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Art. 424 codice penale: Danneggiamento seguito da incendio

Chiunque, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria o altrui è punito, se del fatto sorge pericolo di un incendio, con la reclusione da sei mesi a due anni.

Se segue l’incendio, si applicano le disposizioni dell’articolo precedente, ma la pena è ridotta da un terzo alla metà.


Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

Il reato di danneggiamento seguito da incendio richiede, come elemento costitutivo, il sorgere di un pericolo di incendio, sicché non è ravvisabile qualora il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che da esso non possa sorgere detto pericolo per cui, in questa eventualità o in quella nella quale chi, nell'appiccare il fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare né un incendio né il pericolo di un incendio, è configurabile il reato di danneggiamento, mentre se detto pericolo sorge o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica incolumità e trovano applicazione, rispettivamente, gli art. 423 e 424 c.p. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto gli imputati responsabili del reato di cui all'art. 424 c.p., avendo accettato il rischio di provocare l'incendio di una sala da bowling, avuto riguardo ai mezzi impiegati e all'entità dei danni verificatisi). (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 08/03/2013 )

Cassazione penale sez. II  17 ottobre 2014 n. 47415  

 

Il discrimine tra il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.) e quello di incendio (art. 423 c.p.) è costituito dall'elemento psicologico del reato. Nell'ipotesi prevista dall'art. 423 c.p. esso consiste nel dolo generico, cioè nella volontà di cagionare un incendio, inteso come combustione di non lievi proporzioni, che tende ad espandersi e non può facilmente essere contenuta e spenta, mentre, invece, il reato di cui all'art. 424 c.p. è caratterizzato dal dolo specifico, consistente nel voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare, senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento. Pertanto, nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall'art. 423 c.p., è applicabile quest'ultima norma e non l'art. 424 c.p., nel quale l'incendio è contemplato come evento che esula dall'intenzione dell'agente.

Cassazione penale sez. V  25 settembre 2013 n. 1697  

 

Nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall'art. 423 c.p., è applicabile quest'ultima norma e non l'art. 424 c.p., nel quale l'incendio è contemplato come evento che esula dall'intenzione dell'agente.

Cassazione penale sez. I  11 febbraio 2013 n. 16612  

 

Integra la fattispecie di cui all'art. 423 c.p. e non quella di cui all'art. 424 c.p. la condotta di colui che appicca il fuoco ad una vettura in un garage, poiché le caratteristiche del locale, generalmente privo di areazione, la presenza di altre auto nonché del carburante contenuto in esse, costituiscono tutti presupposti perché l'evento finale dell'incendio si verifichi in termini di ragionevole certezza, così che il soggetto agente non può non essersi rappresentato preventivamente una simile eventualità.

Corte appello L'Aquila  20 gennaio 2011 n. 7  

 

Il reato previsto dall'art. 424 c.p. si distingue da quello previsto dall'art. 423 c.p. in base al diverso atteggiarsi dell'elemento soggettivo del reato in relazione all'evento preso di mira e dunque voluto dall'agente, nel senso cioè che, mentre nella fattispecie incriminatrice di cui all'art. 423 c.p., l'agente deve volere l'evento che, nella struttura del modello legale del reato, è costituito dall'incendio - giacché solo un evento siffatto rientra nel quadro di proiezione della volontà e perciò del dolo - viceversa, nella fattispecie legale di cui all'art. 424 c.p., l'agente compie l'azione tipica per la finalità esclusiva di danneggiare la cosa altrui, volendo pertanto soltanto recare danno ad essa col fuoco ed il pericolo dell'incendio o addirittura l'incendio si verificano come conseguenza non voluta dell'azione ossia indipendentemente dalla volontà dell'agente stesso.

