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Art. 444 codice penale: Commercio di sostanze alimentari nocive

Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio ovvero distribuisce per il consumo sostanze destinate all’alimentazione, non contraffatte nè adulterate, ma pericolose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire centomila.

La pena è diminuita se la qualità nociva delle sostanze è nota alla persona che le acquista o le riceve.


Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

In tema di reati contro l'incolumità pubblica, tra l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 440 c.p. (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari) e quella di cui all'art. 444 c.p. (commercio di sostanze alimentari nocive) la differenza sostanziale non risiede nella natura delle sostanze prese in considerazione, bensì nell'attività posta in essere dal soggetto agente, considerato che l'elemento materiale della prima ipotesi è costituito dall'opera di corruzione o adulterazione delle sostanze alimentari destinate all'alimentazione o al commercio, mentre l'elemento oggettivo della seconda consiste nella detenzione per il commercio o nella distribuzione per il consumo di sostanze che non siano state contraffatte o adulterate ma che siano, comunque, pericolose per il consumatore, di guisa che il carattere nocivo della sostanza non dipende in quest'ultima ipotesi da una immutatio tra quelle descritte nella prima ipotesi (alterazione, corruzione, adulterazione), ma da altre cause, quali ad esempio il cattivo stato di conservazione, la provenienza delle carni da animali malati. Ne consegue che, pur costituendo entrambe le fattispecie criminose delitti di pericolo concreto che richiedono l'accertamento in concreto dello stato di pericolo – ancorché la sostanza pericolosa non abbia causato danno – trattasi di ipotesi non compatibili nel senso che esse possono ricorrere solo in via alternativa.

Cassazione penale sez. V  05 marzo 2013 n. 17979  

 

L'integrazione della fattispecie criminosa di commercio di sostanze alimentari nocive richiede che le sostanze destinate all'alimentazione siano già potenzialmente e concretamente nocive al momento della vendita o della detenzione per la vendita, a nulla rilevando, invece, che lo diventino in un secondo momento per cause successive ed estranee alla volontà del reo. (Nella specie si trattava di carne di agnello posta in vendita nei banchi di un supermercato, debitamente confezionata con cellophane, la prova del cui ammaloramento all'atto della vendita era incerta). Annulla con rinvio, App. Napoli, 30 aprile 2009

Cassazione penale sez. III  22 dicembre 2010 n. 11500  

 

Per i patteggiamenti intervenuti in data anteriore all'introduzione - con legge 27 marzo 2001, n. 97, art. 1, lett. c) - dell'art. 653, 1 bis c.p.p. occorre salvaguardare l'affidamento di coloro che si siano avvalsi delle norme agevolative, di cui all'art. 444 c.p., prima che la legge n. 97 del 2001 equiparasse tale forma di applicazione della pena ad una sentenza di condanna. Pertanto, in tali casi l'Amministrazione deve operare una approfondita valutazione della pericolosità sociale dell'interessato al fine di adottare un diniego di rinnovo di permesso di soggiorno. (Conferma Tar Toscana, 24 febbraio 2003 n. 691).

Consiglio di Stato sez. VI  19 giugno 2009 n. 4094  

 

Tra le sostanze alimentari nocive di cui l'art. 444 cod. pen. vieta la messa in circolazione rientrano i cosiddetti integratori alimentari, mentre sono escluse da tale nozione le sostanze medicinali. Rigetta, Gip Trib. Genova, 5 Aprile 2007

Cassazione penale sez. III  07 maggio 2008 n. 26518  

 

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, nel caso in cui sussista il delitto previsto dall'art. 444 c.p. (anche nell'ipotesi colposa di cui all'art. 552 c.p.), deve ritenersi assorbita la contravvenzione di cui all'art. 5 della legge n. 283 del 1962, attinente alla disciplina igienica e alla composizione nutritiva delle sostanze alimentari.

Cassazione penale sez. IV  02 ottobre 2007 n. 44779  

 

L'ipotesi criminosa di cui all'art. 444 c.p. (commercio di sostanze alimentari nocive), configura un reato di pericolo per la cui sussistenza è necessario che le sostanze di cui si vuole fare commercio abbiano attitudine ad arrecare nocumento alla salute pubblica, attitudine che non può consistere in un pericolo meramente ipotetico, occorrendo invece un pericolo concreto, che deve risultare da elementi oggettivamente apprezzabili.

Tribunale Bologna  26 gennaio 2007 n. 104  

 

Il reato di commercio di sostanze alimentari nocive è reato di pericolo per la cui sussistenza è necessario che gli alimenti abbiano la capacità di arrecare danno alla salute: tale capacità, che deve sussistere in concreto, non richiede ai fini della prova che vengano necessariamente svolte indagini peritali. (Nella fattispecie, relativa alla vendita di calamari scongelati e dunque potenzialmente nocivi, la Corte ha escluso che la prova di tale nocività potesse essere raggiunta attraverso il fatto stesso che la merce era esposta sul bancone di vendita). (Annulla senza rinvio, App. Catania, 16 novembre 2005)

Cassazione penale sez. I  17 gennaio 2007 n. 3532  

 

La fattispecie di cui all'art. 444 c.p. è norma penale in bianco, rivestita di contenuti in base a norme extrapenali integratrici del precetto penale, che possono essere emanate anche da autorità amministrative o sovranazionali, le quali dettano disposizioni regolatrici od impongono divieti anche in base ad accertamenti scientifici relativi a situazioni storiche determinate; dal carattere eccezionale e dall'efficacia temporanea di tali disposizioni consegue che la punibilità della condotta non dipende dal momento in cui viene emessa la decisione, ma dal momento in cui avviene l'accertamento, con esclusione dell'applicabilità del principio di retroattività della legge più favorevole. (Nel caso di specie, le disposizioni di un d.m. integratrici del precetto prevedevano il divieto di commercializzazione di carne di bovino adulto, in base ad accertamenti che avevano indicato come pericolose per la salute determinate condizioni di età dell'animale, legate a fatti contingenti; vincoli poi superati dal regolamento comunitario n. 1974 del 2005).

Cassazione penale sez. I  16 maggio 2006 n. 19107  

 

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all'intera collettività, ma in incertam personam, con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo bene o di servizio), è esclusa l'applicabilità degli artt. 5 e 6 l. 30 aprile 1962, n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli artt. 444 e 452 c.p. (Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli artt. 444 e 452 c.p. nella condotta dell'imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nella elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea).

Cassazione penale sez. IV  07 giugno 2005 n. 36345  

 

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all'intera collettività, ma in "incertam personam", con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo di bene o di servizio), è esclusa l'applicabilità degli art. 5 e 6 l. 30 aprile 1962 n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli art. 444 e 452 c.p. (Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli art. 444 e 452 c.p. nella condotta dell'imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nella elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea).

Cassazione penale sez. IV  07 giugno 2005 n. 36345  

 

Nella condotta del gestore di un bar che abbia somministrato per errore ad un cliente, che aveva chiesto un bicchiere di acqua minerale, sapone liquido contenuto in una bottiglia recante all'esterno l'etichetta di un'acqua minerale e posta sul bancone di vendita, non è configurabile alcuno dei delitti di comune pericolo mediante frode (art. 439/444 c.p.), i quali hanno ad oggetto esclusivamente un'attività di avvelenamento, adulterazione, contraffazione o messa in commercio di sostanze alimentari o di cose destinate al commercio e non la somministrazione di sostanza che, pur nociva, non è destinata all'alimentazione.

Cassazione penale sez. I  17 maggio 2005 n. 20391  



 
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