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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 381 codice penale: Altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico

Il patrocinatore o il consulente tecnico, che, in un procedimento dinnanzi all’Autorità giudiziaria, presta contemporaneamente, anche per interposta persona, il suo patrocinio o la sua consulenza a favore di parti contrarie, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferire a lire duecentomila.

La pena è della reclusione fino a un anno e della multa da lire centomila a un milione, se il patrocinatore o il consulente, dopo aver difeso, assistito o rappresentato una parte, assume, senza il consenso di questa, nello stesso procedimento, il patrocinio o la consulenza della parte avversaria.


Giurisprudenza annotata

Altre infedeltà del patrocinatore

Non sussiste il reato di cui all'art. 381 comma 1 c.p. qualora le parti apparentemente contrapposte, in favore delle quali l'esercente la professione legale presti contemporaneamente la propria opera, perseguano in realtà un unico e lecito fine ad esse comune, facendo difetto, in tal caso, l'evento tipico del suddetto reato, identificabile o nel nocumento arrecato al patrocinato o nel perseguimento di un fine illecito. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che potesse affermarsi la penale responsabilità di un avvocato il quale, dopo aver predisposto, per il promissario acquirente di un bene immobile, un atto di citazione per ottenere, ai sensi dell'art. 2932 c.c., l'esecuzione specifica del preliminare di compravendita, aveva redatto, in favore del convenuto promittente la vendita, una comparsa di risposta in cui non si negava l'esistenza o la validità del suddetto preliminare, ma si allegava soltanto l'impossibilità di adempierlo a cagione di un provvedimento di sequestro conservativo gravante sull'immobile).

Cassazione penale sez. VI  18 maggio 2000 n. 13106  

 

L'evento del reato riguardante le altre infedeltà del patrocinatore (art. 381 c.p.), consiste o nel nocumento arrecato al patrocinato oppure nel perseguimento di un fine illecito. (Facendo applicazione di questo principio la Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, un avvocato che aveva redatto gli atti dei finti litiganti in una lite volta a conseguire gli effetti di un contratto preliminare che si assumeva inadempiuto - e cioè il trasferimento coattivo del bene al secondo litigante compiacente - allo scopo di eludere gli effetti di un sequestro conservativo sul bene immobile del proprio cliente, emesso dal giudice in favore del suo creditore, atteso che nel fatto era stato già escluso il fine illecito, per la contestuale assoluzione degli imputati in ordine al concorrente delitto di cui all'art. 388 comma 2 c.p., e che andava del pari negato un nocumento al contraddittore, poiché l'atto redatto per il proprio cliente non affermava l'inesistenza o l'invalidità del preliminare ma si limitava ad allegare l'impossibilità di adempiervi per l'esistenza del vincolo nascente dal sequestro conservativo ottenuto dal proprio creditore).

Cassazione penale sez. VI  18 maggio 2000 n. 1024  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 381 c.p. (Altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico), per stabilire l'identità o la diversità del procedimento, deve farsi non astratto riferimento ai criteri utilizzati per individuare la identità o diversità delle cause nel processo civile (parti, petitum, causa petendi . ..), bensì concreto riferimento allo "stesso procedimento" nel quale si polarizzano interessi contrapposti tra le parti avverse. Alla luce del bene tutelato dalla norma, l'opposizione agli atti esecutivi appare un mero incidente all'interno del procedimento di esecuzione, cosicché deve considerarsi un segmento dello "stesso procedimento", irrilevante essendo a questi fini la natura del giudizio (esecutivo o di cognizione).

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 1995 n. 11424  

 

La fattispecie prevista dall'art. 381 comma 2 c.p. (Altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico) configura un reato istantaneo, in quanto la condotta vietata è la assunzione del patrocinio o della consulenza, non già l'attività di patrocinio o di consulenza che, in conseguenza di tale condotta, viene successivamente esplicata. Ne consegue che il momento consumativo del reato va individuato nella assunzione dell'incarico, ossia nel momento in cui viene conferito e accettato il mandato professionale.

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 1995 n. 11424  

 

Per la sussistenza dei delitti di patrocinio o di consulenza infedele (art. 380 c.p.) e le altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico (art. 381 c.p.), è strutturalmente necessaria la instaurazione di un procedimento dinanzi all'autorità giudiziaria, quale elemento costitutivo del reato, cosicché ritenere compresa nella previsione legislativa anche "le attività prodromiche" alle cause poi instaurate tra le parti integra una violazione del principio di tipicità del precetto penale.

Cassazione penale sez. VI  28 marzo 1995 n. 4668  

 

Poiché in dipendenza dell'oggettività giuridica del reato di cui all'art. 381 comma 1 c.p., consistente nella tutela del normale funzionamento dell'attività giudiziaria, l'ambito del precetto penale deve essere definito alla stregua della distinzione tra strumentalità del processo e interesse sostanziale dello Stato alla corretta amministrazione della giustizia, il reato stesso è configurabile solo quando le parti apparentemente contrapposte perseguano un comune fine illecito o quando l'oggetto e la finalità del giudizio siano tali da rappresentare formalmente e sostanzialmente interessi delle parti nella concretezza della loro conflittualità, di talché il bene giuridico protetto possa dirsi aggredito per il solo fatto che un unico patrocinatore assista parti contrarie; diversamente, laddove il momento dialettico del processo, di norma ma non sempre necessario, sia superato dalla convergenza degli interessi verso un unico lecito fine, non è sufficiente per l'integrazione del reato la sola contrapposizione formale ed esterna delle parti, non rilevando che al conseguimento del fine comune provveda un unico patrocinatore, perché in tal caso non v'è utilizzazione strumentale del processo per scopi ad esso estranei e quindi illeciti.

Cassazione penale sez. V  16 ottobre 1992



 
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