codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 403 codice penale: Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone

Chiunque pubblicamente offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la reclusione fino a due anni.

Si applica la reclusione da uno a tre anni a chi offende la religione dello Stato, mediante vilipendo di un ministro del culto cattolico.


Giurisprudenza annotata

Offesa a confessione religiosa

Ai fini della configurabilità del reato di offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, non occorre che le espressioni di vilipendio debbano essere rivolte a fedeli ben determinati, essendo sufficiente che le stesse siano genericamente riferite alla indistinta generalità dei fedeli, tutelando la norma il sentimento religioso e non la persona (fisica o giuridica) offesa in quanto appartenente ad una determinata confessione religiosa. Rigetta, Trib. lib. Catania, 30 Giugno 2008

Cassazione penale sez. III  11 dicembre 2008 n. 10535  

 

Ai fini della configurabilità del reato di offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone (art. 403 c.p.), non occorre che le espressioni di vilipendio debbano essere rivolte a fedeli ben determinati, essendo sufficiente che le stesse siano genericamente riferite alla indistinta generalità dei fedeli, tutelando la norma il sentimento religioso e non la persona (fisica o giuridica) offesa in quanto appartenente a una determinata confessione religiosa. Inoltre, i messaggi contenenti espressioni offensive della confessione religiosa e residenti sul "forum" ospitato dal sito web, non sono tutelati dalla l. n. 47 del 1948, non rientrando nella nozione di "stampa" e, conseguentemente, non trova applicazione ai messaggi su "forum" (come ad altre forme moderne di comunicazione del pensiero, quali "newsletter", "blog", "newsgroup", "mailing list", "chat", messaggi istantanei ecc.) la tutela costituzionale in tema di sequestro di cui all'art. 21 comma 3 cost.

Cassazione penale sez. III  11 dicembre 2008 n. 10535  

 

Ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico del delitto in questione, rileva non tanto la genuinità dello stato d'animo esternato, ma la consapevolezza nell'autore del significato che la sua condotta assume e del modo in cui la stessa è destinata ad essere percepita, avuto riguardo alle concrete circostanze in cui si svolge. È, dunque, significativo in questo tipo di apprezzamento accertare anche l'impatto che la condotta ha avuto sulla comunità dei fedeli.

Tribunale Latina  24 ottobre 2006 n. 1725  

 

In tema di limiti penali al suo esercizio, la satira, può offrire una rappresentazione surreale, purché rilevante in relazione alla notorietà della persona, con connotati che sfuggono all'analisi convenzionale ed alla stessa realtà degli accadimenti, con l'unico limite di non attribuire cose o fatti non veri. Sul piano della continenza, inoltre, il linguaggio della satira, in quanto simbolico e paradossale, è svincolato da forme convenzionali, onde non si può applicare il consueto metro della correttezza. Ma, al pari di ogni altra manifestazione del pensiero, essa non può giungere sino al limite del disprezzo della persona.

Tribunale Latina  24 ottobre 2006 n. 1725  

 

Nonostante la loro natura vilipendiosa, le vignette satiriche con cui si criticano le posizioni della Chiesa Cattolica in materia di omosessualità e sessualità, non sono, per ciò solo, illecite. Infatti, l'esercizio del diritto di manifestazione del pensiero, che fa venir meno l'illiceità della condotta, qualificando il fatto come lecito e privandolo ab origine del suo disvalore oggettivo, non può subire limiti penalistici, ma solo costituzionali: nella fattispecie, il buon costume (art. 21 Cost.) e l'onore della persona (art. 2 Cost.). Pertanto, la rappresentazione di atti sessuali, quando sia strumentale all'espressione, con le modalità della satira, di un pensiero critico, non può qualificarsi come oscena e non viola il limite del buon costume, posto dall'art. 21 Cost., dal momento che non suscita nell'osservatore né desiderio sessuale, né eccitamento. (Nella fattispecie si è ritenuto che le vignette satiriche, qualora riguardino un personaggio conosciuto e riconosciuto per il proprio indiscusso spessore etico e religioso, quale il Papa, stante il nesso causale tra la dimensione pubblica di questi e il contenuto chiaramente ironico e satirico dei comportamenti raffigurati, non sono obbiettivamente e concretamente idonee a ritenere superato e violato il limite della dignità personale del Pontefice, così da non potere prevalere sul diritto di manifestazione del pensiero nella particolare modalità espressiva della satira).

