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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 4 codice penale: Cittadino italiano. Territorio dello Stato

Agli effetti della legge penale, sono considerati “cittadini italiani” i cittadini delle colonie, i sudditi coloniali, gli appartenenti per origine o per elezione ai luoghi soggetti alla sovranità dello Stato e gli apolidi residenti nel territorio dello Stato.

Agli effetti della legge penale, è “territorio dello Stato” il territorio “della Repubblica”, quello delle colonie ed ogni altro luogo soggetto alla sovranità dello Stato. Le navi e gli aeromobili italiani sono considerati come territorio dello Stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto internazionale, a una legge territoriale straniera.


Giurisprudenza annotata

Legge penale

È perseguibile in base alla legislazione italiana e davanti al giudice italiano la violazione di norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro accertata a bordo di una nave battente bandiera straniera, attraccata in un porto italiano, quando detta violazione, ed i conseguenti effetti lesivi, non abbiano interessato soggetti appartenenti alla c.d. "comunità navale" sottoposta, come tale, alla giurisdizione dello Stato cui la nave appartiene, ma bensì soggetti estranei alla detta comunità quali, nella specie, lavoratori italiani addetti alle operazioni di carico. (Fattispecie in cui delle lesioni colpose di un lavoratore, socio di una cooperativa, caduto dall'alto durante lo stivaggio di una nave, è stato ritenuto responsabile il presidente della cooperativa).

Cassazione penale sez. IV  02 maggio 2000 n. 7409  

 

In base al combinato disposto delle norme in materia di giurisdizione penale e di quelle di diritto internazionale, agli Stati costieri va riconosciuta, ai fini dell'esercizio della giurisdizione per l'accertamento di eventuali reati commessi a bordo di navi straniere che si trovino nelle acque territoriali, una tutela semplicemente "funzionale", nel senso che la giurisdizione può essere esercitata soltanto quando si tratti di assicurare lo svolgimento indisturbato della vita della comunità territoriale dello Stato costiero; conseguentemente, va esclusa la giurisdizione quando fra la nave straniera e la comunità costiera non vi sia alcun contatto o interferenza in grado di arrecare un disturbo effettivo o potenziale all'ordine pubblico o alla sicurezza (nella specie, è stato escluso che un tale pregiudizio possa ravvisarsi nella introduzione nelle acque territoriali italiane di armi facenti parte, in base ad evidente documentazione, della dotazione di bordo della nave).

Tribunale Trieste  03 maggio 1988

 

Le navi mercantili battenti bandiera straniera, quando sono nelle acque territoriali italiane sono da considerare, ai fini della legge penale, territorio dello Stato italiano. Pertanto anche a norma del diritto internazionale - segnatamente dagli art. 14 e 16 della convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958, resa esecutiva in Italia con legge n. 1658 del 1961 - legittimamente è chiamato a rispondere davanti all'autorità giudiziaria italiana di illecita introduzione nello Stato di armi da guerra e parti di esse il comandante di una nave mercantile battente bandiera straniera, il quale, avendo a bordo della nave le dette armi e parti di esse, provenienti dall'estero e destinate ad altro Stato straniero, ma privo di licenza di transito delle armi per lo Stato, ormeggi la nave in un porto italiano.

Tribunale Savona  28 ottobre 1987

 

La giurisdizione penale italiana si estende alle navi nazionali che si trovano in acque territoriali straniere e, pertanto, nel caso di delitto commesso in tali circostanze restano impregiudicati i criteri normativi in materia di competenza giudiziaria territoriale relativa allo Stato di bandiera.

Cassazione penale sez. I  30 ottobre 1985

 

 

Trattati e convenzioni internazionali

Il principio della obbligatorietà della legge penale nei confronti di chiunque si trovi nel territorio dello Stato, nel quale va ricompreso il mare territoriale (art. 3, comma 1 e 4 comma 2 c.p.), ammette possibilità di deroga, in base all'art. 3 c.p., nei casi stabiliti dal diritto internazionale sia convenzionale che consuetudinario.

Cassazione penale sez. un.  26 gennaio 1990

 

 

Competenza penale

Nel conflitto positivo di competenza sono validi tutti gli atti compiuti dal giudice territorialmente incompetente "medio tempore" fra la rilevazione e la risoluzione del conflitto, ogni qualvolta, pur non essendo urgenti, essi risultino strettamente connessi agli atti fondamentali del processo, e ciò anche se ragioni di cautela e di deontologia suggerirebbero ai giudici confliggenti di astenersi dal proseguire l'attività processuale.

Cassazione penale sez. I  30 ottobre 1985



 
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