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Art. 437 codice penale: Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro

Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.


Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

In caso di qualificata ingerenza del committente nell’impresa appaltatrice terzista, la riscontrata omissione di cautele, integrante violazione dell’art. 437 c.p., da parte del titolare dell’azienda terzista è imputabile anche al committente, ex art. 110 c.p., a titolo di concorso materiale o, quanto meno, di concorso morale nell’altrui condotta omissiva propria.

Tribunale Forli'  10 luglio 2014 n. 933

 

Il mancato impiego degli apparati infortunistici prescritti dalla legge è sufficiente a realizzare il reato di omissione o rimozione dolosa di cautele contro infortuni previsto dall’art. 437 c.p., atteso che trattasi di reato di pericolo presunto.

Tribunale Forli'  10 luglio 2014 n. 933  

 

Nel reato colposo omissivo improprio, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, che a sua volta deve essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sull'analisi della caratterizzazione del fatto storico e sulle particolarità del caso concreto. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha escluso il nesso causale tra la condotta omissiva consistita nella mancata realizzazione di un impianto antincendio automatico e l'aggravante di cui all'art. 437, comma secondo, cod. pen., alla stregua del giudizio controfattuale per cui, valutate le circostanze concrete in ordine ai necessari tempi di realizzazione, l'impianto non sarebbe stato comunque ultimato in epoca antecedente alla verificazione del disastro). (Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Torino, 28/02/2013)

Cassazione penale sez. un.  24 aprile 2014 n. 38343  

 

In tema di responsabilità amministrativa degli enti, ai fini della esperibilità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di danaro, beni o altre utilità di valore equivalente al profitto del reato, secondo il combinato disposto degli art. 19 comma 2 e 53 d.lg. n. 231 del 2001, deve intendersi per profitto soltanto il vantaggio patrimoniale che l'ente abbia già conseguito, anche sotto forma di risparmio di costi che altrimenti avrebbe dovuto affrontare e che presenti un diretto nesso di causalità con l'illecito, rimanendo quindi escluso che esso possa esser fatto automaticamente coincidere con l'entità del danno che si assume prodotto dallo stesso illecito. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento con il quale era stato confermato, dal tribunale del riesame, il sequestro preventivo di danaro e beni di varia natura fino a concorrenza della somma che si assumeva corrispondente al danno che sarebbe stato conseguenza dei reati di cui agli art. 434, 437 e 439 c.p., e di altri reati previsti dalla normativa in materia di tutela ambientale, sulla base della postulata identificabilità di detta somma con quella corrispondente alle presunte economie che sarebbero state realizzate dall'impresa nell'interesse della quale gli imputati avrebbero operato, omettendo l'adozione delle necessarie misure di sicurezza, prevenzione e protezione dell'ambiente).

Cassazione penale sez. VI  20 dicembre 2013 n. 3635  

 

La disposizione di cui all'art. 179, comma 2, cod. strad. deve ritenersi speciale rispetto a quella di cui all'art. 437 c.p.; ne consegue che anche se si considera il cronotachigrafo come un apparecchio destinato a prevenire infortuni sul lavoro, chi circola con il cronotachigrafo dopo averlo alterato in modo da impedirne il funzionamento, risponde solo della violazione amministrativa prevista dal codice della strada e non del delitto di cui all'art. 437 c.p., ciò in applicazione del principio di specialità stabilito, per i rapporti tra fattispecie penali e violazioni amministrative, dall'art. 9 l. 24 novembre 1981 n. 689.

Tribunale Treviso  20 novembre 2013 n. 1020  

 

Nei reati contro la p.a., il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell'incolpato non è di per sé impedito dalla circostanza che l'indagato abbia dismesso la carica o esaurito l'ufficio nell'esercizio del quale aveva realizzato la condotta addebitata, purché il giudice fornisca adeguata e logica motivazione sulle circostanze di fatto che rendono probabile che l'agente, pur in una diversa posizione soggettiva, possa continuare a porre in essere condotte antigiuridiche aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto la sussistenza del "periculum in mora" in ordine ai reati di cui agli art. 434 commi 1 e 2, 437 commi 1 e 2 e 439 c.p. relativamente alla eventualità che gli indagati, quali titolari dello stabilimento industriale inquinante ponessero in essere interventi di fatto a tutela della proprietà e, quindi, per finalità opposte a quelle del sequestro preventivo cui era stato sottoposto lo stabilimento medesimo. Rigetta, Trib. lib. Taranto, 07/08/2012

Cassazione penale sez. I  16 gennaio 2013 n. 15667  

 

Il reato di cui all'art. 437 c.p. ha natura plurioffensiva in quanto tutela non solo l'incolumità pubblica, ma anche l'incolumità dei singoli lavoratori, conseguendone che anche questi ultimi possono costituirsi parte civile, potendosi infatti astrattamente ipotizzare un danno morale risarcibile facente capo a singoli lavoratori.

Cassazione penale sez. IV  12 luglio 2012 n. 41184

 

Il reato di cui all'art. 437 c.p. (rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro), è punibile a titolo di dolo generico, che richiede la semplice coscienza e volontà di non adempiere all'obbligo giuridico di collocare gli impianti destinati a prevenire gli infortuni.

Cassazione penale sez. VI  14 giugno 2012 n. 34493

 

Integra il delitto di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, nell'ipotesi aggravata dalla verificazione di infortuni sub specie di malattie-infortunio, la condotta consistita nell'aver esposto un numero indeterminato di lavoratori a fibre di amianto, omettendo di adottare le misure cautelari generiche e specifiche previste dalla normativa vigente all'epoca dei fatti, così determinando l'insorgenza di migliaia di patologie asbesto-correlate. Dal momento che l'art. 437 comma 2 c.p. configura non già una circostanza aggravante, bensì una fattispecie autonoma di reato, ne segue che vanno ravvisati tanti autonomi reati quante sono le singole persone offese nominalmente indicate nei capi di imputazione; senza che ciò comporti, peraltro, la necessità di accertare i singoli nessi di causalità individuale, a tal scopo essendo sufficienti affidabili indagini epidemiologiche.

Tribunale Torino  14 maggio 2012

 

È del tutto irrilevante, ai fini della determinazione della competenza per i reati omissivi (nella specie omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro), il luogo in cui iniziò a prendere forma la decisione che poi, al termine della catena causale, portò alla condotta omissiva, dovendosi avere riguardo al luogo in cui non è stata tenuta la condotta doverosa che avrebbe dovuto essere osservata, in quanto il luogo dove si manifesta il pericolo che l'art. 437 c.p. intende prevenire è proprio lo stabilimento (o meglio gli stabilimenti) in cui le cautele avrebbero dovuto essere adottate e invece sono state omesse.

Ufficio Indagini preliminari Torino  22 luglio 2009

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 437 c.p., nella nozione di omissione dolosa rientra anche il mancato, consapevole, ripristino di apparecchiature antinfortunistiche, che a causa di precedente manomissione abbiano perduto la loro efficacia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Rigetta, App. Torino, 19 gennaio 2009

Cassazione penale sez. I  11 giugno 2009 n. 28850  

 



 
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