattispecie in cui l'imputato aveva fornito ospitalità ad un soggetto di cui gli era nota la condizione di ricercato in un luogo lontano dal centro abitato).(Dichiara inammissibile, App.Lecce, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 53593  

 

La qualità di indagato non può essere stabilita dal giudice in via presuntiva, in quanto essa va desunta dall'iscrizione nell'apposito registro a seguito di specifica iniziativa posta in essere dal pubblico ministero o da un fatto investigativo, come l'arresto o il fermo, che qualifichi di per sè il soggetto come persona sottoposta ad indagini, con la conseguenza che la persona offesa che ha reso alla polizia giudiziaria versioni contrastanti sui fatti, non può, per ciò solo, essere considerata indagata di favoreggiamento personale, da intendersi collegato a quello per cui si procede, ai sensi dell'art. 371, comma secondo, lettera b), cod. proc. pen. (Nella fattispecie, la Corte ha escluso che avesse assunto la qualità di indagato la parte offesa di un delitto di tentata estorsione, che, dopo aver riferito alla polizia giudiziaria di non aver identificato le persone che lo avevano minacciato, a seguito dell'ascolto delle intercettazioni in cui sosteneva di aver mentito ai Carabinieri, affermava di aver riconosciuto i responsabili del reato). (Rigetta, App. Napoli, 28/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  24 settembre 2014 n. 40575  

 

In tema di favoreggiamento personale, la causa di esclusione della punibilità prevista per chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento alla libertà personale o all'onore opera anche nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia reso mendaci dichiarazioni per evitare un'accusa penale ovvero un procedimento disciplinare a proprio carico. (Annulla senza rinvio, App. Cagliari, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  25 giugno 2014 n. 45444  

 

È ammissibile la configurabilità della ipotesi di favoreggiamento reale con riguardo ad un reato presupposto di carattere permanente, quale è la partecipazione ad una associazione a delinquere di stampo mafioso, produttiva di beni e proventi illeciti rispetto ai quali l'agente - che non partecipi all'associazione o concorra esternamente con essa - con la sua condotta può aiutare il partecipe ad assicurare il prodotto o il profitto. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Reggio Calabria, 29/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  18 giugno 2014 n. 30873  

 

In tema di favoreggiamento personale, sussiste l'aggravante di cui all'art. 7 d.l. n. 152 del 1991, conv. in l. n. 203 del 1991, qualora la condotta favoreggiatrice diretta ad aiutare taluno a sottrarsi alle ricerche dell'Autorità sia posta in essere a vantaggio del capo clan, operante in un ambito territoriale nel quale la sua notorietà si presume diffusa, perché essa, sotto il profilo oggettivo, concretizza un aiuto all'associazione, la cui operatività sarebbe compromessa dall'arresto dell'apice dirigenziale, mentre, sotto il profilo soggettivo, in quanto caratterizzata dal consapevole aiuto prestato al capo mafia, è indiscutibilmente sorretta dall'intenzione di favorire anche l'associazione. (Rigetta, Trib. lib. Messina, 14/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 15082  

 

Non risponde di concorso in favoreggiamento personale ex art. 378 c.p., la proprietaria dell'appartamento in cui siano stati sorpresi tre persone in compagnia di un latitante, tenuto conto dell'assenza, nell'appartamento, di effetti personali del latitante, tali da far presumere una presenza di durata significativa e di elementi certi da cui desumere che la proprietaria fosse consapevole della esistenza del titolo cautelare a carico del latitante.

Tribunale Napoli  03 gennaio 2014 n. 729  

 

In tema di favoreggiamento personale ex art. 378 c.p., per la sussistenza del reato non basta il dato oggettivo della presenza di un soggetto ricercato presso una abitazione ma occorre l'assidua frequenza del latitante nel luogo in questione e la cosciente e volontaria determinazione delle condotte di terzi nella consapevolezza della loro natura elusiva delle investigazioni e delle ricerche dell'autorità, nonché della finalizzazione delle condotte stesse a favorire colui che sia sottoposto a tali investigazioni o ricerche; ne deriva che il mero recarsi in un'abitazione in cui si trova un soggetto latitante e il sedersi attorno ad un tavolo, pur potendo legittimamente ingenerare dei sospetti derivanti dal contesto mafioso di scoperta, non può fondare il reato summenzionato, tenuto conto dell'assenza di frequentazioni pregresse tra i soggetti coinvolti, dell'assenza, nell'appartamento, di effetti personali del latitante, tali da far presumere una presenza di durata significativa e di elementi certi da cui desumere che il soggetto agente fosse consapevole della esistenza del titolo cautelare a carico del latitante.

Tribunale Napoli  03 gennaio 2014 n. 728  



 
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