Tribunale Latina  24 ottobre 2006 n. 1725  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 403 commi 1 e 2 c.p., nella parte in cui prevede, per le offese alla religione cattolica mediante vilipendio di chi la professa o di un ministro del culto, la pena della reclusione rispettivamente fino a due anni e da uno a tre anni, anziché la pena diminuita stabilita dall'art. 406 dello stesso codice. Le esigenze costituzionali di eguale protezione del sentimento religioso che sottostanno alla equiparazione del trattamento sanzionatorio per le offese recate sia alla religione cattolica, sia alle altre confessioni religiose, già affermate nelle sentenze n. 329 del 1997 e n. 327 del 2002, riconducibili, da un lato, al principio di eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di religione sancito dall'art. 3 cost., e, dall'altro al principio di laicità o non-confessionalità dello Stato, che implica, tra l'altro, equidistanza e imparzialità verso tutte le religioni, valgono anche in relazione all'art. 403 c.p., il quale, nel sanzionare le offese recate alla religione cattolica mediante vilipendio di chi la professa o di un ministro del culto in modo più grave di quelle recate a culti diversi da quello cattolico, risulta connotato da una inammissibile discriminazione sanzionatoria tra la religione cattolica e le altre confessioni religiose.

Corte Costituzionale  29 aprile 2005 n. 168  

 

La q.l.c. dell'art. 403 commi 1 e 2 c.p., censurato, in riferimento agli art. 3 comma 1 e 8 comma 1 cost., in quanto punisce con la reclusione fino a due anni chi offende la religione "mediante vilipendio di chi la professa" (comma 1) e con la reclusione da uno a tre anni chi commette il fatto "mediante vilipendio di un ministro del culto cattolico" (comma 2), mentre l'art. 406 c.p. prevede che "la pena è diminuita" qualora i medesimi fatti sono commessi "contro un culto ammesso nello Stato", deve essere esaminata entro i limiti del "thema decidendum" individuati dall'ordinanza di rimessione, sicché non può essere presa in considerazione, in quanto estranea al giudizio, la richiesta, prospettata dalla parte privata, di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'intera norma incriminatrice.

Corte Costituzionale  29 aprile 2005 n. 168  

 

Neppure i fatti, i simboli, le cose e le persone pertinenti alla religione possono ritenersi immuni dall'esercizio del diritto di critica e da quello di satira, che costituisce estrinsecazione tipica ed essenziale della libertà di manifestazione del pensiero; l'unico limite frapposto dalla legge penale alla libera manifestazione del pensiero anche in campo religioso è quello del vilipendio, da intendersi, nell'accezione comune e, altresì, in quella tecnico-giuridica, come ostentazione di disprezzo, manifestazione di biasimo, espressione di apprezzamenti negativi implicanti disdegno e disistima generalizzati, alla stregua di canoni assiologici universali o, comunque, non circoscritti a determinate dottrine o ideologie; offesa alla religione può pertanto aversi solo ove siano spregiativamente chiamati in causa i valori etico-spirituali e le credenze fondamentali della religione medesima, nel loro complesso o in parti essenziali e qualificanti (nella specie, la corte ha ritenuto non offensivo ai sensi dell'art. 403, comma 2 c.p. il riferimento agli istinti sessuali del sommo pontefice contenuto in una vignetta manifestamente ispirata a registri umoristici e ad un chiaro gusto bozzettistico, trattandosi di espressione satirica priva di qualsiasi valenza ideologica e di ogni carica lesiva nei confronti dei capisaldi o dell'intima sostanza della fede cattolica).

Corte appello Firenze  18 ottobre 1993

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti