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Art. 411 codice penale: Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere

Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni.

La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia.


Giurisprudenza annotata

Pietà per i defunti

La nozione di cadavere, quale possibile oggetto delle condotte di sottrazione, soppressione o distruzione, come sanzionate dall'art. 411 c.p., comprende anche resti umani consistenti nello scheletro o in parti di esso, purché si tratti di resti tuttora capaci di suscitare il sentimento della pietà verso i defunti. (In applicazione del principio la Corte ha escluso la configurabilità del reato di cui all'art. 411 c.p. nella condotta di sottrazione di organi ovvero di parte di essi - quali cuore, polmone, fegato, reni, surreni, prostata, encefalo ed ipofisi - custoditi in un contenitore in soluzione di formalina, perché ritenuti inidonei a suscitare l'idea del corpo umano inanimato e, di conseguenza, il senso di pietà). (Annulla senza rinvio, App. Cagliari, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  25 giugno 2014 n. 45444  

 

Il discrimine tra la sottrazione e l'occultamento di cadavere va individuato nelle modalità del nascondimento, tali da rendere il rinvenimento del corpo tendenzialmente impossibile nel primo caso, altamente probabile, sia pure a mezzo di una ricerca accurata, nel secondo. Rigetta, Trib. lib. Napoli, 06/12/2012

Cassazione penale sez. I  10 giugno 2013 n. 32038  

 

Va confermata la condanna per sottrazione di cadavere in capo al sindaco, nonchè progettista e direttore dei lavori, che dispone la costruzione di una cappella sul luogo ove sia già presente una tomba, allorchè risulti che nelle sue qualità, lo stesso era a conoscenza della presenza la presenza della tomba prima degli scavi.

Cassazione penale sez. III  24 gennaio 2013 n. 10231  

 

Il reato di cui all'art. 411 c.p. (soppressione di cadavere) si differenzia da quello di cui all'art. 412 c.p. (occultamento di cadavere) in quanto l'occultamento di cui a quest'ultima norma è finalizzato al nascondimento temporaneo con la consapevolezza, a priori, che il cadavere occultato sarà ritrovato, mentre la soppressione di cui all'art. 411 c.p. si realizza quando il nascondimento viene eseguito in modo che il cadavere sia definitivamente sottratto, come nel caso in esame, alle ricerche.

Cassazione penale sez. I  06 giugno 2012 n. 31023  

 

Il diritto primario di sepolcro sorge in capo al privato per effetto della concessione, da parte dell'autorità amministrativa, di un'area di terreno nel cimitero comunale; esso si trasmette agli eredi del concessionario e consiste nel diritto di essere seppellito o di seppellire altri in un dato sepolcro, come pure nel diritto soggettivo, nei confronti dell'amministrazione concedente, a che questa si astenga dal turbare il godimento del bene. Il diritto secondario di sepolcro, che spetta per legge a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un sepolcro, consiste nella facoltà di accedervi e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella data spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba.

Tribunale Treviso  24 febbraio 2012

 

Nel delitto di occultamento di cadavere il celamento dello stesso deve essere temporaneo, ossia operato in modo tale che il cadavere sia in seguito necessariamente ritrovato, mentre nel delitto di soppressione o sottrazione di cadavere il nascondimento deve avvenire in modo da assicurare, con alto grado di probabilità, la definitiva sottrazione del cadavere alle ricerche altrui.

Cassazione penale sez. I  26 settembre 2011 n. 36465  

 

Il delitto di sottrazione di cadavere si verifica nel caso in cui il cadavere viene nascosto con l’intento di sottrarlo definitivamente alle altrui ricerche, ed in questo si differenzia dal meno grave delitto di occultamento di cadavere che postula, invece, la mera temporaneità del nascondimento e la conseguente successiva certezza del ritrovamento, che si intende soltanto ritardare nel tempo.

