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Art. 388 codice penale: Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi l’Autorità giudiziaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.

La stessa pena si applica a chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperdeo deteriorauna cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a trecentonove euro .

Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da trenta euro a trecentonove euro se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa.

Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a cinquecentosedici euro.

La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

Il colpevole è punito a querela della persona offesa.


Giurisprudenza annotata

Mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice

Il motivo plausibile e giustificato, ostativo al mancato svolgimento del diritto di visita da parte del genitore non affidatario, che può costituire valida causa di esclusione della colpevolezza, è individuabile in quello che, pur senza configurare l'esimente dello stato di necessità di cui all'art. 54 c.p., deve essere stato determinato dalla volontà di esercitare il diritto-dovere di tutela dell'interesse del minore, in situazioni, transitorie e sopravvenute, non ancora devolute al giudice per l'eventuale modifica del provvedimento di affidamento, ma integranti i presupposti di fatto per ottenerla (disattesa, nella specie, l'eccezione sollevata dall'imputata che aveva eccepito che i figli, trovandosi in periodo di vacanza, avevano manifestato la volontà di non veder il padre).

Cassazione penale sez. VI  11 dicembre 2014 n. 7611  

 

Nell'ipotesi in cui, per la natura stessa del provvedimento giudiziale, la sua esecuzione non dipenda necessariamente dal comportamento dell'obbligato, la mera inerzia o il rifiuto da quest'ultimo opposto non sono di per sé idonei a realizzare alcuna forma di elusione, occorrendo, al riguardo, una condotta ulteriore appositamente posta in essere, volta ad impedire la realizzazione del risultato concreto cui tende il comando giudiziale (nella specie, gli imputati avevano eluso il provvedimento dell'autorità che autorizzava la proprietaria dell'immobile loro locato, anche attraverso la forzatura della porta ed il cambio di serratura, ad entrare nell'abitazione al fine di effettuare delle riparazioni in seguito ad una infiltrazione di acqua proveniente dal tetto, ordinando agli stessi di consentire l'accesso).

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 51668  

 

Il mero rifiuto di ottemperare ai provvedimenti giudiziali previsti dall'art. 388, comma 2, c.p. non costituisce comportamento elusivo penalmente rilevante, a meno che l'obbligo imposto non sia coattivamente ineseguibile, richiedendo la sua attuazione la necessaria collaborazione dell'obbligato, poiché l'interesse tutelato dall'art. 388 c.p. non è l'autorità in sé delle decisioni giurisdizionali, bensì l'esigenza costituzionale di effettività della giurisdizione. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso la configurabilità del reato in riferimento alla condotta degli inquilini di un immobile che non avevano consentito l'immediato accesso nell'unità abitativa al proprietario il quale era stato autorizzato ad entrare nell'appartamento dal guidice civile, ex art. 700 c.p.c., anche forzando la porta e sostituendo la serratura). (Annulla senza rinvio, App. Bologna, 11/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 51668  

 

Non è sanzionabile penalmente ai sensi dell'art. 388 comma 1 c.p. (Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) – diversamente da quanto accade per il comma 2 dello stesso articolo, in virtù di un'esegesi ampia del concetto di "elusione" - il mero comportamento omissivo (nel caso di specie, il mancato accordo con gli altri compossessori per la gestione di beni in concessione).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  17 settembre 2014 n. 3723  

 

In tema di violazione degli obblighi nascenti da un provvedimento del giudice, il dolo generico previsto per l’integrazione della fattispecie si realizza con la coscienza e volontà di eludere il provvedimento del giudice. (Nel caso di specie si trattava di provvedere a ripristinare l’uso di una fontanina e del pozzo di comune proprietà, non si astenevano dall’offrire all’interno degli spazi comuni ricovero, cibo ed acqua per i gatti randagi, non ripristinavano in prossimità del portoncino di ingresso la cassetta della posta e non si astenevano dal lavare le autovetture di soggetti amici nelle aree comuni).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  21 agosto 2014 n. 2488  

