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Art. 45 codice penale: Caso fortuito o forza maggiore

Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore.


Giurisprudenza annotata

Caso fortuito o forza maggiore

Il mero verificarsi di una situazione di crisi finanziaria non comporta automaticamente la sussistenza di una condizione riconducibile a quella contemplata dall'art. 45 c.p. assumendo rilevanza la causa e la tempistica di una tale evenienza nonché le scelte in concreto operate dal soggetto agente (esclusa nella specie la sussistenza dell'esimente in capo ad un imprenditore che non aveva versato, entro il termine per la presentazione della dichiarazione modello 770/10, per l'anno 2009, delle ritenute risultanti dalla certificazione dei sostituti di imposta, eccependo una sopravvenuta illiquidità conseguente alla mancata riscossione di crediti vantati dall'indagato verso soggetti terzi).

Cassazione penale sez. III  19 novembre 2014 n. 51436  

 

L'abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non esclude la sua responsabilità, essendo egli tenuto ad interrompere la marcia, specialmente in vista di un incrocio e quando, come nella specie, egli si appresti ad effettuare una manovra di svolta a sinistra del mezzo (esclusa l'ipotesi di caso fortuito in capo all'imputato che aveva investito un motociclista).

Cassazione penale sez. IV  02 ottobre 2014 n. 52649  

 

In tema di omesso versamento di tributi e causa di forza maggiore, deve ritenersi frettoloso l'assunto della corte territoriale secondo cui la carenza di mezzi finanziari, da cui sarebbe derivata la impossibilità di versare il tributo, non influisce in alcun modo sulla struttura oggettiva del reato. Se ciò è da ritenere vero come principio generale valido nella gran parte dei casi, permane la doverosità di una verifica puntuale circa le caratteristiche della fattispecie concreta giunta all'attenzione dei giudici (nella specie, la Corte ha ritenuto non punibile il legale rappresentante di una cooperativa, che non aveva versato l'i.v.a. a causa del fallimento del proprio unico cliente, rinviando ai giudici di merito l'accertamento della sussistenza o meno del dolo generico e dell'esimente della forza maggiore).

Cassazione penale sez. fer.  28 agosto 2014 n. 40394  

 

Le precarie condizioni economiche - a meno che non siano determinate da eventi eccezionali e di rilevante dimensione - non costituiscono di per sé sole un caso fortuito o di forza maggiore (art. 45 c.p.), come tale idoneo a escludere la punibilità o quantomeno il dolo del reato di omesso versamento di i.v.a., previsto dall'art. 10 ter d.lg. 10 marzo 2000 n. 74. Infatti, l'eventuale crisi di liquidità economica - nell'attività di impresa - di norma non costituisce un evento imprevedibile e come tale insuperabile, rappresentando, invece, un evento possibile, concretizzando un rischio inerente all'attività d'impresa, cui occorre far fronte tempestivamente con opportuni interventi sul cosiddetto flusso di cassa dell'azienda, quali: a) tempestivi e frazionati accantonamenti; nonché, b) il ricorso all'acquisizione di ulteriori somme erogate da istituti bancari e/o finanziari, e altri.

Cassazione penale sez. III  25 febbraio 2014 n. 14953  

 

Il caso fortuito consiste in quell'avvenimento imprevisto e imprevedibile che si inserisce d'improvviso nell'azione del soggetto e non può in alcun modo, nemmeno a titolo di colpa, farsi risalire all'attività psichica dell'agente (esclusa, nella specie, la sussistenza del caso fortuito relativamente alla morte di un passate colpito da un ombrellone di un banco ortofrutticolo, sradicato dal terreno a causa del forte vento, atteso che la forte intensità del vento non era tale da rendere l'evento naturale assolutamente imprevedibile).

Cassazione penale sez. IV  17 ottobre 2013 n. 1500  

 

Non commette il delitto di omesso versamento dell'i.v.a. di cui all'art. 10 ter d.lg. 10 marzo 2000, n. 74 per la sussistenza dell'esimente di cui all'art. 45 c.p., colui che abbia fatto quanto in suo potere per conformarsi all'ordinamento giuridico e nonostante ciò non sia riuscito comunque a soddisfare gli obblighi erariali. (Nel caso di specie l'amministratore di una società consortile era subentrato nella gestione di un ente in decozione, non aveva trovato delle risorse nel patrimonio societario avendo i suoi predecessori omesso di accantonare le somme necessarie agli adempimenti erariali e si sia trovato, per via dell'esposizione, nell'impossibilità di accedere a qualsivoglia finanziamento).

Tribunale Milano  22 maggio 2013

 

L'esistenza di un grave stato di crisi finanziaria dipendente da vicende e fatti contingenti che impediscono il corretto adempimento degli obblighi di versamento delle imposte non può assolutamente rientrare in un caso di forza maggiore, qualora si tratti di situazione creata, voluta, programmata, realizzata dall'inadempiente e, quindi, del tutto esulante dalla forza maggiore prevista dall'art. 45 c.p. e dall'art. 6 comma 5 d.lg. n. 472 del 1997 (nella specie, a fronte della crisi finanziaria che secondo l'imputato era dipesa dal «battage» di stampa contro di sé e contro il proprio gruppo, a seguito di una conversazione telefonica, pubblicata sui giornali, intercorsa tra lui, il Presidente Cossiga e Giovanni Consorte, per la presunta scalata della Unipol alla Bnl, che era stata la causa della richiesta di immediato rientro dei propri debiti da parte delle banche, il tribunale ha dichiarato colpevole l'imputato per omesso versamento dell'iva, rilevando peraltro, ai fini della qualificazione delle condotte contestate, che l'imputato stesso aveva affermato che nel mondo imprenditoriale prima si pagano le banche, poi i fornitori e solo alla fine il fisco, confermando così la volontarietà della condotta illecita).

Tribunale Roma  07 maggio 2013

 

L'esistenza di un grave stato di crisi finanziaria dipendente da vicende e fatti contingenti che impediscono il corretto adempimento degli obblighi di versamento delle imposte non può rientrare in un caso di forza maggiore laddove l'omissione del pagamento dell'iva sia dipesa da scelte fortemente volute dall'imputato che non ha rinunciato ad iniziare, continuare e proseguire operazioni imprudenti, trovandosi in una situazione da lui creata, voluta, programmata e realizzata e, quindi, del tutto esulante dalla forza maggiore prevista dall'art. 45 c.p.

Tribunale Roma  07 maggio 2013

 

In tema di circolazione stradale e di responsabilità del conducente del veicolo, il malore improvviso dello stesso rientra nell'ambito dei fattori incidenti sulla capacità di intendere e di volere e non nel "caso fortuito" di cui all'art. 45 c.p., trattandosi pur sempre di una infermità, ovvero di uno stato morboso, ancorché transitorio, ascrivibile alla previsione dell'art. 88 c.p. In altri termini, il malore improvviso non è ascrivibile alla categoria del caso fortuito, giacché questo, descrivendo una fattispecie in cui il soggetto, psicologicamente, non risponde per l'intervento del fattore causale imprevedibile, presuppone pur sempre un'azione umana cosciente e volontaria, mentre il malore improvviso esclude tali connotazioni di coscienza e volontarietà, non realizzando quelle "condizioni minime" che l'art. 42 c.p. richiede perché un fatto umano, astrattamente costitutivo di reato, divenga penalmente rilevante.

Cassazione penale sez. IV  14 febbraio 2013 n. 9172  



 
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