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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 386 codice penale: Procurata evasione

Chiunque procura o agevola la evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato alla pena di morte (1) o all’ergastolo.

La pena è aumentata, se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcuno dei mezzi indicati nel primo capoverso dell’articolo precedente.

La pena è diminuita: 1) se il colpevole è prossimo congiunto; 2) se il colpevole nel termine di tre mesi dall’evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità.

La condanna importa in ogni caso l’interdizione dai pubblici uffici.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Procurata evasione

Per la commisurazione della pena il giudice tiene conto della gravità del reato desunta dalle circostanze indicate dall’art. 133 c.p. (Nel caso di specie, trattandosi di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e procurata evasione, avendo il giudice di prime cure già concesso le circostanze attenuanti generiche e la circostanza attenuante di cui all’art. 386 co. 4 c.p. equivalenti alla recidiva ed avendo quindi valutato tutte le circostanze del caso nella determinazione della sanzione, la Corte d’Appello ha ritenuto la sanzione insuscettibile di essere ulteriormente mitigata).

Corte appello Torino sez. III  22 luglio 2011

 

Risponde del reato di cui all'art. 386 c.p. anche colui che abbia agevolato l'evasione di una persona in stato di arresto presso la propria abitazione. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale erano stati assolti gli imputati, sul rilievo che il reato contestato, a causa del mancato coordinamento tra gli art. 385 comma 3 e 386 c.p. dopo la riforma introdotta con la l. n. 532 del 1982, era configurabile solo nel caso in cui il soggetto sia legalmente detenuto o arrestato con affidamento alle forze dell'ordine o alle guardie carcerarie).

Cassazione penale sez. VI  21 febbraio 2006 n. 14612  

 

Il reato di evasione non è reato permanente, ma reato istantaneo ad effetti permanenti, come emerge dalla lettura della legge e dall'interpretazione comparata con gli art. 386 c.p. e 3 d.l. n. 152/1991.

Cassazione penale sez. VI  04 luglio 1996 n. 8202  

 

Il reato di procurata evasione, previsto dall'art. 386 c.p. è perpetrabile anche mediante omissione (fattispecie in cui l'agevolazione dell'evasione di taluni reclusi era stata attuata mediante la totale omissione di controlli).

Cassazione penale sez. III  11 febbraio 1991

 

Non integra l'ipotesi criminosa prevista dall'art. 386 c.p., neanche nella forma dell'agevolazione, la condotta di chi, avendo assunto l'obbligo anomalo di riaccompagnare in carcere un detenuto allo scadere del permesso concessogli ai sensi dell'art. 30 l. 26 luglio 1975 n. 354, senza facilitare in alcun modo il mancato rientro nell'istituto penitenziario, tralasci di adempierlo.

Cassazione penale sez. VI  16 marzo 1988

 

Per la configurabilità del delitto previsto dall'art. 386 c.p., nelle forme, a seconda dei casi, del reato consumato o tentato, è sempre necessario che la persona arrestata o detenuta effettivamente evada o tenti di evadere o che comunque abbia quanto meno la sicura volontà di evadere; ma quando l'evasione si sia verificata, è anche sufficiente, perché il delitto si realizzi nella forma della agevolazione, che l'agente abbia promesso allo scopo la sua assistenza o il suo aiuto, a nulla invece rilevando che i mezzi materiali in questo senso predisposti non si siano rivelati in concreto necessari o utili alla fuga.

Cassazione penale sez. I  05 luglio 1971

 

L'art. 386 c.p., punendo al comma 1 colui che procura o agevola l'evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta, prevede un delitto che può concretarsi in due distinte forme di attività, la prima diretta allo svolgimento di un ruolo determinante e di primo piano nella preparazione immediata o nell'esecuzione dell'evasione e la seconda intesa invece a favorire la fuga, predisponendo i mezzi opportuni o assicurando gli aiuti necessari allo scopo. Poiché in entrambe le forme l'attività delittuosa deve essere finalizzata all'evasione della persona arrestata o detenuta, il delitto in questione consiste in un fatto di compartecipazione al reato di evasione di cui all'art. 385 c.p., che la legge ha incriminato autonomamente, con la previsione di una specifica figura di reato, allo scopo di punirlo più gravemente, almeno di norma, di quanto non avverrebbe con l'applicazione delle norme sul concorso di persone nel reato.

Cassazione penale sez. I  05 luglio 1971

 



 
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