 

Ai fini della configurabilità del reato di mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice (art. 388 c.p.), è necessario e sufficiente che vi sia stata una richiesta di adempimento (o una messa in mora), anche informale, purché si tratti di intimazione che sia precisa e non equivoca, rigorosamente provata anche quanto alla sua ricezione da parte del debitore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva affermato l'idoneità di una sollecitazione ad adempiere inoltrata personalmente al soggetto obbligato dal professionista delegato dai creditori alla gestione della controversia). (Rigetta, Trib. lib. Ferrara, 12/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  01 luglio 2014 n. 51218  

 

Il dolo, richiesto per la configurabilità del delitto di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile concernente l'affidamento di un figlio minore (articolo 388, comma 2, c.p.), non è integrato nel caso in cui ricorra un plausibile e giustificato motivo che abbia determinato l'azione del genitore affidatario a tutela esclusiva dell'interesse del minore. Ai fini della sussistenza del dolo occorre, dunque, valutare la condotta del genitore agente alla luce della superiore necessità di tutelare l'interesse morale e materiale del minore, soggetto di diritti e non già mero oggetto di finalità esecutive perseguire da altri. (Nella specie, il reato era stato ipotizzato a carico di un genitore per avere questi contravvenuto il divieto impostogli dal giudice di incontrare il figlio, ma, a fronte delle circostanze fattuali che deponevano per un incontro casuale in strada e del conseguente avvicinamento del padre al figlio solo per salutarlo, la Cassazione ha annullato la condanna rinviando al giudice di merito il compito di verificare se il comportamento del padre fosse stato tenuto "a tutela esclusiva dell'interesse del minore", che avrebbe potuto subire ripercussioni emotive negative dal comportamento del padre che avesse finto di non vederlo).

Cassazione penale sez. VI  03 giugno 2014 n. 36406  

 

L'art. 388 c.p. prevede nella prima parte (concernente la mancata esecuzione degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna) il compimento di atti fraudolenti, diretti ad eludere gli obblighi di cui trattasi: occorre, cioè, un comportamento attivo e commissivo, contrassegnato dal dolo specifico; mentre nella seconda parte della stessa norma (che contempla la elusione del provvedimento del giudice civile concernente l'affidamento dei minori o di altri incapaci, ovvero misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito) la condotta del reo è libera, essendo sufficiente a integrare il reato il semplice dolo generico e, cioè, la coscienza e volontà di disobbedire al provvedimento del giudice.

Cassazione penale sez. VI  03 giugno 2014 n. 32440  

 

In tema di sottrazione di beni pignorati, il reato di cui all'art. 388 cod. pen. è configurabile non solo quando la rimozione sia obiettivamente idonea ad impedire la vendita della cosa pignorata, ma anche quando crei per gli organi della procedura esecutiva ostacoli o ritardi nel reperimento del compendio esecutato, e ciò anche senza una materiale "amotio". (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto irrilevante il fatto che la vendita della cosa pignorata fosse inopponibile al creditore pignorante, in quanto quest'ultimo sarebbe stato costretto ad adire l'autorità giudiziaria per far accertare il suo diritto in caso di contestazione da parte del terzo acquirente in buona fede). (Rigetta, App. L'Aquila, 15/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  17 aprile 2014 n. 32704

 

Tra i provvedimenti del giudice civile che prescrivono misure cautelari, la cui inosservanza è penalmente sanzionata dall'art. 388 comma 2 c.p., rientrano anche i provvedimenti di urgenza emessi a norma dell'art. 700 c.p.c., purché attinenti alla difesa della proprietà, del possesso o del credito. (Nella specie, la Corte ha ritenuto attinente alla proprietà l'ordine di consegna della documentazione contabile inerente all'amministrazione di un condominio, incidendo, lo stesso, sulla proprietà condominiale ed in particolare sulla corretta amministrazione di essa). (Rigetta, App. Palermo, 17/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 aprile 2014 n. 31192  

 

 



 
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