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Art. 453 codice penale: Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate

È punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire un milione a sei milioni; 1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori; 2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l’apparenza di un valore superiore; 3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell’alterazione, ma di concerto con chi l’ha eseguita ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate; 4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve da chi le ha falsificate, ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate.


Giurisprudenza annotata

Falsità di monete

L'art. 459 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la punibilità, ai sensi delle disposizioni di cui agli art. 453, 455 e 457 c.p., ma con pene ridotte di un terzo, della condotta consistente nell'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti, deve ritenersi applicabile, per ragioni di ordine logico-sistematico, anche all'ipotesi in cui trattasi di valori di bollo alterati nel loro importo; ciò anche alla luce della espressa equiparazione tra contraffazione e alterazione prevista per la meno grave figura di reato di cui all'art. 464 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

Non sono annoverabili tra le "carte di pubblico credito", quali definite dall'art. 458 c.p., titoli che, pur avendo l'apparenza di essere stati emessi da governi o da altri istituti a ciò autorizzati, siano però di pura fantasia, non avendo in realtà gli enti apparentemente emittenti mai dato luogo alla creazione di titoli della stessa natura. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che potesse configurarsi il reato di cui al combinato disposto degli art. 453 n. 4 e 458 c.p. in un caso in cui i titoli in questione erano costituiti da "bonds" apparentemente emessi dalla "U.S. federal reserve" degli Stati uniti d'America e dalla "Federal reserve bank" di Chicago).

Cassazione penale sez. V  17 ottobre 2012 n. 4261  

 

Non integra l'elemento oggettivo del delitto di falsificazione di titoli di Stato esteri l'attività di falsificazione che non consiste nella contraffazione o nella falsificazione di monete o di carte di pubblico credito effettivamente esistenti, ma nella semplice creazione di monete o carte di pubblico credito del tutto sconosciute alla storia ed alla realtà degli scambi economici, commerciali e finanziari, per non essere mai esistite (fattispecie relativa alla creazione di falsi bond, nella realtà mai emessi dalla U.S. Federal Reserve). Conferma Trib. Potenza ord. 8 marzo 2012

Cassazione penale sez. V  17 ottobre 2012 n. 4261  

 

In tema di falso in monete, avendo l'art. 453 c.p. natura giuridica di norma incriminatrice a fattispecie plurima, deve escludersi il concorso formale di reati quando il fatto integri più condotte tipiche e queste vengano realizzate senza apprezzabile soluzione di continuità sul medesimo oggetto materiale. (In applicazione del suddetto principio di diritto la suprema Corte ha ritenuto costituire un'unica ipotesi delittuosa la condotta di acquisto da parte dell'imputato di banconote false che venivano immediatamente riposte in un fondo a disposizione dello stesso ed ivi detenute).

Cassazione penale sez. V  07 giugno 2012 n. 37632  

 

In tema di reati contro la fede pubblica, la diminuente di cui all'art. 52 quater, comma 3, d.lg. n. 213 del 1998 - per il quale le pene rispettivamente stabilite per i delitti di falso in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 453, 454, 455, 456, 457, 459, 460, 461 e 464 c.p.), commessi entro la data dell'1 gennaio 2002, sono diminuite di un terzo, salvo che, nei casi di falsificazione, il colpevole abbia posto in circolazione le monete o i valori di bollo successivamente a tale data - è applicabile esclusivamente alle falsificazioni concernenti l'euro e non anche alla falsificazione di monete in circolazione al di fuori dell'Unione europea (nella specie dollari USA). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 22/04/2010

Cassazione penale sez. V  11 luglio 2011 n. 37355  

 

Integra il reato tentato - e non consumato - di contraffazione di moneta nazionale (art. 56 e 453, comma primo, cod. pen.), la condotta di colui che riproduca immagini corrispondenti a quelle di banconote (nella specie di 50 euro) su fogli formato 4, senza provvedere al taglio di ciascuno dei predetti fogli, in quanto trattasi di reato di pericolo plurioffensivo - a tutela dell'interesse patrimoniale dell'istituto di emissione, dei privati nonché della collettività, sub specie di fede pubblica nella legalità della circolazione monetaria - la cui consumazione è realizzata solo quando la bancarotta sia integralmente riprodotta e sia pronta per l'immissione in circolazione, determinando il pericolo dei suindicati beni giuridici. Rigetta, App. Lecce, 18/03/2010

Cassazione penale sez. V  01 giugno 2011 n. 35774  

 

In tema di falsificazione di monete, ai fini della configurazione del delitto di cui all'art. 453 c.p., è sufficiente una qualsiasi intesa, anche mediata attraverso più soggetti, con i falsificatori, a nulla rilevando che gli intermediari possano essere più o meno vicini ai falsificatori e che questi ultimi o altri precedenti intermediari siano rimasti ignoti, potendosi d'altro canto desumere, in via indiziaria, il previo concerto anche dalla quantità delle banconote oggetto dell'azione.

Corte appello L'Aquila  07 marzo 2011 n. 599  

 

In tema di detenzione e spaccio di monete falsificate, i reati di cui agli art. 453 e 455 c.p. si distinguono da quello previsto dall'art. 457 in quanto nei primi la consapevolezza della falsità deve sussistere nell'agente all'atto della ricezione della moneta falsa, mentre nell'ultimo tale consapevolezza è successiva a tale ricezione. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 03 marzo 2009

Cassazione penale sez. V  03 giugno 2010 n. 30927  

 

Ai fini della configurazione del delitto di spendita di monete falsificate, nella specie buoni del Tesoro, (art. 453, comma 3, c.p.), previo concerto con colui che ha eseguito la falsificazione o con un intermediario, è sufficiente una qualsiasi intesa, anche mediata attraverso più soggetti, a nulla rilevando che gli intermediari possono essere più o meno vicini ai falsificatori e che questi ultimi e altri precedenti intermediari siano rimasti ignoti. Il "previo concerto", d'altro canto, può desumersi in via indiziaria dalla quantità delle banconote oggetto dell'azione, dalla frequenza e dalla ripetitività dei rapporti di fornitura. Né, in tal caso, ricorre la più lieve ipotesi di cui all'art. 455 c.p. (spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate), per l'integrazione della quale non si richiede l'intesa fra il falsificatore e lo spenditore, ancorché realizzata attraverso l'opera di uno o più mediatori, essendo sufficiente la scienza della falsità al momento dell'acquisto. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 19/11/2008

Cassazione penale sez. V  03 giugno 2010 n. 26189  



 
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