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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 416-bis codice penale: Associazione di tipo mafioso

Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da quattro a nove anni.

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sè o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sè o ad altri in occasione di consultazioni elettorali (1).

Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni nei casi previsti dal primo comma e da cinque a quindici anni nei casi previsti dal secondo comma.

L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di commercio, di commissionario astatore presso i mercati annonari all’ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e i diritti ad esse inerenti nonchè le iscrizioni agli albi di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il condannato fosse titolare (2) .

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso (3) .

(1) Comma così modificato dall’art. 11 bis, D.L. 8 giugno 1992, n. 306.

(2) La seconda parte di questo comma è stata abrogata dall’art. 36 , secondo comma, della L. 19 marzo 1990, n. 55.

(3) Articolo aggiunto dalla L. 13 settembre 1982, n. 646.


Giurisprudenza annotata

Associazione a delinquere di stampo mafioso

L'associazione per delinquere - a differenza della più grave ipotesi associativa di cui all'art. 416 bis c.p. - non è un reato di per sé idoneo a produrre ricchezze illecite. Di talché, l'omesso accertamento circa la sussistenza dei reati scopo della costituita associazione non consente la confisca dei beni in precedenza sequestrati all'imputato, non configurandosi il vincolo di pertinenzialità imposto dall'art. 240, comma 1, c.p..

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7860  

 

Nel caso di procedimento per il delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen. e di separato procedimento per i reati fine realizzati, non sussiste la preclusione del "ne bis in idem" ricorrendo l'ipotesi del concorso materiale di reati, perché per il primo la condotta necessaria e sufficiente sta nella prestazione della propria adesione alla organizzazione già costituita, mentre per i secondi la condotta necessaria è quella tipica, fissata nella fattispecie criminosa. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che la condanna dell'imputato passata in giudicato per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. fosse preclusiva all'accertamento della nuova contestazione allo stesso imputato del reato di riciclaggio, avendo l'imputato ricevuto l'incarico di ripulire denaro, beni e altre utilità riconducibili ai soli delitti scopo, alla cui realizzazione non aveva fornito alcun apporto). (Rigetta, App. Palermo, 11/04/2013 )

Cassazione penale sez. II  20 novembre 2014 n. 52645  

 

In tema di applicazione delle misure di sicurezza, il Giudice deve fornire una motivazione adeguata della permanenza del pericolo con riferimento alla situazione concreta creatasi e modificatasi in conseguenza del pensionamento (annullata con rinvio l'ordinanza di rigetto dell'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere applicata per i reati di cui agli artt. 110 e 416 bis c.p. nei confronti di un appartenente alla Polizia Municipale, ormai pensionato, che aveva favorito un clan camorristico fornendo informazioni confidenziali).

Cassazione penale sez. I  28 ottobre 2014 n. 50170  

 

In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, la circostanza aggravante di cui all'art. 416 bis, comma sesto, cod. pen., concernente l'illecito finanziamento di attività economiche, ha natura oggettiva ed è, pertanto, riferibile all'attività dell'associazione in quanto tale; ne consegue che essa è valutabile, anche in difetto di formale contestazione, a carico di tutti i componenti del sodalizio mafioso, ed anche al concorrente esterno consapevole dei fatti oggetto della predetta aggravante o che per colpa li ignori. (Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 16/04/2014 )

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2014 n. 52094  

 

Anche in sede cautelare, nell'ipotesi di concorso tra le circostanze aggravanti ad effetto speciale previste per il delitto di partecipazione ad associazione di tipo mafioso dall'art. 416 bis commi 4 e 6, cod. pen., ai fini del calcolo degli aumenti di pena irrogabili, non si applica la regola generale prevista dall'art. 63, comma quarto, cod. pen., bensì l'autonoma disciplina derogatoria di cui all'art. 416 bis, comma sesto, cod. pen., che prevede l'aumento da un terzo alla metà della pena già aggravata. (Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 16/04/2014 )

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2014 n. 52094  

 

