codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 449 codice penale: Delitti colposi di danno

Chiunque cagiona per colpa un incendio, o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La pena è raddoppiata se si tratta di disastro ferroviario o di naufragio o di sommersione di una nave adibita a trasporto di persone o di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone.


Giurisprudenza annotata

Delitti colposi di danno

È costituzionalmente illlegittimo, in riferimento all'art. 3 cost., l'art. 157 comma 6 c.p., nella parte in cui prevede che il termine di prescrizione del reato di incendio colposo (art. 449, in riferimento all'art. 423 c.p.) è raddoppiato.

Corte Costituzionale  28 maggio 2014 n. 143  

 

Con il termine "disastro" si intende un evento distruttivo di proporzioni straordinarie, anche se non necessariamente immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi con conseguente pericolo per la vita e per l'integrità fisica di un numero indeterminato di persone. (Nel caso di specie l'evento franoso verificatosi, assunse le connotazioni di un disastro ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 449 c.p., essendo risultato idoneo a porre in concreto pericolo la vita e l'incolumità di un numero indeterminato di persone - gli abitanti degli edifici sgomberati e i potenziali utenti della via sottostante - pericolo che è stato fugato dall'immediata messa in sicurezza dell'abitazione stessa e della sua tempestiva demolizione).

Corte appello Trento  26 marzo 2014 n. 27  

 

Ai fini della responsabilità civile del reato di incendio colposo ex artt. 113 e 449 c.p., l'esistenza del parametro dell'imprevedibilità dev'essere accertata ex ante, fondandosi sul principio secondo il quale non è possibile addebitare all'agente di non aver previsto un evento che, in base alle conoscenze che aveva o che avrebbe dovuto avere, non poteva prevedere.

Cassazione penale sez. IV  20 febbraio 2014 n. 10938  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di disastro ferroviario colposo, previsto dall'art. 449 c.p., è necessario e sufficiente che si verifichi un evento connotato da straordinarietà di effetti, per gravità, complessità, estensione e indeterminatezza del pregiudizio a cose e persone, di entità e di diffusività significativamente ampie, ancorché di proporzioni non necessariamente "immani". (La Corte ha ritenuto sussistente il reato di disastro ferroviario colposo nel caso di una collisione tra due treni - un treno passeggeri che procedeva a una velocità di 85 Km/orari e un treno merci che procedeva alla velocità di 25 Km/orari - che aveva determinato il deragliamento di alcuni vagoni del treno passeggeri, con conseguenti lesioni di diversa gravità riportate da novantanove passeggeri di tale treno, uno dei quali aveva subito l'amputazione di un braccio, oltreché gravi danni alle strutture ferroviarie, cui si era aggiunto il pregiudizio derivante dalla interruzione della circolazione ferroviaria).

Cassazione penale sez. IV  07 novembre 2013 n. 14524  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di disastro ferroviario colposo è necessario che lo stesso sia concettualmente integrato da un evento connotato da straordinarietà di effetti per gravità, complessità, estensione ed indeterminatezza del pregiudizio a cose e persone, di entità e di diffusività significativamente ampie, ancorché di proporzioni non necessariamente immani. Qualora (come nel caso di specie) le conseguenze dell'incidente siano notevoli, va applicato l'art. 449 c.p., e non l'art. 450 c.p., che riguarda fatti di minore gravità.

Cassazione penale sez. IV  07 novembre 2013 n. 14524  

 

In tema di incendio colposo della cosa propria ex art. 423 e 449 c.p., il pericolo per la pubblica incolumità (oggetto specifico della tutela penale del reato), può essere costituito non solo dalle fiamme, ma anche da quelle che sono le loro dirette conseguenze (il calore, il fumo, la mancanza di ossigeno, l'eventuale sprigionarsi di gas pericolosi dalle materie incendiate) che si pongono in rapporto di causa ad effetto con l'incendio, senza soluzione di continuità.

Cassazione penale sez. IV  01 ottobre 2013 n. 44744  

 

Mancano i presupposti necessari per configurare il delitto di disastro aviatorio colposo, ai sensi dell'art. 449 c.p., in assenza di un evento di proporzioni significative in grado di determinare un effettivo pericolo per un numero indeterminato di persone.

Tribunale Gorizia  29 giugno 2013 n. 341  

 

La disposizione prevista dal comma 2 dell'art. 449 c.p., relativa al raddoppio della pena in determinate ipotesi, prevede un titolo autonomo di reato e non una circostanza aggravante dell'ipotesi prevista nel comma 1 dello stesso articolo. Rigetta, App. Palermo, 12/04/2012

Cassazione penale sez. IV  19 marzo 2013 n. 26239

 

Il reato di disastro innominato colposo (art. 449 in relazione all'art. 434 c.p.), in quanto reato di pericolo astratto, richiede la verificazione di un evento fortemente connotato sul piano naturalistico, contrassegnato da forza distruttiva di dimensioni assai rilevanti. (Nella specie, secondo la Corte, correttamente il giudice di merito aveva escluso il reato in una vicenda in cui si era verificato, nello spogliatoio della palestra di una scuola elementare, il distacco di due soli pannelli di un controsoffitto realizzato in cartongesso: ciò in quanto tale distacco, ove vi fossero state sotto persone era idoneo a creare danno, ma questo non poteva qualificarsi per ciò solo come disastro, proprio perché a tale fine la fattispecie incriminatrice richiede il verificarsi di un accadimento di gravità, complessità ed estensione straordinari, dal quale la legge presume il pericolo per la pubblica incolumità).

