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Art. 387 codice penale: Colpa del custode

Chiunque, preposto per ragione del suo ufficio alla custodia, anche temporanea, di una persona arrestata o detenuta per un reato, ne cagiona, per colpa, la evasione, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Il colpevole non è punibile se nel termine di tre mesi dalla evasione procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità.


Giurisprudenza annotata

Colpa del custode

Ai fini dell'integrazione del reato di colpa del custode di cui all'art. 387 c.p. è necessario che sussista, e sia all'evidenza riconoscibile, il nesso di causalità tra l'evasione della persona sottoposta a custodia e il fatto addebitato all'agente. (Fattispecie relativa all'inosservanza di norme regolamentari da parte degli agenti di polizia penitenziaria, nel corso del servizio di traduzione di un detenuto dall'istituto di pena ove si trovava ristretto al locale nosocomio). Dichiara inammissibile, App. Torino, 04/11/2009

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2010 n. 25979  

 

Sussiste il conflitto d'interessi preclusivo dell'assunzione, da parte del Ministero della giustizia, dell'onere del patrocinio legale del dipendente nel processo penale instauratosi per il reato di cui all'art. 387 c.p. (procurata evasione colposa) trattandosi proprio di uno dei delitti contro l'amministrazione della giustizia e in specie contro l'autorità delle decisioni giudiziarie di cui al capo II del titolo III del libro II del codice penale, e quindi di un reato commesso, sia pure in forma colposa, nei confronti dell'amministrazione di appartenenza, persona giuridica offesa che avrebbe addirittura potuto costituirsi parte civile nel processo penale (oltre che procedere disciplinarmente nei confronti dello stesso dipendente).

T.A.R. Bari (Puglia) sez. I  25 ottobre 2004 n. 4689  

 

In tema di prova testimoniale, l'art. 197 lett. b) c.p.p. prevede l'incompatibilità con l'ufficio di testimone delle persone imputate di un reato collegato a quello per cui si procede nel caso previsto dall'art. 371 comma 2 lett. b) c.p.p., vale a dire quando la prova di un reato o di una circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di altra circostanza. Ne consegue che se la prova del reato di evasione commesso dal detenuto influisce sul reato di cui all'art. 387 c.p. contestato al carabiniere, per avere per colpa cagionato l'evasione di quello, la deposizione dell'agente di polizia deve ritenersi inutilizzabile ai sensi dell'art. 191 c.p.p. nel procedimento a carico del detenuto evaso perché acquisita in violazione dei divieti stabiliti dell'art. 197 c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  03 maggio 1993

 

La colpa di custode (art. 387 c.p.) è ipotesi di reato che esclude la coscienza e volontà del fatto e può essere configurato come comportamento contrario ai doveri assunti col giuramento; di conseguenza, è illegittimo il provvedimento di destituzione ex art. 6 d.P.R. 25 ottobre 1981 n. 737 che presuppone un comportamento doloso da parte del dipendente.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. II  15 settembre 1992 n. 197  

 

È applicabile la causa personale di non punibilità prevista dall'art. 387, comma 2, c.p. al colpevole di procurata evasione colposa che pone in essere un'attività, eventualmente coordinata ed unita a quella di altre persone, concretamente idonea a determinare la cattura dell'evaso, ossia un'attività che causalmente contribuisce alla stessa.

Pretura Savona  25 febbraio 1992



 
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