Tribunale Caltanissetta  05 luglio 2007

 

La precarietà del nascondimento di un corpo umano fatto a pezzi consente di distinguere il delitto di distruzione di cadavere di cui all'art. 411 c.p., contestabile per tale condotta, dalla fattispecie di occultamento di cadavere, prevista dall'art. 412 c.p., che presuppone una definitiva scomparsa del corpo, non più facilmente rinvenibile.

Corte assise Milano  30 maggio 2006

 

Il reato di cui all'art. 411 c.p., anche nella forma tentata, presuppone che l'azione volta alla distruzione attinga le spoglie di un soggetto che abbia subito la cessazione irreversibile di tutte le funzioni vitali, dovendo altrimenti tale condotta essere considerata tra quelle omicidiarie e non come autonomo reato nei confronti del cadavere della vittima.

Cassazione penale sez. I  06 ottobre 2005 n. 1027

 

Il dolo richiesto per la configurazione del delitto di sottrazione e soppressione può essere non solo “diretto”, e ciò avviene quando la sottrazione o soppressione sia stata compiuta secondo l'intenzione dell'agente, ma anche “eventuale”, come si verifica quando l'agente, indipendentemente dal fine perseguito con il celamento, abbia accettato il rischio del verificarsi della definitiva soppressione o sottrazione del cadavere. (Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto responsabili del delitto di cui all'art. 411 c.p., a titolo di dolo eventuale, il titolare e l'addetto di una ditta appaltatrice dei lavori di sistemazione di un cimitero, i quali, avendo ivi rinvenuto numerosi cadaveri inumati nel passato e non precedentemente rimossi, anziché porli a disposizione dei responsabili dei servizi cimiteriali, li avevano trasportati in un terreno in aperta campagna, ove li avevano sotterrati, mescolando alla rinfusa con il terreno i poveri resti).

Cassazione penale sez. III  21 gennaio 2005 n. 5772  

 

Il reato di cui all'art. 411 c.p. (distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere) pur realizzandosi con il nascondimento di un cadavere si differenzia dal reato di cui all'art. 412 c.p. (occultamento di cadavere) in quanto l'occultamento è considerato come un nascondimento temporaneo che postula a priori la certezza del ritrovamento, mentre la soppressione o sottrazione vanno intese quale nascondimento effettuato in modo tale che il cadavere venga definitivamente sottratto alle ricerche. Peraltro la sottrazione va valutata non in senso assoluto bensì relativo, sulla base di presunzioni fondate su elementi obiettivi, quali il luogo prescelto e le modalità adottate, con apprezzamento "ex ante", non rilevando in proposito che il cadavere venga eventualmente ritrovato fortuitamente o a seguito di difficili ricerche, atteso che la durata effettiva del nascondimento non costituisce elemento di distinzione fra le due ipotesi di reato.

Cassazione penale sez. III  06 maggio 2004 n. 27290  

 

Il reato di cui all'art. 411 c.p., nelle ipotesi di soppressione e di sottrazione, si realizza, come quello di cui all'art. 412 c.p. (occultamento di cadavere), con un nascondimento di cadavere, ma mentre in quest'ultima ipotesi il celamento è temporaneo e postula "a priori" la certezza del ritrovamento, nella prima il nascondimento è potenzialmente permanente considerando in una sottrazione definitiva alle altrui ricerche: tale definitività va valutata non in senso assoluto ma relativo, sulla base di attendibili presunzioni fondate su elementi obiettivi (luogo prescelto, modalità adottate) con apprezzamento "ex ante", nulla rilevando agli effetti del reato già consumato se il cadavere venga ritrovato fortuitamente o a seguito di difficili ricerche, non essendo, la durata del nascondimento elemento indefettibile di distinzione tra le ipotesi criminose considerate. (Nella specie il cadavere, assicurato ad una grossa pietra, era stato gettato in un canale profondo tre metri, confluente a breve distanza nel mare, e ritrovato dopo 4 giorni a seguito di lunghe ricerche dei carabinieri del nucleo subacqueo).

Cassazione penale sez. V  11 gennaio 1985



 
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