Cassazione penale sez. IV  11 ottobre 2012 n. 46475  

 

Il reato di cui all'art. 449 c.p. sanziona un pericolo anche presunto cagionato all'incolumità pubblica ma tale ampia cornice comporta per logica che esso è anche un reato intrinsecamente plurioffensivo che deve contemplare come danneggiati i singoli soggetti, individuabili all'interno di quell'area indeterminata di persone tutelata in via primaria, che possono aver subito dall'evento un danno concreto; tra essi rientrano certamente, in generale, coloro che si trovano o si sono trovati in prossimità del luogo che ha visto il sorgere del fenomeno pericoloso.

Ufficio Indagini preliminari Cremona  19 giugno 2012

 

Per la configurabilità del reato di disastro aviatorio colposo, di cui al combinato disposto degli art. 428 comma 1 e 449 comma 2 c.p., pur trattandosi di reato di pericolo astratto, occorre che il giudice verifichi l'avvenuta concreta messa in pericolo del bene tutelato: a tal fine, occorre "contestualizzare" l'evento caduta verificatosi, apprezzando, secondo una prospettiva "ex ante", se le circostanze della vicenda rendevano verosimile il coinvolgimento di un numero indeterminato di persone nella sfera di esplicazione del fatto. (Ciò che nella specie è stato ritenuto relativamente alla caduta, durante un volo di trasferimento, di un elicottero destinato al servizio 118, con a bordo solo i due piloti, entrambi deceduti nell'impatto, sul rilievo che tale caduta era avvenuta in un braccio di mare caratterizzato da un intenso traffico marino, per la vicinanza di un porto, cosicché poteva ritenersi verosimile che la caduta potesse determinare un pericolo per l'incolumità pubblica, per la possibilità che si verificasse un impatto tra velivolo e navi o altri natanti).

Cassazione penale sez. IV  19 giugno 2012 n. 36639  

 

Nel delitto di disastro cd. innominato doloso, all'espressione "fatto diretto a" deve essere assegnata una valenza solo oggettiva, quale idoneità o attitudine causale a cagionare il disastro, con la conseguenza che l'elemento soggettivo del reato può consistere non solo nel dolo intenzionale, ma anche in quello diretto o eventuale. Il diverso e prevalente orientamento - che fa leva sulla citata espressione per richiedere che, rispetto all'evento disastro, il dolo sia necessariamente intenzionale - lascia un inspiegabile vuoto di tutela con riferimento alle ipotesi in cui l'evento disastroso è coperto dal dolo diretto od eventuale, atteso che il codice incrimina, all'art. 449 c.p., le ipotesi meno gravi in cui lo stesso evento è sorretto solo dalla colpa (nel caso di specie, il tribunale ha ravvisato in capo agli imputati un dolo di tipo diretto, osservando come gli stessi fossero coscienti dei rischi legati alla incontrollata dispersione dell'amianto, e come ciò nonostante abbiano consapevolmente portato avanti l'attività produttiva, cercando al contempo di frenare la diffusione delle conoscenze circa la sua lesività).

Tribunale Torino  14 maggio 2012

 

Il reato di disastro innominato colposo, previsto dagli art. 449 e 434 c.p., non richiede, per il suo realizzarsi, l’effettivo verificarsi degli eventi lesivi nei confronti delle persone tutelate, essendo sufficiente la compromissione delle caratteristiche di sicurezza e di tutela della salute conseguente all’esposizione prolungata a sostanze nocive (nella specie, la corte si è limitata a correggere la motivazione della sentenza impugnata che aveva escluso l’esistenza del disastro per non essere stata provata la riconducibilità di morti o lesioni all’evento, avendo, i giudici di merito, motivatamente ritenuto che non fosse dimostrata l’esistenza di un ‘efficienza diffusiva dell’arsenico dispersosi nell’ambiente nell’ambito della comunità dei lavoratori).

Cassazione penale sez. IV  14 marzo 2012 n. 18678  

 

Il reato di disastro innominato colposo, previsto dagli art. 449 e 434 c.p., è un delitto di comune pericolo che richiede il verificarsi di un avvenimento grave e complesso con caratteristiche diffusive e con conseguente pericolo per la vita o i ‘incolumità di persone indeterminata, anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti, ma non è necessario che queste persone subiscono un danno né che si realizzi l'accadimento distruttivo di eccezionale gravità (nella specie, la corte ha confermato la sentenza di appello che aveva escluso che si fosse realizzato il disastro innominato - individuata dall'accusa nella sola ipotesi del disastro "interno" allo stabilimento inteso come tutela della salute dei lavoratori - nella fuoriuscita dallo stabilimento Anic di Manfredonia di circa dieci tonnellate di arsenico per non essere stata provata 1 esistenza di un ‘efficienza diffusiva dell'arsenico ali ‘interno della comunità dei lavoratori).

Cassazione penale sez. IV  14 marzo 2012 n. 18678  

 

Ai fini della configurabilità del reato di disastro innominato colposo di cui agli art. 449 e 434 c.p., da un lato, sul piano dimensionale, si deve essere al cospetto di un evento distruttivo di proporzioni straordinarie, anche se non necessariamente immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi; dall'altro lato, sul piano della proiezione offensiva, l'evento deve provocare - in accordo con l'oggettività giuridica delle fattispecie criminose in questione (la "pubblica incolumità") - un "pericolo" per la vita o per l'integrità fisica di un numero indeterminato di persone; senza che peraltro sia richiesta anche l'effettiva verificazione della morte o delle lesioni di uno o più soggetti. In questa prospettiva, dal punto di vista probatorio, l'effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere, con valutazione "ex ante", accertata in concreto, ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché, eventualmente, l'evento dannoso non si è verificato: ciò perché si tratta pur sempre di un delitto colposo di comune pericolo, il quale richiede, per la sua sussistenza, soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l'incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che derivi un danno.

Cassazione penale sez. IV  14 marzo 2012 n. 18678  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti