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Art. 414 codice penale: Istigazione a delinquere

Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: 1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti.

2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a lire quattrocentomila, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel n. 1.

Alla pena stabilita nel n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti.


Giurisprudenza annotata

Istigazione a delinquere

La materialità del delitto di istigazione a delinquere di cui all'art. 414 c.p. è riscontrabile laddove sia pubblicamente posta in essere la propalazione di propositi aventi ad oggetto comportamenti rientranti in specifiche ipotesi delittuose, in maniera tale da indurre altri alla commissione di fatti analoghi (confermata, nella specie, la condanna dell'imputato che in occasione di una partita di calcio, aveva accumulato sulla sede stradale pietre ed altri oggetti idonei al lancio incitando i numerosi giovani presenti a scagliarli contro le forze di polizia presenti in loco, riuscendo nell'intento).

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7842  

 

La offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, correlata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato dell'art. 82 t.u. stupefacenti, salva la possibilità di sussistenza dei presupposti per configurare il delitto previsto dall'art. 414 c.p. con riferimento alla condotta di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti.

Cassazione penale sez. un.  18 ottobre 2012 n. 47604  

 

Il reato di istigazione a delinquere non è configurabile nella forma del tentativo, sicché non è ammesso il sequestro delle cose che si assumano riferibili ad una condotta che non realizzi la consumazione di detto reato. Annulla con rinvio, Trib. lib. Messina, 29/07/2011

Cassazione penale sez. I  29 maggio 2012 n. 24050  

 

L'esaltazione di un fatto di reato o del suo autore in tanto può dar luogo alla configurabilità del reato di istigazione a delinquere (essendo questo un reato di pericolo concreto e non presunto), in quanto sia concretamente idonea a provocare la commissione di illeciti penali. (Nella specie la Corte, pur censurando la mancanza di motivazione in ordine alla possibile sussistenza dell'istigazione a commettere contravvenzioni anziché di quella, ritenuta dal giudice di merito, di istigazione a commettere delitti, ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la sussistenza del reato in un caso in cui all'agente si era addebitato di aver esposto, in occasione di un incontro di calcio cui partecipava una squadra i cui sostenitori si erano più volte distinti per la loro propensione ad usare il coltello nei confronti di sostenitori di squadre avversarie, uno striscione recante la scritta: "Sotto l'ombra del cappello non ti fa capire se tira fuori il suo coltello o ti chiede come stai".

Cassazione penale sez. I  23 aprile 2012 n. 25833  

 

L'esaltazione di un fatto di reato, finalizzata a spronare altri all'imitazione integra il delitto di istigazione a delinquere quando, per le sue modalità, sia concretamente idonea a provocare la commissione di delitti, il cui accertamento, riservato al giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del reato nell'esposizione, in occasione di un incontro di calcio, di uno striscione con la scritta "sotto l'ombra del cappello non ti fa capire se tira fuori il suo coltello o ti chiede come stai" con in calce la sigla B.I.S.L., dal significato "basta infami solo lame"). Annulla con rinvio, App. Roma, 08/02/2011

Cassazione penale sez. I  23 aprile 2012 n. 25833  

 

L'espressione "chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati" di cui all'art. 414 c.p. va interpretata nel senso che l'istigazione deve avvenire in un luogo pubblico o aperto al pubblico e deve rivolgersi a una pluralità indeterminata di persone. (Nel caso di specie, non ricorrono gli estremi di tale fattispecie dal momento che l'istigazione - consistita nell'avere l'imputato chiesto a un amico di mettere della droga nella macchina del cognato per incastrarlo e di avergli confidato di nutrire dei dissapori verso lo stesso - non è, quindi, stata fatta "pubblicamente" come invece richiede l'art. 414 c.p.).

Tribunale Ivrea  28 gennaio 2010 n. 15  

 

Il dolo richiesto per la configurabilità del reato di istigazione a delinquere è generico e consiste nella cosciente volontà di commettere il fatto in sé, con l'intenzione di istigare alla commissione concreta di uno o più delitti, essendo del tutto irrilevanti il fine particolare perseguito ed i motivi dell'agire.(In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di un consigliere comunale che - parlando a una folla di oltre cento persone che aveva invaso l'aula municipale - aveva invitato i manifestanti ad occupare la tendopoli realizzata dal Comune per ospitare un campo nomadi e a spostare la protesta in quel luogo).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2008 n. 40684

 

Ai fini della configurabilità del reato di istigazione a delinquere (art. 414 c.p.), occorre, dal punto di vista oggettìvo, che sia posta in essere in pubblico la propalazione di condotte che configurino precise azioni delittuose, con rappresentazione di azioni concrete che possano indurre altri alla commissione di tali fatti, dovendosi in proposito analizzare l'idoneità della condotta in relazione alla situazione concreta per verificare quale forza persuasiva e suggestiva potevano avere le frasi pronunciate ai fini istigatori della condotta. Mentre, dal punto di vista soggettivo, è richiesto il dolo generico consistente nella cosciente volontà di commettere il fatto in sé, con l'intenzione di istigare alla commissione concreta di uno o più delitti, essendo in proposito del tutto irrilevante il fine particolare perseguito o i motivi dell'agire. (Nella specie, la Corte ha annullato la sentenza che aveva prosciolto l'imputato, confondendo il dolo generico con i motivi dell'azione e, per l'effetto, ritenendo il difetto dell'elemento soggettivo per l'apprezzata finalità "politica" che aveva ispirato l'agente).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2008 n. 40684  

 

II delitto di istigazione a delinquere, previsto dall'art. 414 c.p., è reato di pericolo concreto e non presunto; pertanto l'esaltazione di un fatto di reato o del suo autore finalizzata a spronare altri all'imitazione o almeno ad eliminare la ripugnanza verso il suo autore non è, di per sè, punibile, a meno che, per le sue modalità, non integri un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti, il cui accertamento, riservato al giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del reato nella pubblica apologia dell'omicidio di uno spacciatore di droga fatta da un sindaco in interviste a quotidiani e a un'emittente televisiva a diffusione nazionale, nelle quali costui aveva affermato che si sarebbe comportato nello stesso modo dell'omicida).

Cassazione penale sez. I  05 giugno 2001 n. 26907

 



 
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