Ufficio Indagini preliminari Salerno  17 luglio 2010

 

Il reato previsto dall'art. 424 c.p. si distingue da quello previsto dall'art. 423 c.p. in base al diverso atteggiarsi dell'elemento soggettivo del reato in relazione all'evento preso di mira e dunque voluto dall'agente, nel senso cioè che, mentre nella fattispecie incriminatrice di cui all'art. 423 c.p., l'agente deve volere l'evento che, nella struttura del modello legale del reato, è costituito dall'incendio - ossia dal divampare di un fuoco avente caratteristiche tali, per proporzione e violenza, da porsi come effettivo pericolo per l'incolumità pubblica, giacché solo un evento siffatto rientra nel quadro di proiezione della volontà e perciò del dolo - viceversa, nella fattispecie legale di cui all'art. 424 c.p., l'agente compie l'azione tipica per la finalità esclusiva di danneggiare la cosa altrui, volendo pertanto soltanto recare danno ad essa col fuoco ed il pericolo dell'incendio o addirittura l'incendio si verificano come conseguenza non voluta dell'azione ossia indipendentemente dalla volontà dell'agente stesso.

Ufficio Indagini preliminari Salerno  17 luglio 2010

 

II reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.) consiste nell'atto di danneggiare, con corrispondente volontà, appiccando il fuoco, cui segua il pericolo di un incendio o un incendio: quindi, la volontà di danneggiare costituisce elemento comune al reato di danneggiamento (art. 635 c.p.), rispetto al quale l'elemento differenziale è rappresentato dall'ulteriore svilupparsi di un fuoco potenzialmente diffusivo, avente caratteristiche tali dell'incendio o del pericolo di un incendio.

Cassazione penale sez. I  10 marzo 2010 n. 13527  

 

Il reato di danneggiamento seguito da incendio richiede, come elemento costitutivo, il sorgere di un pericolo di incendio, sicché non è ravvisabile qualora il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che da esso non possa sorgere detto pericolo; in questa eventualità o in quella nella quale chi, nell'appiccare il fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare né un incendio né il pericolo di un incendio, è configurabile il reato di danneggiamento. Se, per contro, detto pericolo sorge o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica incolumità, e trovano applicazione, rispettivamente, gli art. 423 e 424 c.p. (Nella specie, in cui l'agente aveva dato fuoco a sterpaglie e a una tenda da sole posta sul balcone di casa altrui e risultava dai verbali d'intervento dei VV.FF., che le fiamme avevano dato luogo a modeste bruciature e che l'evento non rientrava tra quelli soggetti al controllo del Corpo, la Corte ha qualificato il fatto come danneggiamento). Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 30 maggio 2008

Cassazione penale sez. I  04 marzo 2010 n. 16295  

 

Il delitto di cui all'art. 424 c.p. (danneggiamento seguito da incendio) richiede, quale elemento costitutivo, il sorgere di un pericolo di incendio, per cui è ravvisabile il semplice danneggiamento nell'ipotesi in cui il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che non possa sorgere detto pericolo. In questo caso, ovvero nel caso in cui colui che, nel l'appiccare il fuoco alla cosa altrui, al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza provocare un incendio, risponde del reato di danneggiamento previsto e punito dall'art. 635 c.p. Se, invece, il pericolo si manifesta il delitto contro il patrimonio diventa, più propriamente, delitto contro la pubblica incolumità, e trovano applicazione rispettivamente gli art. 424 e 423 c.p.

Cassazione penale sez. I  04 marzo 2010 n. 16295  

 

Ai fini della integrazione del requisito di altruità della cosa (nella specie richiesto all'interno del dolo specifico del reato di cui all'art. 424 c.p.), che sia da riferire alla nozione del diritto di proprietà, incombe sul giudice l'onere di verificare, al di là del dato formale della mera intestazione del bene, gli elementi indicativi della effettiva titolarità dello stesso.

Cassazione penale sez. I  10 giugno 2009 n. 27687  

 

Nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall’art. 423 c.p., è applicabile quest’ultima norma e non l’art. 424 c.p., nel quale l’incendio è contemplato come evento che esula dall’intenzione dell’agente.

Tribunale Palermo  14 novembre 2008



 
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