Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 390 codice penale: Procurata inosservanza di pena

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, aiuta taluno a sottrarsi all’esecuzione della pena è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni se si tratta di condannato per delitto, e con la multa da lire centomila a due milioni se si tratta di condannato per contravvenzione.

Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell’articolo 386.

Giurisprudenza annotata

Procurata inosservanza di pena.

Il reato di procurata inosservanza di pena deve ritenersi assorbito in quello di partecipazione ad un'associazione per delinquere di stampo mafioso, salvo che la condotta di ausilio posta in essere dal partecipe riguardi la copertura di un solo specifico fatto di reato, ovvero condotte criminose estranee al fenomeno associativo. (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 11/07/2013 )

Cassazione penale sez. VI  12 dicembre 2013 n. 8657  

 

Integra il reato di procurata inosservanza di pena (art. 390 cod. pen.) l'aiuto prestato al condannato evaso, alla cui evasione l'agente non abbia concorso, a mantenersi in stato di latitanza. Dichiara inammissibile, App. Catania, 17/02/2012

Cassazione penale sez. VI  05 marzo 2013 n. 27722  

 

In tema di procurata evasione di pena, ai fini dell'applicabilità dell'aggravante della finalità di agevolazione di associazione di tipo camorristico (art. 7 d.l. n. 152 del 1991 conv. in l. n. 203 del 1991) è necessario che gli indizi raccolti, nella entità richiesta dalla legge, siano capaci di dimostrare che non solo vi sia la consapevolezza da parte dell'indagato in ordine alla identità e agli specifici connotati del boss camorristico favorito, ma anche che quest'ultimo nel periodo dell'ottenuto favoreggiamento sia rimasto titolare, in base ad una fondata ipotesi ricostruttiva, della capacità di continuare a dirigere l'associazione camorristica di riferimento. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il tribunale della libertà ha applicato nei confronti dell'indagato l'aggravante in questione limitandosi ad affermare senza il conforto di elementi concreti e, quindi, omettendo di motivare in ordine alle modalità e agli indizi in base ai quali ritenere che la locazione dell'abitazione al capo camorrista potesse servire in concreto e nella previsione dell'indagato per garantirgli la prosecuzione dei contatti con i sodali). Annulla con rinvio, Trib. lib. Napoli, 07/12/2009

Cassazione penale sez. V  19 aprile 2010 n. 19079  

 

In tema di procurata inosservanza di pena, la prova circa la consapevolezza dell'imputato di agevolare l'autore di un reato a sottrarsi all'esecuzione della pena può fondarsi sulla notorietà della caratura criminale del soggetto favorito, nonché del fatto che egli sia stato condannato per tale reato e che si sia reso latitante. (Fattispecie relativa all'assistenza prestata alla latitanza del capo di "cosa nostra"). Rigetta, App. Palermo, 17 dicembre 2008

Cassazione penale sez. VI  26 novembre 2009 n. 2533  

 

In tema di procurata inosservanza di pena, la circostanza aggravante di cui all'art. 7 d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla l. 12 luglio 1991, n. 203, non si applica automaticamente, ogni qualvolta venga favorita la latitanza di un personaggio di vertice di un'associazione camorristica, dovendosi distinguere l'aiuto prestato alla persona da quello prestato all'associazione e potendosi ravvisare l'aggravante soltanto nel secondo caso, quando cioè si accerti la oggettiva funzionalità della condotta all'agevolazione dell'attività posta in essere dall'organizzazione criminale.(Fattispecie relativa all'agevolazione della latitanza di un capo camorrista, per averne reso possibile un incontro con il figlio, accompagnato dal padre a bordo di un'autovettura).

Cassazione penale sez. VI  28 febbraio 2008 n. 13457  

 

Il reato di procurata inosservanza di pena, sanzionato dall'art. 390 c.p., integra - al pari di altre ipotesi di favoreggiamento, prima tra tutte quella di cui all'art. 378 c.p. - un reato "a forma libera", connotato da dolo generico, inteso, quest'ultimo, come cognizione da parte dell'agente dello stato di condannato e di ricercato della persona che egli "aiuta". Mentre, dal punto di vista oggettivo, perché sussista il reato occorre che la consapevole condotta ausiliatrice dell'agente si coniughi in relazione di diretta causalità efficiente con il favorire oggettivamente il ricercato, offrendogli copertura e strumenti che ostacolino le ricerche dell'autorità, irrilevante rimanendo la dimensione temporale dell'aiuto prestato (nella specie, il reato è stato ravvisato a carico di un soggetto che, a bordo di un'autovettura "pulita", cioè insuscettibile di essere sottoposta ad interventi tecnici di captazione fonica, aveva accompagnato dal padre il figlio di un ricercato per reati associativi, di guisa che, impedendo il costante monitoraggio dei movimenti del prossimo congiunto del latitante, aveva in tal modo finito con il frustrar le possibilità di risalire al covo di quest'ultimo).

Cassazione penale sez. VI  28 febbraio 2008 n. 13457  

 

In tema di procurata inosservanza di pena aggravata dalla circostanza di cui all'art. 7 del d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla l. 12 luglio 1991, n. 203, il fatto di favorire la latitanza di un personaggio di vertice di un'associazione mafiosa non determina la sussistenza dell'aggravante, in ragione esclusivamente dell'importanza rivestita all'interno dell'associazione e del predominio esercitato dal sodalizio sul territorio, dovendosi distinguere l'aiuto prestato alla persona da quello prestato all'associazione e potendosi ravvisare l'aggravante soltanto nel secondo caso, quando cioè si accerti la oggettiva funzionalità della condotta all'agevolazione dell'attività posta in essere dall'organizzazione criminale.(Fattispecie in cui il ricorrente si è adoperato per favorire i contatti tra il ricercato e i suoi congiunti, attraverso la concreta predisposizione di autoveicoli idonei ad eludere le ricerche delle forze di polizia).

Cassazione penale sez. VI  11 febbraio 2008 n. 19300  

 

In tema di procurata inosservanza di pena, nessuna efficacia scriminante può attribuirsi a rapporti di parentela o coniugio ovvero ad altri legami socialmente rilevanti, per cui l'adempimento di doveri di solidarietà umana non può escludere la punibilità, quando esso si traduca in attività di effettiva copertura del soggetto ricercato. Dichiara inammissibile, App. Reggio Calabria, 24 marzo 2006

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2007 n. 18748  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 390 cod. pen. (procurata inosservanza di pena) non è richiesta la sussistenza del dolo specifico, essendo sufficiente che la condotta consapevole del reo si colleghi oggettivamente, sul piano causale, con l'interesse del soggetto aiutato a sottrarsi all'esecuzione della pena. Dichiara inammissibile, App. Reggio Calabria, 24 marzo 2006

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2007 n. 18748  

 

Il reato di procurata inosservanza di pena può assumere le forme più diverse, tuttavia è necessario, per l'integrazione della condotta tipica, che l'aiuto prestato al condannato sia idoneo a conseguire l'effetto di sottrarlo all'esecuzione della pena e si leghi funzionalmente all'intenzione dello stesso di sottrarsi all'esecuzione. (La Corte ha quindi precisato che il reato non è integrato dalla condotta di chi, pur a conoscenza della qualità di condannato di un soggetto e del suo proposito di sottrarsi all'esecuzione della pena, non svolga alcuna specifica attività di copertura della di lui latitanza, limitandosi ad una presenza nel luogo ove, immediatamente dopo, è trovato e tratto in arresto il condannato).

Cassazione penale sez. II  20 dicembre 2005 n. 3613  

 



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