In tema di reati di criminalità organizzata, la prova della disponibilità di armi da parte di un solo appartenente ad un sodalizio mafioso (nella specie, l'organizzazione denominata "Sacra Corona Unita"), che sia anche componente di un'associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, è idonea a fornire dimostrazione della simultanea sussistenza delle aggravanti di cui all'art 416 bis, comma 4, c.p., e di cui all'art.74, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990 nei confronti degli altri soggetti che partecipano contestualmente ad entrambe le consorterie, in quanto la dotazione di strumenti di offesa è connaturata al perseguimento degli scopi di un sodalizio di tipo mafioso, ed è quindi ragionevole presumere la conoscenza di tale disponibilità anche in capo agli altri associati; tale dato, però, non è sufficiente per ritenere accertata, nei confronti degli altri membri della sola associazione dedita al narcotraffico, l'aggravante prevista dalla legge speciale, atteso che il possesso e l'uso di armi non è caratteristica indefettibile di tale struttura illecita, nè, nei confronti dei concorrenti esterni alla cosca mafiosa, l'aggravante contemplata dal codice penale, non essendo tali soggetti organici al gruppo delinquenziale. (Annulla con rinvio, App. Lecce, 19/12/2012 )

Cassazione penale sez. VI  03 luglio 2014 n. 36198  

 

In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, il versamento periodico di una somma di denaro da parte della dirigenza di un'organizzazione camorristica al capo di un distinto gruppo criminale trovantesi in stato di detenzione non può di per sé solo provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la partecipazione del ricevente all'associazione criminale erogante, ma ne costituisce indizio che necessita di essere confortato da ulteriori circostanze obiettivamente indicative dell'adesione del soggetto a questa consorteria. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

L'accertamento della partecipazione di un soggetto sottoposto a prolungata detenzione ad una organizzazione di tipo mafioso distinta da quella di originaria affiliazione, anche se connotata da parziali sovrapposizioni nella componente soggettiva, non può fondarsi sulla verifica - in negativo - della mancanza di elementi da cui inferire l'intervenuta dissociazione dal gruppo criminale di appartenenza, ma impone la prova - positiva - della volontà manifesta di aderire alla nuova consorteria e di assicurare consapevolmente il proprio contributo oggettivamente apprezzabile alla vita ed all'organizzazione del gruppo appena formato, sia pure solo di carattere morale. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

In tema di associazione di tipo mafioso, assume il ruolo di "concorrente esterno" il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell'associazione e privo dell'"affectio societatis", fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, sempre che questo esplichi un'effettiva rilevanza causale e, quindi, si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell'associazione (o, per quelle operanti su larga scala come "Cosa nostra", di un suo particolare settore e ramo di attività o articolazione territoriale) e sia diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la misura cautelare emessa nei confronti dell'amministratore giudiziario di una società sottoposta a confisca di prevenzione, in quanto il "contributo esterno" non poteva desumersi solo dall'aver consentito al precedente titolare, aderente al sodalizio, di intromettersi nella gestione aziendale, senza verificare l'intenzionalità di tale comportamento e la sua incidenza causale sul contesto associativo). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Reggio Calabria, 28/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  18 giugno 2014 n. 33885  

 

L'art. 416 bis c.p. prevede una pluralità di figure criminose di carattere alternativo ed autonome, che hanno in comune tra loro il solo riferimento ad una associazione di tipo mafioso, per cui la condotta del promotore o capo costituisce figura autonoma di reato e non circostanza aggravante della partecipazione all'associazione medesima. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 14/06/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 giugno 2014 n. 40254  

 

La confisca disposta ai sensi dell'art. 416 bis, comma settimo, cod. pen. con riguardo ai beni strumentali alla realizzazione del delitto associativo e a quelli che ne costituiscono il prezzo, il prodotto, il profitto o il reimpiego, pur conseguendo automaticamente alla condanna, impone una motivazione rigorosa sul "quantum" da sottoporre ad ablazione, la quale, salvo il caso in cui si ravvisi la esistenza di una "impresa mafiosa", deve evidenziare in modo puntuale il nesso di pertinenza fra cespiti oggetto di vincolo reale ed attività illecita. (Annulla con rinvio, App. Catania, 18/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 giugno 2014 n. 39911  

 

 



 
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