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Art. 452 codice penale: Delitti colposi contro la salute pubblica

Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito: 1) con la reclusione da tre a dodici anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte (1); 2) con la reclusione da uno a cinque anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo; 3) con la reclusione da sei mesi a tre anni, nel caso in cui l’articolo 439 stabilisce la pena della reclusione.

Quando sia commesso per colpa alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto.

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(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

Deve escludersi la ricorrenza dell'elemento soggettivo (colpa), necessario perché si configuri il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui agli art. 443 e 452 c.p., in capo al farmacista che, avendo adottato ogni misura necessaria per verificare tempestivamente la scadenza dei farmaci, quali la dotazione di contenitori per la raccolta degli scaduti e l'utilizzo di uno scadenziario informatizzato per segnalare i farmaci in scadenza, abbia per errore detenuto un'unica confezione di vaccino influenzale scaduto, eclissata nel fondo del cassetto del frigorifero e, pertanto, celata alla vista del farmacista medesimo e dei suoi collaboratori.

Corte appello Milano sez. II  16 gennaio 2008 n. 163  

 

Non integra il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui all'art. 443 c.p., nella forma colposa di cui all'art. 452 c.p., la mera detenzione in farmacia di un farmaco scaduto, ancorché non separato dagli altri e privo di indicazioni atte ad evidenziarne l'intervenuta scadenza, in assenza di prova che il farmaco medesimo sia effettivamente detenuto per la commercializzazione (nello specifico la S.C. d'Appello ha sottolineato come il farmaco oggetto di contestazione, un vaccino influenzale rinvenuto in farmacia durante il periodo estivo, afferiva ad una stagione oramai definitivamente conclusa, con la conseguenza che nessun medico o paziente avrebbe potuto prescriverlo o richiederlo laddove, peraltro, il farmacista aveva già acquistato il vaccino influenzale per la stagione successiva).

Corte appello Milano sez. II  16 gennaio 2008 n. 163

 

La norma incriminatrice di cui agli art. 439 e 452 c.p., che punisce l'avvelenamento colposo di acque destinate all'alimentazione, se non richiede espressamente che dal fatto sia derivato un pericolo per la salute pubblica (onde può giustificarsi la tradizionale costruzione della norma incriminatrice come fattispecie di pericolo presunto), richiede pur sempre che si sia verificato un "avvelenamento", che il giudice, quindi, deve accertare. (Da queste premesse, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna evidenziando come il giudice di merito non avesse accertata l'effettiva quantità di cromo finita nelle acque, benché per aversi avvelenamento occorresse riferirsi a condotte tali da risultare, per la quantità e la qualità dell'inquinante, pericolose per la salute pubblica, vale a dire potenzialmente idonee a produrre effetti tossico-nocivi per la salute).

Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2007 n. 15216  

 

Si configura il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui all'art. 443 c.p., ancorché nella forma colposa di cui all'art. 452 c.p., in capo al farmacista che abbia detenuto in farmacia medicinali stupefacenti scaduti da alcuni anni, senza avviare la regolare procedura di smaltimento, omettendo di annotare l'intervenuta scadenza nel registro di carico e scarico dell'anno in corso al momento dell'accertamento e limitandosi a separare tali scaduti dagli altri farmaci con un "elastichino trasparente" non rilevato dai verbalizzanti e, di conseguenza, non idoneo ad escludere la possibilità di destinazione alla vendita.

Tribunale Voghera  28 novembre 2006 n. 709  

 

Deve escludersi la configurabilità del reato di somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica di cui agli art. 445-452 c.p. in capo al titolare della farmacia accusato di avere consegnato ad un cliente un farmaco diverso da quello indicato in ricetta, allorché la prova addotta di tale supposta condotta criminosa si limiti al riscontro della documentazione inviata dalla farmacia contestualmente all'inoltro della richiesta di rimborso della ricetta medesima al S.s.n.

Tribunale Milano sez. VII  30 ottobre 2006 n. 10333  

 

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all'intera collettività, ma in incertam personam, con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo bene o di servizio), è esclusa l'applicabilità degli artt. 5 e 6 l. 30 aprile 1962, n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli artt. 444 e 452 c.p. (Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli artt. 444 e 452 c.p. nella condotta dell'imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nella elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea)

Cassazione penale sez. IV  07 giugno 2005 n. 36345  

 

La detenzione in farmacia di medicinali scaduti integra il reato di cui agli art. 443 e 452 c.p., in quanto l'imperfezione del medicinale, fondata sulla previsione della perdita di efficacia dello stesso e, di conseguenza, la sua pericolosità, devono presumersi in senso assoluto dal superamento della data di preferibile consumo, a nulla rilevando l'eventuale esistenza di farmaci con composizione similare con maggiore limite temporale essendo la scadenza commisurata al singolo farmaco e non in generale alla tipologia di una certa formula chimica.

Cassazione penale sez. III  13 maggio 2004 n. 29661  



 
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