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Art. 415 codice penale: Istigazione a disobbedire alle leggi

Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (1).

(1) Con sentenza n. 108 del 23 aprile 1974 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimità di questo articolo, riguardante l’istigazione all’odio fra le classi sociali, nella parte in cui non specifica che tale istigazione deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità.


Giurisprudenza annotata

Istigazione a disobbedire alle leggi

Integra il reato di istigazione a disobbedire alle leggi la ripetuta diffusione, mediante emittenti radiofoniche, di messaggi intesi a suggerire agli ascoltatori condotte contrarie a norme del codice stradale e gravemente pericolose per la pubblica incolumità (nella specie, a non indossare le cinture di sicurezza, a guidare ubriachi e a non rispettare i limiti di velocità), dovendosi identificare le leggi di ordine pubblico indicate nell'art. 415 c.p. particolarmente in quelle di natura cogente e inderogabile, intese alla tutela della sicurezza pubblica. Rigetta, App. Trento, 09 ottobre 2009

Cassazione penale sez. I  10 giugno 2010 n. 26843  

 

Non costituisce il reato di cui all'art. 415 c.p. l'incitamento all'autoriduzione delle fatture per il consumo dell'energia elettrica e dell'acqua. (Nella fattispecie trattavasi di fatture emesse dall'ENEL e dall'ACEA).

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 1991

 

La normativa concernente l'applicazione e la riscossione delle tariffe per il consumo dell'energia non costituisce disciplina di ordine pubblico. Pertanto non integrano il reato di cui all'art. 415 c.p. l'organizzazione e l'incitamento attraverso trasmissioni radiofoniche all'autoriduzione delle fatture per il consumo di energia e dell'acqua emesse dall'ENEL e dall'ACEA.

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 1991

 

L'obiezione fiscale non integra gli estremi del delitto di cui all'art. 415 c.p. (istigazione a disobbedire alle leggi), in quanto alle leggi tributarie non può attribuirsi la qualifica di "leggi di ordine pubblico".

Cassazione penale sez. I  17 novembre 1989

 

L'istigazione a disobbedire alle leggi tributarie e fiscali, che non sono finalizzate a garantire interessi riconducibili all'ordine pubblico c.d. materiale, non è punibile ai sensi dell'art. 415 c.p. e conseguentemente deve escludersi la configurabilità del reato previsto e punito da siffatta norma nel caso di un gruppo di obiettori fiscali che, distribuendo volantini e ponendo striscioni e cartelli dinanzi alla sede di una esattoria delle imposte, istighino i contribuenti a ridurre l'autoliquidazione della Irpef nella misura corrispondente alla parte del bilancio dello Stato destinata alle spese militari.

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 1989

 

Ai fini della sussistenza del delitto di istigazione alla disobbedienza a leggi di ordine pubblico, previsto dall'art. 415 c.p., per leggi di ordine pubblico devono intendersi quelle che tendono a garantire la pubblica tranquillità e la sicurezza pubblica; conseguentemente tra esse non possono ricomprendersi le leggi fiscali, come del resto si evince della circostanza che il legislatore ha ritenuto di dover introdurre nell'ordinamento una norma specifica - e cioè l'art. 1 d.l.C.p.S. 7 novembre 1947 n. 1559 - con la quale penalmente sanzionare, limitatamente a talune ipotesi, l'attività di chi istighi a non pagare le imposte o a ritardarne o a sospenderne il pagamento. (Nella specie la Cassazione ha escluso che l'istigazione a non effettuare il pagamento delle imposte dirette possa integrare il delitto di cui all'art. 415 c.p.).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 1989

 

L'ordine pubblico tutelato dalle norme penali, diversamente da quello che è oggetto di diverse discipline giuridiche, e in particolare del diritto civile, non va inteso nel senso "ideale", ma in quello "materiale", venendo quindi a coincidere con il concetto della pubblica tranquillità e della sicurezza pubblica, concetto nel quale trova i suoi limiti. Alle leggi tributarie, che pure tutelano uno degli interessi primari dello Stato che è quello garantito dall'articolo 53 Cost. e che pure rientrano nel concetto di ordine pubblico ideale o normativo, non può attribuirsi qualifica di leggi di ordine pubblico penalmente inteso. Pertanto la istigazione a non pagare le imposte non concreta la fattispecie delittuosa prevista dall'art. 415 c.p..

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 1989

 

L'incitamento all'obiezione fiscale alle spese militari, in quanto diretto a suggerire un mero comportamento dimostrativo ed a creare un movimento di idee su determinati problemi di carattere generale e sociale, non crea alcuna situazione di pericolo dell'ordine pubblico o sociale e, quindi, non presenta quell'idoneità istigatrice necessaria a cagionare l'evento di pericolo, sia pure presunto, che è necessario per integrare l'elemento materiale del reato di cui all'art. 415 c.p.

Corte appello Milano  06 dicembre 1988

 

Nel concetto di disobbedienza, rilevante ai sensi dell'art. 415 c.p., non possono essere compresi quei comportamenti che, seppur connotati dalla formale inosservanza di una data disposizione, siano articolati in modo da non impedire nè concretamente ostacolare il conseguimento dell'interesse sostanziale al cui soddisfacimento la disposizione stessa è preordinata.

Tribunale Verona  23 febbraio 1988

 

Le leggi tributarie, e in ispecie quelle concernenti l'Irpef, sono di ordine pubblico perché cogenti ed assistite da sanzioni amministrative e talora penali. Ne consegue che il comportamento di colui che istighi a non pagare in tutto o in parte le imposte dirette o anche soltanto a ritardarne l'adempimento configura l'ipotesi criminosa ex art. 415 del c.p. Ad integrare detta ipotesi criminosa non è sufficiente che l'azione sia teleologicamente rivolta ad incitare alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico, giacché occorre che essa, nella sua consistenza obiettiva e cioè nelle sue modalità fattuali, si riveli caratterizzata dalla attitudine a produrre il risultato preso di mira, e cioè la spinta del soggetto istigato alla violenza delle leggi, anche se il concetto di idoneità non può essere determinato in funzione di una concreta situazione di pericolo per il bene giuridico tutelato.

Cassazione penale sez. I  28 aprile 1987

 

In tema di istigazione a disobbedire alle leggi, il concetto di ordine pubblico rilevante ai fini del disposto dell'art. 415 c.p. non coincide con quello più ristretto di sicurezza pubblica, proprio delle leggi di polizia, ma si estende ai principi fondamentali e di interesse generale su cui poggia l'ordinamento giuridico dello Stato, assumendo le vesti di diritto cogente, sicché rientrano nella previsione del suddetto articolo tutte quelle leggi le cui norme hanno applicazione incondizionata, tale da non ammettere deroghe da parte dei singoli per essere la loro osservanza sottratta all'arbitrio ed alla autonomia individuale. Tra le suddette norme sono comprese le disposizioni attraverso le quali lo Stato si procura i mezzi finanziari per fare fronte alle spese necessarie per assicurare i servizi pubblici. (Fattispecie relativa a propaganda in favore dell'obiezione fiscale alle spese militari).

Corte appello Venezia  03 novembre 1986

 



 
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