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Art. 384 codice penale: Casi di non punibilità

Nei casi previsti dagli articoli 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371 bis, 372, 373, 374 e 378, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell’onore.

Nei casi previsti dagli articoli 371 bis, 372 e 373, la punibilità è esclusa se il fatto è commesso da chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimonio, perito, consulente tecnico o interprete ovvero avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione (1) .

Articolo così sostituito dall’art. 11, comma 7, D.L. 8 giugno 1992, n.306.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 27 dicembre 1996, n. 416, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede l’esclusione della punibilità per false o reticenti informazioni assunte dalla polizia giudiziaria, fornite da chi avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal renderle, a norma dell’art. 199 del codice di procedura penale.


Giurisprudenza annotata

Casi di non punibilità

Incombe sull'imputato che intenda avvalersene l'onere della prova della ricorrenza dell'esimente di cui all'art. 384 c.p. che deve consistere nella indicazione di elementi specifici tali da porre il giudice in condizione di rilevarne l'applicabilità.

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 1401  

 

Non può essere applicata l'esimente di cui all'art. 384, secondo comma, c.p. all'imputato del delitto di falsa testimonianza per dichiarazioni rese nell'ambito di un giudizio civile, in quanto in relazione a questo l'art. 249 c.p.c. si riferisce solo alla facoltà di astensione per il segreto professionale, per il segreto d'ufficio e per il segreto di stato, e non richiama anche l'art. 199 c.p.p., che attiene alla facoltà di astenersi dal deporre dei prossimi congiunti dell'imputato. (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 09/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  11 novembre 2014 n. 49542  

 

La punibilità della falsa testimonianza commessa in una causa civile non può essere esclusa, ai sensi dell'art. 384, comma 2, c.p., in presenza di un interesse di mero fatto, non sorretto da una posizione di diritto sostanziale giuridicamente tutelabile, ma solo ove ricorra l'interesse che rende una persona incapace a deporre a norma dell'art. 246 c.p.c., ossia l'interesse giuridico personale, concreto e attuale a proporre una domanda e a contraddire, sia sotto l'aspetto di una legittimazione primaria, sia sotto quello di una legittimazione secondaria, mediante intervento adesivo indipendente. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso, con riferimento ad una deposizione avente ad oggetto l'autenticità di firme apposte ad una scrittura privata, che un interesse rilevante ex art. 246 c.p.c., possa identificarsi nella legittimazione a partecipare all'eventuale giudizio conseguente alla proposizione della querela di falso, avendo quest'ultimo un contenuto oggettivo, finalizzato ad eliminare ogni incertezza, con efficacia "erga omnes", sulla veridicità di un atto e quindi sulla sua idoneità a fare pubblica fede). (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 09/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  11 novembre 2014 n. 49542  

 

Va applicata la causa di non punibilità ex art. 384 comma1 c.p. ad una donna, madre di figli minori ed in fase di separazione giudiziale con il marito, che svolga in via sistematica l'attività di prostituta giacché tale dichiarazione avrebbe avuto conseguenze pregiudizievoli sia per l'onore proprio che per quello dei figli minori.

Ufficio Indagini preliminari Monza  27 ottobre 2014 n. 971  

 

In tema di falsa testimonianza, ai fini della configurabilità dell'esimente di cui all'art. 384, comma 1, c.p., rileva non solo il pericolo di un nocumento alla libertà o all'onore dell'autore del reato o di un suo prossimo congiunto, ma altresì quello di un nocumento all'incolumità fisica, essendo necessario che il pericolo non sia genericamente temuto ma sia collegato a circostanze obiettive, attuali e concrete, che ne delimitino con precisione contenuto ed effetti, in quanto l'esimente implica un rapporto di derivazione del fatto commesso dalla esigenza di tutela di detti beni che va rilevato sulla base di un criterio di immediata ed inderogabile conseguenzialità e non di semplice supposizione.

Cassazione penale sez. VI  18 febbraio 2014 n. 9727  

 

In relazione al delitto di falsa testimonianza commesso dall'acquirente di modiche quantità di sostanza stupefacente per uso personale che, sentito come testimone in dibattimento sulle sommarie informazioni rese nel corso delle indagini preliminari, neghi di aver sottoscritto il relativo verbale, non è applicabile l'esimente di cui all'art. 384 cod. pen., in quanto la garanzia della non punibilità copre unicamente il contenuto dichiarativo idoneo a determinare un grave ed inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore e non può estendersi al contenuto delle altre dichiarazioni riferite a dati di fatto obiettivi quali l'intervenuta sottoscrizione del verbale di sommarie informazioni. (In motivazione la Corte ha precisato che si connota di falsità la dichiarazione del testimone che neghi di aver sottoscritto il verbale di sommarie informazioni testimoniali, senza dedurne la contraffazione o la falsità ideologica, sicchè tale verbale, a seguito di contestazioni, è utilizzabile per la prova dell'obiettivo fatto storico). Rigetta, App. Milano, 05/07/2012

Cassazione penale sez. VI  12 dicembre 2013 n. 90

 

In tema di reati contro l'amministrazione della giustizia, l'esimente di cui all'art. 384 c.p. non può essere invocata sulla base del semplice timore, prospettato in forma presunta o ipotetica, di essere coinvolto nella vicenda criminosa, occorrendo invece un effettivo pericolo di danno nella libertà o nell'onore, evitabile solo con la commissione di uno dei reati compresi nello spettro applicativo della scriminante. (Rigetta, App. Trento, 13/02/2013 )

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2013 n. 13086  

 

Ai fini dell'integrazione dell'esimente di cui all'art. 384, comma 1, c.p. (necessità di salvare sè medesimo o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento nella libertà e nell'onore) è necessario che il pericolo non sia genericamente temuto ma sia collegato a circostanze obiettive, attuali e concrete che ne delimitino con precisione contenuto ed effetti.

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2013 n. 41092  

 



 
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