codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 420 codice penale: Attentato a impianti di pubblica utilità

Chiunque commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere impianti di pubblica utilità, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a quattro anni.

La pena di cui al primo comma si applica anche a chi commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere sistemi informatici o telematici di pubblica utilità, ovvero dati, informazioni o programmi in essi contenuti o ad essi pertinenti.

Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento dell’impianto o del sistema, dei dati, delle informazioni o dei programmi ovvero l’interruzione anche parziale del funzionamento dell’impianto o del sistema la pena è della reclusione da tre a otto anni.


Giurisprudenza annotata

Attentato ad impianti di pubblica utilità

Costituiscono atti genericamente qualificabili "di sabotaggio" di un impianto di elaborazione dati, quelle alterazioni magnetiche che rendono impossibile l'accesso e l'utilizzo delle informazioni memorizzate in dischi, così da risultare in pratica distrutte, anche se il danno arrecato ai supporti debba considerarsi riparabile (nella specie, pur essendosi accertata la volontaria causazione, mediante l'uso di magneti, di numerose alterazioni e manomissioni di dischi in uso presso l'elaboratore dati del centro di calcolo di un'università, l'imputato è stato prosciolto dall'imputazione di cui all'art. 420 c.p., prima parte e capoverso, per mancanza di prove circa la commissione del fatto da parte sua).

Tribunale Firenze  27 gennaio 1986

 

Sono configurabili gli estremi del delitto di attentato ad impianti di pubblica utilità nel fatto di chi manometta, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, i dischi magnetici di un elaboratore di dati universitario cagionando lesioni ed alterazioni tali da impedire o comunque rendere piuttosto arduo l'accesso alle informazioni ivi contenute ed il loro utilizzo.

Tribunale Firenze  27 gennaio 1986

 

Costituiscono atti genericamente qualificabili "di sabotaggio" di un impianto di elaborazione dati, quelle alterazioni magnetiche che rendono impossibile l'accesso e l'utilizzo delle informazioni memorizzate in dischi, così da risultare in pratica distrutte, anche se il danno arrecato ai supporti debba considerarsi riparabile (nella specie, pur essendosi accertata la volontaria causazione, mediante l'uso di magneti, di numerose alterazioni e manomissioni di dischi in uso presso l'elaboratore dati del centro di calcolo di un'università, l'imputato è stato prosciolto dall'imputazione di cui all'art. 420 c.p., prima parte e capoverso, per mancanza di prove circa la commissione del fatto da parte sua).

Tribunale Firenze  27 gennaio 1986

 

Sono configurabili gli estremi del delitto di attentato a impianti di pubblica utilità nel fatto di chi manometta i dischi software in uso presso l'elaboratore elettronico di un centro di calcolo universitario, provocando, mediante l'introduzione negli stessi dischi di calamite o fogli di lamiera, la cancellazione o comunque l'alterazione dei programmi memorizzati e paralizzando in tal modo il funzionamento dell'elaboratore elettronico (nella specie, l'imputato è stato prosciolto per non avere commesso il fatto).

Tribunale Firenze  27 gennaio 1986

 

Ai fini della sussistenza del reato di attentato a impianti di pubblica utilità, la nozione di impianto indica il complesso di strutture, apparecchi, attrezzature e congegni concorrenti ad uno stesso scopo ed indispensabili per un determinato fine. In tale nozione rientra una centralina telefonica o armadio di distribuzione, avente la funzione di convogliare e smistare, attraverso i congegni e i cavi in essa contenuti, il traffico delle utenze di una determinata area, ai fini del normale svolgimento del servizio telefonico. (Nella specie, è stata ritenuta danneggiamento di impianto di pubblica utilità la manomissione di cavi di una centralina telefonica finalizzata alla perpetrazione di un furto).

Cassazione penale sez. II  07 marzo 1983

 

Nell'attentato a impianti di pubblica utilità mediante distruzione o danneggiamento sussiste sempre, per assoluta presunzione di legge, la lesione dell'ordine pubblico tutelato dalla norma incriminatrice dell'art. 420 c.p., indipendentemente dall'idoneità dell'azione a produrre un concreto turbamento del senso di tranquillità e sicurezza della collettività. In tal caso è esclusa la configurabilità del reato di danneggiamento aggravato (art. 635 comma 2 n. 3 c.p.), anche per le differenze tra i due reati quanto a diversità dell'oggetto materiale e del bene giuridico tutelato.

Cassazione penale sez. II  07 marzo 1983

 

L'originario testo dell'art. 420 c.p., che prevedeva quale reato contro l'ordine pubblico la pubblica intimidazione a mezzo di materie esplodenti, risulta abrogato e sostituito con le leggi 2 ottobre 1967 n. 895, art. 6 e l. 14 ottobre 1974 n. 497, trovando la fattispecie la sua organica regolamentazione nelle norme sulle armi e sull'ordine pubblico. Con la nuova normativa di cui all'art. 1 d.l. 21 marzo 1978 n. 59, convertito in l. 18 maggio 1978 n. 191, il legislatore, con la nuova formulazione dell'art. 420 c.p. (attentato a impianti di pubblica utilità), ha inteso introdurre una nuova figura di reato diretta ad una più estesa tutela dell'ordine pubblico, sanzionando penalmente qualsiasi attività diretta a distruggere o danneggiare impianti di pubblica utilità o di ricerca o di elaborazione di dati, attività considerata di per sè stessa idonea a turbare la serena e ordinata convivenza sociale indipendentemente dal verificarsi in concreto del relativo turbamento.

Cassazione penale sez. II  07 marzo 1983

 

Il delitto previsto dall'art. 6 della l. n. 895 del 1967 - poi modificato "quoad poenam" dall'art. 13 della l. n. 497 del 1974 - che ha sostituito l'originario testo dell'art. 420 c.p., può essere commesso anche da chi, per le finalità in detta norma indicate, fa scoppiare bottiglie incendiarie (le cosiddette "bombe Molotov".

Cassazione penale sez. I  04 aprile 1979



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti