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Art. 44 codice penale: Condizione obiettiva di punibilità

Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l’evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto.


Giurisprudenza annotata

Condizione obiettiva di punibilità

Nelle contravvenzioni in materia di igiene e sicurezza del lavoro, l'inottemperanza da parte del contravventore alle prescrizioni di regolarizzazione impartite dall'organo di vigilanza a norma del d.lg. 19 dicembre 1994 n. 758, costituisce una condizione di punibilità. Ne consegue che è onere del giudice accertare se il contravventore abbia omesso di ottemperare alla prescrizione per negligenza, imprudenza o imperizia o inosservanza di norme regolamentari ovvero se sia stato impossibilitato a ottemperare per caso fortuito o per forza maggiore.

Cassazione penale sez. III  11 gennaio 2008 n. 8372  

 

Il meccanismo di estinzione delle contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene del lavoro previsto dal d.lg. 19 dicembre 1994 n. 758, prevede all'art. 24 l'adempimento della prescrizione amministrativa da parte del contravventore. La condotta di inottemperanza all'obbligo di regolarizzazione indicato dall'organo di vigilanza, purché ascrivibile al soggetto agente quanto meno a titolo colposo, integra una condizione di punibilità "intrinseca", cioè incidente sull'interesse tutelato dalla fattispecie, in quanto il legislatore ha condizionato la punibilità del reato all'ulteriore comportamento del contravventore che non regolarizzi le condizioni di igiene e sicurezza del lavoro, rimuovendo l'offesa arrecata all'interesse protetto.

Cassazione penale sez. III  22 gennaio 2004 n. 14777  

 

La totale disomogeneità dei beni giuridici tutelati dalla previgente disciplina del delitto di false comunicazioni sociali e dall'attuale assetto normativo articolato nelle disposizioni di cui agli art. 2621 e 2622 c.c., è un primo e inequivoco indice della circostanza che non è corretto ritenere che sussista continuità normativa alcuna tra le suindicate fattispecie. L'ipotesi delittuosa disciplinata dall'art. 2621 c.c. nel testo previgente, infatti, era posta, in una visione oggettivamente plurioffensiva della fattispecie, a tutela di una molteplicità di interessi, tra i quali la tutela della trasparenza dell'informazione societaria, della fede pubblica documentale, del regolare funzionamento delle società commerciali nell'ambito dell'economia pubblica; la normativa introdotta con il d.lg. 61/2002, invece, è unicamente incentrata sulla protezione del patrimonio dei soci, dei creditori e, generalmente, di chiunque possa vantare un interesse economico nei confronti della società. Ulteriore indice della soluzione di continuità introdotta dalla novella è ricavabile dalle profonde differenze sussistenti con riguardo alle modalità tipiche di aggressione del bene, e ciò vuol sul piano soggettivo, secondo un'articolazione del dolo nettamente più pregnante di quella incentrata sull'avverbio "fraudolentemente", essendo oggi richiesta l'intenzione di ingannare i terzi e, contestualmente, di conseguire un profitto ingiusto; vuoi sul piano oggettivo, laddove la c.d. "immutatio veri" deve necessariamente avere ad oggetto "fatti materiali" e, sempre contestualmente, l'astratta idoneità a conseguire il fine ingannatorio. Sono state inoltre significativamente ridotte sia le comunicazioni sociali la cui falsificazione rivesta carattere di penale rilevanza, sia il novero dei soggetti destinatari della fattispecie. Infine, le disposizioni attualmente vigenti hanno introdotto la necessaria offensività del fatto, escludendo dall'ambito delle condotte penalmente rilevanti, da un lato, quelle che non introducano un'alterazione sensibile della situazione economica della società e, dall'altro, quelle che determinino variazioni al di sotto delle previste soglie percentuali di significatività. Tale necessaria significatività del mendacio deve essere intesa non già quale avvenimento futuro ed incerto, dal quale derivare la punibilità di un fatto già caratterizzato da tutti gli elementi della fattispecie, ex art. 44 c.p., bensì quale elemento costitutivo dei nuovi reati, insuscettibile di essere imputato oggettivamente e necessariamente coperto almeno dalla colpa dell'agente. Sempre nell'ottica della volontà legislativa di pervenire ad una frattura strutturale con la norma abrogata si pone lo sdoppiamento della fattispecie antecedentemente disciplinata dall'art. 2621 c.c. nelle nuove figure di cui ai vigenti art. 2621 c.c., avente natura contravvenzionale, e 2622 c.c., avente natura di delitto.

Tribunale Milano sez. X  15 maggio 2002

 

La contravvenzione di omessa presentazione della dichiarazione annuale dei redditi è "reato istantaneo" assoggettato alla "condizione di punibilità (art. 44 c.p.) consistente nel carattere "definitivo" dell'accertamento dell'imposta in questione, cosicché in forza dell'art. 158 cpv. del c.p. il termine della "prescrizione" inizia a decorrere dalla data in cui si è verificata la suddetta "condizione di punibilità" e, quindi, dalla data in cui l'accertamento tributario è divenuto "definitivo".

Corte appello Venezia  11 ottobre 1986



 
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