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Art. 405 codice penale: Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico

Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto cattolico, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.

Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione fino a tre anni.


Giurisprudenza annotata

Turbamento di funzioni religiose

Il reato di turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione, ovvero "turbatio sacrorum", di cui all'art. 405 c.p., può essere perfezionato da due condotte antigiuridiche: l'impedimento della funzione, che consiste nell'ostacolare l'inizio o l'esercizio della stessa fino a determinarne la cessazione, oppure la turbativa della funzione, che si verifica quando il suo svolgimento non avviene in modo regolare (nella specie, il Tribunale ha ravvisato il suddetto reato nel comportamento dell'imputato che, completamente ubriaco, dopo aver fatto irruzione in Chiesa durante la messa, aveva disturbato il prete e i fedeli con forti urla, colpendo, poi, il prete ed un fedele che avevano cercato di allontanarlo).

Tribunale Monza  23 gennaio 2010

 

Il reato di turbatio sacrorum di cui all'art. 405 c.p. può essere perfezionato da due condotte antigiuridiche: l'impedimento della funzione, consistente nell'ostacolare l'inizio o l'esercizio della stessa fino a determinarne la cessazione, oppure la turbativa della funzione, che si verifica quando il suo svolgimento non avviene in modo regolare. (Nella specie la Corte ha ravvisato il suddetto reato nella turbativa causata dal comportamento dell'imputato, che aveva, nel corso della celebrazione della Messa, coinvolto e disturbato molti fedeli dal loro raccoglimento, avendolo inseguito fuori della Chiesa).

Cassazione penale sez. III  13 marzo 2003 n. 20739

 

È illegittimo con riferimento agli art. 3, comma 1 ed 8, comma 1 l'art. 405 c.p., nella parte in cui, per i fatti di turbamento di funzioni, religiose del culto cattolico, prevede pene più gravi rispetto alle pene diminuite, di cui all'art. 406 c.p., per gli stessi fatti commessi contro gli altri culti.

Corte Costituzionale  09 luglio 2002 n. 327  

 

L'art. 405 c.p., nella parte in cui, per i fatti di turbamento di funzioni religiose del culto cattolico, prevede pene più severe, anziché le pene diminuite stabilite dall'art. 406 del medesimo codice per gli stessi fatti commessi contro gli altri culti, è costituzionalmente illegittimo.

Corte Costituzionale  09 luglio 2002 n. 327  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 405 c.p., nella parte in cui, per i fatti di turbamento di funzioni religiose del culto cattolico, prevede pene più gravi, anziché le pene diminuite stabilite dall'art. 406 c.p. per gli stessi fatti commessi contro gli altri culti. Il principio fondamentale di laicità dello Stato, che implica equidistanza e imparzialità verso tutte le confessioni, non potrebbe infatti tollerare che il comportamento di chi impedisca o turbi l'esercizio delle funzioni, cerimonie o pratiche religiose di culti diversi da quello cattolico, sia ritenuto meno grave, e quindi, assoggettato a più lieve trattamento sanzionatorio rispetto al comportamento di chi compia i medesimi fatti ai danni del culto cattolico.

Corte Costituzionale  09 luglio 2002 n. 327  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 404 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 8 cost., nella parte in cui appresta tutela penale nei riguardi delle sole offese commesse ai danni della religione cattolica (la Corte ha ritenuto erronea la premessa interpretativa posta a base della questione, in quanto l'art. 405 c.p. considera punibili gli stessi fatti, se commessi ai danni di confessioni religiose diverse da quella cattolica, mentre, a seguito della sentenza n. 329 del 1997, è stata ricondotta ad uguaglianza la sanzione prevista dagli art. 404 e 406 c.p., in tal modo eliminando dall'ordinamento la preesistente discriminazione "quoad poenam" tra le diverse confessioni religiose).

Corte Costituzionale  23 maggio 2002 n. 213  

 

L'interruzione di una funzione religiosa in svolgimento in una "Sala del Regno" della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova integra la fattispecie prevista e punita dagli art. 406 e 405 c.p. (Nella specie, la Corte d'appello, pur avendo dichiarato la improcedibilità per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione, ha confermato le statuizioni di carattere civilistico contenute nella sentenza impugnata, dopo aver esaminato e respinto a tale fine i motivi d'impugnazione).

Corte appello Milano  15 marzo 2001

 

Per l'integrazione del reato di turbamento di funzioni religiose ai sensi dell'art. 405 c.p., come pure dell'art. 406 c.p., occorre l'impedimento attivo dell'esercizio concreto di una funzione religiosa, non bastando il solo fatto dell'invasione di una basilica, specie se di grandi dimensioni. Si richiede, altresì, ai fini dell'elemento soggettivo, che l'agente abbia l'intenzione di cagionare il turbamento.

Tribunale Bologna  20 marzo 2000

 



 
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